Il Tirreno

Livorno

IN LIBRERIA

Mitiche locandinee il Vernacoliere rimpiange il passato

M. Antonietta Schiavina
Mario Cardinali e una delle celebri locandine del Vernacoliere degli anni Ottanta
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Mario Cardinali e una delle celebri locandine del Vernacoliere degli anni Ottanta

Divertente, pungente, dissacrante, sempre al passo con i tempi, il Vernacoliere, piaccia o no, è un esempio inimitabile di satira, seguito non solo in tutta Italia ma anche all'estero, da un pubblico di ogni età e cultura

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LIVORNO. Lo stesso pubblico che in questi giorni troverà nelle librerie "Il Vernacoliere - tutte le mitiche locandine - Gli anni 80", primo volume di una raccolta delle locandine proposte in 27 anni di vita, illustrato dalle vignette di Max Greggio.
Il libro che sarà presentato oggi alle ore 18, nello spazio della libreria Gaia Scienza (ingresso libero) dall'autore Mario Cardinali, inventore e direttore del mensile labronico.

Cardinali lei dedica il suo libro "a Valter e tutti gli altri crani che collaborano ogni mese a dar vita al Vernacoliere". Ma quanti sono oggi i " crani" che firmano sul suo mensile?
«Una ventina fra insegnanti, medici, filosofi, avvocati, ingegneri e anche qualche operaio: il Vernacoliere, infatti, non ha bandiere. È una rivalsa per tutte le intelligenze critiche».

Vernacoliere uguale livornesità. Com'è cambiata questa caratteristica negli anni Ottanta?
«Ormai la nostra è una mentalità globalizzata e mentre prima il livornese si distingueva per la sua maniera di affrontare la vita con la sua esagerazione, esprimendosi a volte al di là delle proprie possibilità e legando tutto questo alla filosofia del suo vivere alla giornata, oggi è diventato come gli altri- o forse sono gli altri a essere diventati come lui- perché il consumismo ha distrutto certe caratteristiche globalizzandole con il gusto televisivo della battutina generale, dove spesso a fare i comici sono i politici. E l'anti-istituzionalità del livornese, del suo essere cioè anti-palazzo, si è persa in una risata che non è liberatoria, ma televisiva. Così come si perso il gusto della barzelletta, ormai di routine, e quello della conversazione: conversare, infatti, non permette di stare attenti alla tv».

I livornesi hanno perso il gusto di sfottere?
«Si sono messi nel grande solco del gusto generale, che significa vedere certi telefilm e certe fiction, stando a sentire le beceraggini di Maria De Filippi, con la gente che urla e piange: prima il livornese urlava per le litigate e per esprimere il suo spirito, adesso gli altri urlano più di lui ma senza esprimere più niente».

Quali sono oggi i temi più gettonati dal suo giornale?
«Per la politica senz'altro Berlusconi e poi la libertà di giudizio, i poveracci, le tasse, la fame, il caro vita, ma soprattutto l'antimilitarismo, l'anticlericalismo e tutti gli argomenti che trattano il libero pensiero».

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di Redazione web