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Livorno

Intimidazioni

Minacce via Sms al presidente Tdt

Cristiano Meoni
A sinistra lo striscione che è stato affisso la notte tra lunedì e martedì al Palazzo del Portuale a destra Riccardo Boccone
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A sinistra lo striscione che è stato affisso la notte tra lunedì e martedì al Palazzo del Portuale a destra Riccardo Boccone

«Non vendere la poltrona Cpl in Tdt o ti gambizziamo». Riccardo Boccone, dirigente della Compagnia Portuale (appunto la Cpl) e presidente della Tdt, appena ricevuto l'sms minatorio è corso alla polizia e ha fatto la denuncia. Dai primi accertamenti è emerso che il messaggino, che Boccone ha letto martedì alle 13.30 dopo aver riacceso il telefonino che la mattina era spento, è stato inviato da una cabina telefonica

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LIVORNO. «Non vendere la poltrona Cpl in Tdt o ti gambizziamo». Riccardo Boccone, dirigente della Compagnia Portuale (appunto la Cpl) e presidente della Tdt, appena ricevuto l'sms minatorio è corso alla polizia e ha fatto la denuncia. Dai primi accertamenti è emerso che il messaggino, che Boccone ha letto martedì alle 13.30 dopo aver riacceso il telefonino che la mattina era spento, è stato inviato da una cabina telefonica. Il testo ricalca quello dello striscione contro Boccone che era stato affisso nella notte tra lunedì e martedì davanti al Palazzo del Portuale, con un'aggiunta che rende la questione da codice penale. Quel sinistro "ti gambizziamo" che ricorda altri tempi e che ha sconcertato il presidente di Tdt. «E' un linguaggio che non appartiene alla cultura dei portuali. Così come non ci appartiene la modalità dell'anonimato. Se c'è un problema, ce lo diciamo in faccia» dice Boccone. Amareggiato ma anche confortato «dai tanti attestati di solidarietà che ho ricevuto in questi giorni da colleghi portuali e lavoratori di Tdt».
Non c'è molto da indagare sul messaggio. Il movente che ha scaturito la minaccia è esplicito. «Non vendere la poltrona della Compagnia in Tdt» è un chiaro monito a non prendere decisioni contrarie agli interessi della Compagnia Portuale e dei suoi soci. Boccone è presidente della Tdt, indicato dal socio Compagnia Portuale che ha il 50% della società, mentre l'altro 50% è della multinazionale tedesca Conthsip che esprime l'amministratore delegato. Un avvertimento, quello a Boccone, che arriva in un momento non casuale.
«Stiamo cercando di cambiare il terminal e di renderlo più efficiente - dice Boccone - C'è una tendenza a valorizzare la meritocrazia, a introdurre le valutazioni, a operare per obiettivi. Ma non ci si dovrebbe sorprendere, sono cose che si fanno in tutte le aziende. Così come in tutte le aziende c'è un direttore del personale».
Già, il nuovo direttore del personale. L'arrivo di un manager puro, che opererà nello staff dell'amministratore delegato, ha suscitato preoccupazione fra i lavoratori. Che temono che l'azienda voglia introdurre metodi di lavoro più simili a quelli di Spezia, basati su una rigida disciplina e gerarchizzazione dei rapporti. «Timori infondati - risponde Boccone - E a chi dice che la Compagnia sta perdendo il controllo del terminal, rispondo che è tutta una parodia. Il nostro presidio non è in discussione, lo garantiscono i rappresentanti in consiglio d'amministrazione ma ancor più i lavoratori. Certo, spesso dobbiamo ricercare una sintesi con il socio Contship: ma quando l'abbiamo fatto è sempre stato nell'interesse della Compagnia».
Il direttore del personale eserciterà "funzioni" che attualmente sono in capo al direttore amministrativo e al direttore operativo, fra le quali quella di proporre le assunzioni e le promozioni: mentre la delega sul personale, cioè il potere di decisione, resterà in mano all'amministratore delegato Leonardo Martini. «Questo accentramento delle funzioni in un'unica posizione porterà più efficacia, come è intuibile, ma non vi sarà alcun cambiamento nelle politiche di gestione del personale» assicura Boccone. Uno dei problemi aperti è quello dei lavoratori assunti con contratti a termine che sono in scadenza a partire dai primi mesi del 2010. «Vero, ma per quanto ci riguarda non ci sono problemi per la loro riconferma».
E allora? Come spiegare la minaccia se si tratta di «semplici problemi organizzativi?» «Capisco che il nuovo possa creare resistenze al cambiamento ma è incomprensibile il clamore che si è dato alle vicende del terminal negli ultimi mesi». O meglio, è comprensibile «solo in una logica di attacco all'attuale consiglio della Compagnia». Piccole questioni che ne celano di più grandi.

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