Gioco
L'ECONOMIA CHE TIRA
La fabbrica che assume giovani creati 140 posti in pochi mesi
Cristiano Meoni
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A destra Mario Daveggio e Renato Benetti, dirigenti di Mercurio a Livorno, e l’imprenditore Roberto BartoliAssunzioni fatte in pochi mesi, altre decine in programma da gennaio. C’è un’azienda controcorrente a Livorno: è la Mercurio, uno dei big delle bisarche, che spinta dagli ecoincentivi si è messa a installare impianti gpl. I dirigenti dell’azienda spiegano come hanno battuto la crisi
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LIVORNO. «Il lavoro deve rimanere a Livorno. Che soddisfazione vedere questi ragazzi qui». Roberto Bartoli è un imprenditore sui generis: è il proprietario dei capannoni dove la Mercurio - ricevitore e trasportatore di auto nuove - ha impiantato in pochi mesi una nuova attività assumendo 140 persone. «Ragazzi di Livorno che hanno trovato uno sbocco senza muoversi dalla città. Ma il merito è di Mercurio».
Mercurio si è messa a installare impianti di carburante gpl sulle autovetture che vengono sbarcate in porto: auto che poi vengono consegnate con le bisarche alle concessionarie di tutta Italia. Con gli ecoincentivi, che dovrebbero essere confermati per i prossimi due anni, la trasformazione a gpl delle auto è una delle poche attività che regge ai colpi della crisi. E si può ringraziare la lungimiranza di pochi (Italo Piccini prima di tutti) se il porto di Livorno oggi è il primo nel Mediterraneo per i traffici di auto nuove. Un elemento decisivo perchè «le auto vanno trasformate dove vengono ricevute, si evitano così i costi e i rischi del trasferimento su bisarca» dice il responsabile dello stabilimento Mercurio di via Enriques Mario Daveggio.
Si spiega così perchè a Livorno sia fiorito tutto un indotto delle quattro ruote: gli autoparchi del Faldo, dell'Interporto e di via Firenze, la Mtm-Brc a Guasticce, senza considerare il progetto Rossignolo-De Tomaso. E ora anche la Mercurio. Accanto ai 100mila mq di piazzali dove vengono stoccate le autovetture nuove, nei capannoni della Euroterminal della famiglia Bartoli, ad aprile è iniziata un'attività analoga a quella che viene già svolta alla Mtm di Guasticce. Cambiano i marchi automobilistici: qui vengono trasformate le Opel e le Tata. La crescita è stata impetuosa (già 11mila auto trasformate) e il capannone di 5000 metri quadrati attrezzato un po' alla volta non è più sufficiente. La Mercurio sfonderà nel capannone accanto, della stessa proprietà Bartoli, e metterà altre linee di produzione. Da gennaio saranno fatte decine di assunzioni. «Al momento - dice Daveggio - non siano in grado di quantificarle. Ma, certamente, ci svilupperemo. Non si fanno investimenti di questo genere per andarsene via subito dopo».
Il lavoro è su due turni di otto ore (niente notte) e il clima sembra più disteso rispetto alla Mtm. D'altronde sono 40 anni che la Mercurio è presente a Livorno, il rapporto con i portuali della Compagnia è storico, le relazioni sindacali sono consolidate. I giovani vengono assunti con contratti a termine di sei mesi, «fino a qualche mese fa curavamo direttamente la selezione, adesso siamo cresciuti tanto e dobbiamo appoggiarci a un'agenzia» dice Daveggio.
Brillano gli occhi a Roberto Bartoli. «Come Euroterminal abbiamo fortemente voluto questo investimento: il lavoro deve rimanere a Livorno, qui è il porto e qui le auto devono essere trasformate. In un momento di crisi come quello attuale è bello vedere tanti giovani al lavoro».
Mercurio si è messa a installare impianti di carburante gpl sulle autovetture che vengono sbarcate in porto: auto che poi vengono consegnate con le bisarche alle concessionarie di tutta Italia. Con gli ecoincentivi, che dovrebbero essere confermati per i prossimi due anni, la trasformazione a gpl delle auto è una delle poche attività che regge ai colpi della crisi. E si può ringraziare la lungimiranza di pochi (Italo Piccini prima di tutti) se il porto di Livorno oggi è il primo nel Mediterraneo per i traffici di auto nuove. Un elemento decisivo perchè «le auto vanno trasformate dove vengono ricevute, si evitano così i costi e i rischi del trasferimento su bisarca» dice il responsabile dello stabilimento Mercurio di via Enriques Mario Daveggio.
Si spiega così perchè a Livorno sia fiorito tutto un indotto delle quattro ruote: gli autoparchi del Faldo, dell'Interporto e di via Firenze, la Mtm-Brc a Guasticce, senza considerare il progetto Rossignolo-De Tomaso. E ora anche la Mercurio. Accanto ai 100mila mq di piazzali dove vengono stoccate le autovetture nuove, nei capannoni della Euroterminal della famiglia Bartoli, ad aprile è iniziata un'attività analoga a quella che viene già svolta alla Mtm di Guasticce. Cambiano i marchi automobilistici: qui vengono trasformate le Opel e le Tata. La crescita è stata impetuosa (già 11mila auto trasformate) e il capannone di 5000 metri quadrati attrezzato un po' alla volta non è più sufficiente. La Mercurio sfonderà nel capannone accanto, della stessa proprietà Bartoli, e metterà altre linee di produzione. Da gennaio saranno fatte decine di assunzioni. «Al momento - dice Daveggio - non siano in grado di quantificarle. Ma, certamente, ci svilupperemo. Non si fanno investimenti di questo genere per andarsene via subito dopo».
Il lavoro è su due turni di otto ore (niente notte) e il clima sembra più disteso rispetto alla Mtm. D'altronde sono 40 anni che la Mercurio è presente a Livorno, il rapporto con i portuali della Compagnia è storico, le relazioni sindacali sono consolidate. I giovani vengono assunti con contratti a termine di sei mesi, «fino a qualche mese fa curavamo direttamente la selezione, adesso siamo cresciuti tanto e dobbiamo appoggiarci a un'agenzia» dice Daveggio.
Brillano gli occhi a Roberto Bartoli. «Come Euroterminal abbiamo fortemente voluto questo investimento: il lavoro deve rimanere a Livorno, qui è il porto e qui le auto devono essere trasformate. In un momento di crisi come quello attuale è bello vedere tanti giovani al lavoro».
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