Lutto
Drammatica deposizione
Denuncia in aula il suo violentatore
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Sopra, l’avvocato Barbara Luceri; accanto, una foto simbolo della violenza sulle donne; sotto, il pm Massimo Mannucci«Non lo avevo mai detto prima perché mi vergognavo». Lo ha raccontato in aula una giovane ucraina, nella deposizione in un processo per lesioni che così è diventato per violenza e che ha visto condannare il suo aggressore a 6 anni di carcere
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LIVORNO. «Eravamo in auto, e lui mi ha aggredito: prima mi ha picchiato e poi mi ha violentata». Lo ha raccontato in aula una giovane ucraina, nella deposizione in un processo per lesioni che così è diventato per violenza e che ha visto condannare il suo aggressore a 6 anni di carcere.
Ecco come si è concluso, nella giornata di ieri, il processo a carico di un tunisino di 38 anni, Hassen Mahjoubi, che era accusato dapprima di aver causato lesioni ad una sua amica, una donna ucraina di 31 anni, e che poi ha visto appunto variare l'imputazione in quella ben più grave di violenza sessuale.
I fatti in questione si sono svolti nella sera del 21 ottobre del 2004, quando Hassen Mahjoubi si vide con la giovane ucraina, che conosceva già da tempo. La ragazza aveva litigato con il fidanzato e voleva sfogarsi un po' e per questo pensò di passare la serata con l'amico tunisino. I due si videro nella zona della Rotonda: dapprima mangiarono e bevvero qualcosa insieme, poi si apprtarono nell'auto del tunisino nella zona dei Tre Ponti.
A questo punto la ragazza venne aggredita e denunciò la cosa alle forze dell'ordine, che procedettero per lesioni contro il tunisino. Al momento di deporre in aula, però, la giovane immigrata aggravò le sue accuse contro Mahjoubi, spiegando che il tunisino, mentre lei era seduta accanto al posto di guida, la aveva picchiata e le aveva sfilato i jeans per poi usarle violenza. La giovane donna spiegò di non aver raccontato prima questo particolare perché si vergognava.
Ieri l'udienza finale del dibattimento, celebrato davanti al collegio composto dal presidente Antonio Del Forno, con i giudici a latere Antonio Zucconi e Ottavio Mosti. La pubblica accusa, affidata al pm Massimo Mannucci, ha sostenuto la colpevolezza di Hassen Mahjoubi come autore della violenza ai danni della giovane donna, e ha chiesto una condanna a sei anni di reclusione.
La difesa, affidata all'vocato Barbara Luceri, ha invece sostenuto che il racconto dell'ucraina non era credibile, e quindi ha chiesto l'assoluzione per il suo assistito.
Alla fine il tribunale ha emesso il suo verdetto che ha acolto le richieste della pubblica accusa, condannado Hassen Mahjoubi a sei anni di reclusione.
La difesa ha preannunciato che chiederà immediatamente il processo d'appello.
Ecco come si è concluso, nella giornata di ieri, il processo a carico di un tunisino di 38 anni, Hassen Mahjoubi, che era accusato dapprima di aver causato lesioni ad una sua amica, una donna ucraina di 31 anni, e che poi ha visto appunto variare l'imputazione in quella ben più grave di violenza sessuale.
I fatti in questione si sono svolti nella sera del 21 ottobre del 2004, quando Hassen Mahjoubi si vide con la giovane ucraina, che conosceva già da tempo. La ragazza aveva litigato con il fidanzato e voleva sfogarsi un po' e per questo pensò di passare la serata con l'amico tunisino. I due si videro nella zona della Rotonda: dapprima mangiarono e bevvero qualcosa insieme, poi si apprtarono nell'auto del tunisino nella zona dei Tre Ponti.
A questo punto la ragazza venne aggredita e denunciò la cosa alle forze dell'ordine, che procedettero per lesioni contro il tunisino. Al momento di deporre in aula, però, la giovane immigrata aggravò le sue accuse contro Mahjoubi, spiegando che il tunisino, mentre lei era seduta accanto al posto di guida, la aveva picchiata e le aveva sfilato i jeans per poi usarle violenza. La giovane donna spiegò di non aver raccontato prima questo particolare perché si vergognava.
Ieri l'udienza finale del dibattimento, celebrato davanti al collegio composto dal presidente Antonio Del Forno, con i giudici a latere Antonio Zucconi e Ottavio Mosti. La pubblica accusa, affidata al pm Massimo Mannucci, ha sostenuto la colpevolezza di Hassen Mahjoubi come autore della violenza ai danni della giovane donna, e ha chiesto una condanna a sei anni di reclusione.
La difesa, affidata all'vocato Barbara Luceri, ha invece sostenuto che il racconto dell'ucraina non era credibile, e quindi ha chiesto l'assoluzione per il suo assistito.
Alla fine il tribunale ha emesso il suo verdetto che ha acolto le richieste della pubblica accusa, condannado Hassen Mahjoubi a sei anni di reclusione.
La difesa ha preannunciato che chiederà immediatamente il processo d'appello.
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