Il Tirreno

Livorno

DEGRADO ALLA STAZIONE

Viaggio nel vagone della paura "Lì non va neanche la polizia"

Lara Loreti
Viaggio nel vagone della paura "Lì non va neanche la polizia"

Una carrozza abbandonata in stazione e che è diventata rifugio di barboni e sbandati. Nessuno osa avvicinarsi a quel vagone. "E' troppo pericoloso, non vogliamo prenderci una coltellata", dicono i lavoratori della stazione. E anche la polizia gira alla larga dal quel dormitorio improvvisato diventato una zona franca

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LIVORNO. Il vagone della paura giace da mesi su un binario morto in stazione. Nessuno ci si avvicina, nessuno lo pulisce. È in preda a un gruppo di sbandati. E nessuno lo ha rimosso dalla scorsa estate, quando fu al centro di un incidente tra treni in stazione. Due convogli si stavano muovendo, manovrati dai ferrovieri, quando, a causa di un malinteso, la motrice di un convoglio finì contro un’altra carrozza. Da allora, uno di quei vagoni incidentati riposa solitario su una delle rotaie utilizzate per il deposito treni, tra cumuli di ferro e pietre. Da allora, nessuno lo ha più toccato per portarlo via.

I segni dello scontro sono molto evidenti: la parte anteriore della vettura è totalmente distrutta, sventrata. Non si riconosce più il motore, si nota solo un groviglio di tubi e lamiere. Ma nel corpo, il vagone è rimasto intatto, con i vari scompartimenti e i sedili. Qualcuno se n’è accorto e non ha tardato ad approfittare della situazione.

A colonizzare quella carrozza abbandonata, ci ha pensato un gruppo di senzafissadimora. Sfruttando il fatto che è vuota e inutilizzata, queste persone - pare siano dei magrebini - hanno spaccato tutti i vetri dei finestrini, hanno aperto le porte, laddove ci sono riusciti, e si sono sistemati all’interno, utilizzandola come dormitorio. E’ così che il vagone s’è trasformato in un rifugio disperato, che ha fatto gioco a delle persone che vivono di espedienti, che non hanno una casa, non hanno un lavoro, che forse non hanno neppure dei documenti. Gente del cui disagio nessuno si è fatto carico.

«Quella motrice è lì da mesi. Noi non ci andiamo davvero, ma in realtà non ci va nessuno - dicono gli addetti alle pulizie dei treni depositati in stazione - Non ci si avvicina neppure la polizia. Là è terra di nessuno». Qualcuno dice che ad occuparla sia stato un gruppo di persone più aggressive rispetto agli altri barboni, che dormono negli Intercity ed Eurostar che vengono depositati la notte in stazione. Ma almeno quella vettura è abbandonata e non viene messa al servizio dei passeggeri paganti, dopo il passaggio dei clochard. Quello che emerge, ad ogni modo, è una vera lotta ad accaparrarsi un posto, pur sudicio e ai limiti che sia, dove dormire e stabilire la propria “dimora”.

Basta fare un giro all’interno per vedere le tracce evidenti dei bivacchi e soprattutto le condizioni estreme in cui questa gente vive. In un percorso accidentato, tra rotaie e ciottoli, dopo un breve tragitto fra vetri dei finestrini e indumenti abbandonati, si riesce a raggiungere il vagone della paura, che si trova al centro dei binari della stazione. Un fantasma dimenticato e un po’ inquietante, dove si trova di tutto.

La sporcizia vi domina incontrastata: sacchetti pieni di spazzatura occupano i sedili che una volta furono dei passeggeri. E poi ci sono bottiglie vuote, scarpe, calzini, escrementi e rifiuti di ogni genere. I barboni per dormire hanno scelto l’angolo più nascosto e riparato, quello cioè più vicino alla parte incidentata, dove i sedili sono isolati e protetti dai pannelli plastificati. Lì ci sono pezzi di materassi, coperte e giubbotti vecchi usati per coprirsi.

«I barboni raggiungono la carrozza direttamente dalla stazione; più raramente entrano anche da via Masi - racconta chi vive e lavora tra i binari ferroviari - Nessuno gli dice mai nulla perché abbiamo troppa paura. Come si fa ad andare là e rischiare di prendersi una coltellata? E’ troppo pericoloso. Ci vorrebbero dei dormitori». E intanto quella carrozza, che aspetta di esser rimossa, è diventata, per così dire, zona franca.

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di Redazione web