Toscana
PERSONE
A tu per tu con Candreval'unico Antonio del ct
Alessandro Bernini
I consigli di Lippi, il carisma di Buffon, l'amore di Valentina: l'amaranto in azzurro si racconta
3 MINUTI DI LETTURA
Antonio Candreva, l'uomo del giorno del calcio italiano.
«No, no, non scherziamo. I fenomeni sono altri e in questi giorni ne ho visti diversi...».
Modesto ma c'è mezza serie A pronta all'assalto.
«Se mi metto a pensare al mercato, significa che non ho capito nulla».
E invece cosa hai capito?
«Che devo salvare il Livorno. Allora sì che sarà un anno eccezionale».
Aspettando il Mondiale.
«Sognando il Mondiale. Mi sa che suona meglio».
Ci risiamo, modesto. In tv Bagni ha detto: Candreva è un convocato sicuro per il Sudafrica.
«Ho saputo. Qualcuno mi ha anche chiesto se io e Bagni siamo amici. Lo ringrazio ma non ci siamo neanche mai parlati».
Però nei papabili ci sei.
«Sono arrivato in nazionale grazie al Livorno e ai miei compagni. Ora penso a fare bene con la maglia amaranto, altre decisioni non dipendono da me».
Lippi non vuole Cassano e punta su Candreva. Che onore...
«Quando è arrivata la convocazione mi sono detto: se gioco anche qualche minuto, ho coronato un sogno. E invece mi sono ritrovato titolare in due partite, da non credere».
Ma il ct cosa ti ha detto?
«Mi ha dato tanti consigli e indicazioni tattiche. È una persona speciale».
Lui adora "il gruppo".
«Dopo un quarto d'ora di ritiro ho capito che dentro questo spogliatoio c'è un'aria magica. Da Buffon all'ultimo dei magazzinieri. Ho avuto un'accoglienza che non si può neanche immaginare».
Ma Candreva dove nasce?
«Nasce nei portici e nel campetto dell'oratorio di Terni. Ore e ore a giocare».
Anche tu magari figlio di ex calciatore.
«Macchè. Pensa che mio padre Marcello non sa neanche palleggiare».
Magari un fratello...
«Niente, nenche quello. Ho solo una sorella».
E una fidanzata dalla quale dicono non ti stacchi mai.
«Valentina, di Terni pure lei. È tre anni che stiamo insieme. Non potrò mai smettere di ringraziarla per la sua capacità di starmi accanto nei momenti difficili».
Alla faccia delle veline.
«Non mi interessano».
Neanche le Ferrari?
«No, neanche quelle. Preferisco un bel film al cinema».
Saresti il giocatore modello per Mourinho. Lui ce l'ha coi bamboccioni del calcio.
«Non giudico, ognuno fa la sua vita. Io di solito alle otto di sera sono già a casa in pigiama».
Con la televisione sintonizzata su..?
«Sky sport 24, canale 200. Finchè non arriva Valentina».
Che cambia canale.
«Bravo. Ma questo mi sa che è un problema comune di molti uomini...».
Un problema comune di molti calciatori, si è invece scoperto, è la depressione.
«Già. Mi ritengo fortunato, anche se pure io ho avuto dei momenti neri nella mia carriera».
Ad esempio?
«A Udine, due anni fa. Pensavo di essere sul punto di sbocciare come calciatore, invece mi sono ritrovato ad allenarmi da solo senza quasi mai giocare. Feci tre presenze, spiccioli di partita».
Ma avevi solo 20 anni...
«È vero però avevo delle brutte sensazioni. Non che abbia pensato di lasciare il calcio ma ci stavo male, mi sentivo dentro un tunnel».
E come ci sei uscito?
«Grazie alla mia ragazza, ai miei genitori, e al Livorno. Mi hanno mandato in prestito e qui ho ritrovato la gioia di giocare a calcio».
Spinelli di te ha detto: quel ragazzo mi piace proprio, non ha neanche un tatuaggio...
«Il presidente è fantastico, mi ha anche chiamato quando ero in nazionale. Però, non vorrei deluderlo, ma i tatuaggi ce li ho anch'io...».
Ah sì?
«Sì, due, ma abbastanza nascosti. Magari uno sfizio me lo concedete?»
«No, no, non scherziamo. I fenomeni sono altri e in questi giorni ne ho visti diversi...».
Modesto ma c'è mezza serie A pronta all'assalto.
«Se mi metto a pensare al mercato, significa che non ho capito nulla».
E invece cosa hai capito?
«Che devo salvare il Livorno. Allora sì che sarà un anno eccezionale».
Aspettando il Mondiale.
«Sognando il Mondiale. Mi sa che suona meglio».
Ci risiamo, modesto. In tv Bagni ha detto: Candreva è un convocato sicuro per il Sudafrica.
«Ho saputo. Qualcuno mi ha anche chiesto se io e Bagni siamo amici. Lo ringrazio ma non ci siamo neanche mai parlati».
Però nei papabili ci sei.
«Sono arrivato in nazionale grazie al Livorno e ai miei compagni. Ora penso a fare bene con la maglia amaranto, altre decisioni non dipendono da me».
Lippi non vuole Cassano e punta su Candreva. Che onore...
«Quando è arrivata la convocazione mi sono detto: se gioco anche qualche minuto, ho coronato un sogno. E invece mi sono ritrovato titolare in due partite, da non credere».
Ma il ct cosa ti ha detto?
«Mi ha dato tanti consigli e indicazioni tattiche. È una persona speciale».
Lui adora "il gruppo".
«Dopo un quarto d'ora di ritiro ho capito che dentro questo spogliatoio c'è un'aria magica. Da Buffon all'ultimo dei magazzinieri. Ho avuto un'accoglienza che non si può neanche immaginare».
Ma Candreva dove nasce?
«Nasce nei portici e nel campetto dell'oratorio di Terni. Ore e ore a giocare».
Anche tu magari figlio di ex calciatore.
«Macchè. Pensa che mio padre Marcello non sa neanche palleggiare».
Magari un fratello...
«Niente, nenche quello. Ho solo una sorella».
E una fidanzata dalla quale dicono non ti stacchi mai.
«Valentina, di Terni pure lei. È tre anni che stiamo insieme. Non potrò mai smettere di ringraziarla per la sua capacità di starmi accanto nei momenti difficili».
Alla faccia delle veline.
«Non mi interessano».
Neanche le Ferrari?
«No, neanche quelle. Preferisco un bel film al cinema».
Saresti il giocatore modello per Mourinho. Lui ce l'ha coi bamboccioni del calcio.
«Non giudico, ognuno fa la sua vita. Io di solito alle otto di sera sono già a casa in pigiama».
Con la televisione sintonizzata su..?
«Sky sport 24, canale 200. Finchè non arriva Valentina».
Che cambia canale.
«Bravo. Ma questo mi sa che è un problema comune di molti uomini...».
Un problema comune di molti calciatori, si è invece scoperto, è la depressione.
«Già. Mi ritengo fortunato, anche se pure io ho avuto dei momenti neri nella mia carriera».
Ad esempio?
«A Udine, due anni fa. Pensavo di essere sul punto di sbocciare come calciatore, invece mi sono ritrovato ad allenarmi da solo senza quasi mai giocare. Feci tre presenze, spiccioli di partita».
Ma avevi solo 20 anni...
«È vero però avevo delle brutte sensazioni. Non che abbia pensato di lasciare il calcio ma ci stavo male, mi sentivo dentro un tunnel».
E come ci sei uscito?
«Grazie alla mia ragazza, ai miei genitori, e al Livorno. Mi hanno mandato in prestito e qui ho ritrovato la gioia di giocare a calcio».
Spinelli di te ha detto: quel ragazzo mi piace proprio, non ha neanche un tatuaggio...
«Il presidente è fantastico, mi ha anche chiamato quando ero in nazionale. Però, non vorrei deluderlo, ma i tatuaggi ce li ho anch'io...».
Ah sì?
«Sì, due, ma abbastanza nascosti. Magari uno sfizio me lo concedete?»
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