Gioco
TERRAZZA MASCAGNI
Stop ai graffiti sui monumentiscrivete sul nostro muro virtuale
Danilo Fastelli
Mentre la città cerca di ripulire i suoi monumenti imbrattati dagli autori di scritte e graffiti i ragazzi discutono di questa moda. Per qualcuno le scritte su muri e monumenti si fanno per divertimento o per noia. Per Bianca, 17 anni, che più che altro è per fare una sorpresa alla fidanzata. E per far vedere a tutti i propri messaggi si colpisce in luoghi frequentatissimi come la Terrazza Mascagni. ma c'è anche un altro metodo per farsi sentire. Per bloccare questi "scempi" il Tirreno mette a disposizione un muro virtuale per mandare i vostri messaggi
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «I ragazzi se ne fregano della Terrazza Mascagni». Ma subito dopo averlo detto, Beatrice, liceale di 16 anni, si accorge che a generalizzare sui giovani stavolta è stata lei. Sul lungomare è tutto un viavai di gente che fa jogging, mamme col passeggino, anziani, immigrati. I ragazzi si danno appuntamento in un angolo un po’ in disparte, accanto all’acquario, soprattutto la sera. Qui tra zainetti e motorini, padellini colorati con gli uniposca, qualche sigaretta, un gruppo di amici prova ad analizzare le scritte che sfregiano i marmi del monumento simbolo della città.
Chi scrive. «A sporcare sono i ragazzini di 12-14 anni», dice Beatrice. E sull’età media del writer dei ti-amo i ragazzi intervistati (che ne hanno tra i 14 e 18) sembrano tutti d’accordo.
Perché. Per Beatrice lo si fa per divertimento o per noia. Anche per Gianluca, 16 anni, lo fanno senza un motivo. Risponde Bianca, 17 anni, che più che altro è per fare una sorpresa alla fidanzata. Anche lei l’ha ricevuta, sul muro davanti casa: «Sei bellissima». Ad Alessandra, 16 anni, la scritta gliel’ha fatta trovare l’ex dalle parti dell’Ipercoop - “I’ll be waiting for you forever” - ma non è servita a farle cambiare idea: «Anzi se prima mi sembrava un cretino, poi non ho avuto più dubbi».
A Livorno se non sporcano un muro per te, non sei nessuno: nove ragazzi su dieci dichiarano di essere stati destinatari di una scritta. Nessuno di loro, però, ammette di aver mai scritto nulla.
Dove. «Se non sotto casa - spiega Alessandra - si sceglie un posto frequentato così tutti possono leggere». «Oppure - dice Bianca - scrivi nel punto del primo bacio, in un luogo che ha un significato».
La foto. «E poi gli fai una foto col telefonino e la mandi alla ragazza: guarda che t’ho scritto», spiega Giada, 14 anni. Il brutto dell’imbrattamento amoroso è che non si conclude con lo sfogo murale, ma si prolunga fino al momento della delusione. «Quando la storia finisce - spiega ancora Alessandra - vanno a cancellare le parole». Oppure le sostituiscono con versi meno poetici. Così il sudicio decora lo sporco.
Problema e soluzione. «Servono le telecamere», dice Mattia, 18 anni. «Basterebbe una pattuglia», pensa Sofia, di 16. E Matteo, 17 anni, aggiunge che «qui la sera è diventato un posto anche malfrequentato, spacciano e ci sono un sacco di ubriaconi». Ed «è un peccato - si lamenta Chiara, 16 anni - proprio di fronte al Palazzo. Che immagine diamo ai turisti?». Mirco, 17 anni, nota che in molte città turistiche le scritte non ci sono, e dice che «prima non ce ne erano così tante. È una moda dei più piccoli». «La soluzione non c’è - dice con tono definitivo Gianluca - tanto qui a Livorno ognuno fa come gli pare».
La colpa? È di babbo. «I ragazzini di oggi non conoscono il valore delle cose - il volto di Mattia si fa solenne - hanno il motorino, il cellulare, i vestiti firmati. E un sacco di libertà. La colpa è dei genitori». Questa opinione fa presa. Beatrice è convinta che se uno di loro mostrasse al genitore la foto della scritta inviata alla ragazza, il babbo livornese gli direbbe: «Bravo, l’hai fatta contenta». Altra generalizzazione, ma questa fa davvero male.
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Chi scrive. «A sporcare sono i ragazzini di 12-14 anni», dice Beatrice. E sull’età media del writer dei ti-amo i ragazzi intervistati (che ne hanno tra i 14 e 18) sembrano tutti d’accordo.
Perché. Per Beatrice lo si fa per divertimento o per noia. Anche per Gianluca, 16 anni, lo fanno senza un motivo. Risponde Bianca, 17 anni, che più che altro è per fare una sorpresa alla fidanzata. Anche lei l’ha ricevuta, sul muro davanti casa: «Sei bellissima». Ad Alessandra, 16 anni, la scritta gliel’ha fatta trovare l’ex dalle parti dell’Ipercoop - “I’ll be waiting for you forever” - ma non è servita a farle cambiare idea: «Anzi se prima mi sembrava un cretino, poi non ho avuto più dubbi».
A Livorno se non sporcano un muro per te, non sei nessuno: nove ragazzi su dieci dichiarano di essere stati destinatari di una scritta. Nessuno di loro, però, ammette di aver mai scritto nulla.
Dove. «Se non sotto casa - spiega Alessandra - si sceglie un posto frequentato così tutti possono leggere». «Oppure - dice Bianca - scrivi nel punto del primo bacio, in un luogo che ha un significato».
La foto. «E poi gli fai una foto col telefonino e la mandi alla ragazza: guarda che t’ho scritto», spiega Giada, 14 anni. Il brutto dell’imbrattamento amoroso è che non si conclude con lo sfogo murale, ma si prolunga fino al momento della delusione. «Quando la storia finisce - spiega ancora Alessandra - vanno a cancellare le parole». Oppure le sostituiscono con versi meno poetici. Così il sudicio decora lo sporco.
Problema e soluzione. «Servono le telecamere», dice Mattia, 18 anni. «Basterebbe una pattuglia», pensa Sofia, di 16. E Matteo, 17 anni, aggiunge che «qui la sera è diventato un posto anche malfrequentato, spacciano e ci sono un sacco di ubriaconi». Ed «è un peccato - si lamenta Chiara, 16 anni - proprio di fronte al Palazzo. Che immagine diamo ai turisti?». Mirco, 17 anni, nota che in molte città turistiche le scritte non ci sono, e dice che «prima non ce ne erano così tante. È una moda dei più piccoli». «La soluzione non c’è - dice con tono definitivo Gianluca - tanto qui a Livorno ognuno fa come gli pare».
La colpa? È di babbo. «I ragazzini di oggi non conoscono il valore delle cose - il volto di Mattia si fa solenne - hanno il motorino, il cellulare, i vestiti firmati. E un sacco di libertà. La colpa è dei genitori». Questa opinione fa presa. Beatrice è convinta che se uno di loro mostrasse al genitore la foto della scritta inviata alla ragazza, il babbo livornese gli direbbe: «Bravo, l’hai fatta contenta». Altra generalizzazione, ma questa fa davvero male.
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