Gioco
SCANDALO TERRENI D'ORO
Bloccato un affare sospetto 8 milioni per area valutata 3
Cristiano Meoni
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L’area Montefiori, adiacente a quella dell’affare incompiutoGli atti dell'inchiesta sulle aree acquistate dall'Autorità Portuale a prezzi maggiorati portano alla luce altri retroscena: un affare incompiuto che prende le mosse a fine 2003, dopo che era stata comprata a peso d'oro un'area confinante della stessa proprietà Immobiliare Montefiori. Per Canessa, perito della controparte e in palese conflitto d'interessi, pronto un milione. Poi lo stop del Catasto di Cristiano Meoni
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LIVORNO. C'avevano riprovato. L'Autorità Portuale stava per acquistare a prezzo maggiorato un'altra area, sempre a Collesalvetti, di proprietà del gruppo Vitarelli. E il perito incaricato dall'Authority, Roberto Canessa, aveva già concordato con la proprietà una mediazione del 12 per cento, circa 1 milione di euro. L'affare era stato anche approvato dal comitato portuale ma poi non se ne fece nulla. Sia perchè l'Ufficio Tecnico Erariale aveva successivamente ritenuto «non congruo» il prezzo proposto - 8.189.000 euro rispetto a una propria stima di 3.645.000 euro - sia perchè nel frattempo erano finiti i fondi statali per l'acquisto delle aree. O forse anche perchè il "dominus" della situazione, Aldo Beccani, segretario generale dell'Autorità Portuale, non poteva più seguire la pratica essendo andato in pensione (aprile 2005).
Gli atti dell'inchiesta sulle aree acquistate dall'Autorità Portuale a prezzi maggiorati portano alla luce altri retroscena: un affare incompiuto che prende le mosse a fine 2003, dopo che era stata comprata a peso d'oro un'area confinante della stessa proprietà Immobiliare Montefiori.
Incurante di essere il perito della controparte Autorità Portuale, in palese conflitto d'interessi, il 6 ottobre 2003 l'ingegner Canessa riceve dalla Immobiliare Montefiori l'incarico di vendere l'area che d'ora in poi definiremo "ex Toyo" (vi era fino a poco tempo fa un magazzino di pneumatici). La società chiede 8 milioni e mezzo e offre una mediazione del 12%. E dopo una trattativa lampo, ci si accorda per un prezzo di 8.189.000 euro. La pratica viene istruita dal dirigente della Port Authority Beccani e portata in comitato portuale dove, il 21 maggio 2004, riceve l'ok. Il comitato portuale dà mandato al commissario Bruno Lenzi di procedere agli atti per la stipula del contratto. Due membri, Bianconi e Parigi, non partecipano al voto mentre quattro si astengono (Barontini, Nocchi, Menicucci e Conti).
Qualcuno fiuta puzza di bruciato. Forse è anche per questo che, come ha raccontato Bruno Lenzi ai finanzieri, il sottosegretario ai trasporti Di Virgilio gli chiede di sottoporre tre operazioni immobiliari a un "parere di congruità" dell'Ufficio Tecnico Erariale: l'acquisto dell'area ex Veroni, l'acquisto dell'area Carpensalda sullo scolmatore e quello dell'area ex Toyo a Collesalvetti. E Lenzi, diligentemente, interessa l'Ute.
L'esito della verifica viene consegnato alla Port Authority il 21 febbraio 2005 ed è clamoroso. Il tecnico dell'Ute, De Vito, ha calcolato valori immobiliari che si discostano di parecchio da quelli indicati dal perito dell'Authority. Secondo l'Ute, l'area ex Veroni - pagata 8 milioni - non vale più di 5.540.000 euro, con uno scostamento del 34%. Di più: l'area Carpensalda, che l'Autorità Portuale avrebbe dovuto comprare per 4.753.000 euro, viene valutata dall'Ute 2.050.000 euro (-56%) mentre l'area ex Toyo, con acquisto già deliberato dal comitato portuale per 8.189.000 euro, viene stimata 3.645.000 euro (-55%). L'Ute, in conclusione, non rilascia il parere di congruità.
E ora? Come uscirne? La relazione di De Vito getta lo scompiglio negli uffici della Port Authority, tanto che - secondo quanto è scritto nei verbali - Beccani commenta: «A questo punto acquisti non formalizzati con atto notarile conviene non farli».
Lenzi chiede ai periti Del Ghianda e Canessa un supplemento di perizia sulle tre aree che viene redatto e consegnato all'Ute il 19 aprile e che non apporta sostanziali novità. Il valore delle due aree ancora da comprare viene leggermente diminuito (ex Toyo 7.820.000 -4 per cento e Carpensalda 4.594.000 -3 per cento) mentre viene sensibilmente aumentato quello dell'ex Veroni (da 8 a 9,4 milioni). Ma tanto quest'ultimo affare era già concluso e i soldi già versati.
Il parere di congruità non arriva ugualmente e - nonostante una lettera del direttore dell'Agenzia del territorio Mario Spinosa che offre all'Authority ampi margini di manovra - la compravendita non si sblocca. I fondi statali sembrano essere finiti, Beccani è appena andato in pensione e l'affare resta incompiuto.
Gli atti dell'inchiesta sulle aree acquistate dall'Autorità Portuale a prezzi maggiorati portano alla luce altri retroscena: un affare incompiuto che prende le mosse a fine 2003, dopo che era stata comprata a peso d'oro un'area confinante della stessa proprietà Immobiliare Montefiori.
Incurante di essere il perito della controparte Autorità Portuale, in palese conflitto d'interessi, il 6 ottobre 2003 l'ingegner Canessa riceve dalla Immobiliare Montefiori l'incarico di vendere l'area che d'ora in poi definiremo "ex Toyo" (vi era fino a poco tempo fa un magazzino di pneumatici). La società chiede 8 milioni e mezzo e offre una mediazione del 12%. E dopo una trattativa lampo, ci si accorda per un prezzo di 8.189.000 euro. La pratica viene istruita dal dirigente della Port Authority Beccani e portata in comitato portuale dove, il 21 maggio 2004, riceve l'ok. Il comitato portuale dà mandato al commissario Bruno Lenzi di procedere agli atti per la stipula del contratto. Due membri, Bianconi e Parigi, non partecipano al voto mentre quattro si astengono (Barontini, Nocchi, Menicucci e Conti).
Qualcuno fiuta puzza di bruciato. Forse è anche per questo che, come ha raccontato Bruno Lenzi ai finanzieri, il sottosegretario ai trasporti Di Virgilio gli chiede di sottoporre tre operazioni immobiliari a un "parere di congruità" dell'Ufficio Tecnico Erariale: l'acquisto dell'area ex Veroni, l'acquisto dell'area Carpensalda sullo scolmatore e quello dell'area ex Toyo a Collesalvetti. E Lenzi, diligentemente, interessa l'Ute.
L'esito della verifica viene consegnato alla Port Authority il 21 febbraio 2005 ed è clamoroso. Il tecnico dell'Ute, De Vito, ha calcolato valori immobiliari che si discostano di parecchio da quelli indicati dal perito dell'Authority. Secondo l'Ute, l'area ex Veroni - pagata 8 milioni - non vale più di 5.540.000 euro, con uno scostamento del 34%. Di più: l'area Carpensalda, che l'Autorità Portuale avrebbe dovuto comprare per 4.753.000 euro, viene valutata dall'Ute 2.050.000 euro (-56%) mentre l'area ex Toyo, con acquisto già deliberato dal comitato portuale per 8.189.000 euro, viene stimata 3.645.000 euro (-55%). L'Ute, in conclusione, non rilascia il parere di congruità.
E ora? Come uscirne? La relazione di De Vito getta lo scompiglio negli uffici della Port Authority, tanto che - secondo quanto è scritto nei verbali - Beccani commenta: «A questo punto acquisti non formalizzati con atto notarile conviene non farli».
Lenzi chiede ai periti Del Ghianda e Canessa un supplemento di perizia sulle tre aree che viene redatto e consegnato all'Ute il 19 aprile e che non apporta sostanziali novità. Il valore delle due aree ancora da comprare viene leggermente diminuito (ex Toyo 7.820.000 -4 per cento e Carpensalda 4.594.000 -3 per cento) mentre viene sensibilmente aumentato quello dell'ex Veroni (da 8 a 9,4 milioni). Ma tanto quest'ultimo affare era già concluso e i soldi già versati.
Il parere di congruità non arriva ugualmente e - nonostante una lettera del direttore dell'Agenzia del territorio Mario Spinosa che offre all'Authority ampi margini di manovra - la compravendita non si sblocca. I fondi statali sembrano essere finiti, Beccani è appena andato in pensione e l'affare resta incompiuto.
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