Il Tirreno

Livorno

Sei precarie del Comune chiedono il posto fisso

Elisa Sironi
Il Comune: la Cgil chiede chiarezza sulla situazione dei precari
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Il Comune: la Cgil chiede chiarezza sulla situazione dei precari

La Cgil sul piede di guerra: «Ci costringeranno a ricorrere al giudice del lavoro»

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LIVORNO. Chiedono la stabilizzazione, come già avvenuto per alcuni loro colleghi negli anni passati, ma in sede di conciliazione, in seno al collegio della direzione provinciale del lavoro, lo scorso 29 ottobre, il Comune si è chiuso a riccio.
A finire in un tunnel senza luce sono sei donne, tra i 30 e 40 anni, precarie dal 2007 e al sindaco Cosimi (col quale dovrebbero incontrarsi forse oggi) lanciano un appello perché l'amministrazione torni sui suoi passi. In mano hanno un contratto a tempo determinato con il Comune e lavorano tutte all'Ufficio entrate e patrimonio. Il contratto, dopo l'unica possibile proroga già avvenuta più o meno due anni fa, scadrà alla fine di aprile, senza alcuna possibilità di rinnovo. L'unica soluzione è che l'amministrazione intraprenda una sorta di sanatoria. Le Finanziarie 2007 e 2008 offrivano infatti la possibilità di stabilizzare i dipendenti pubblici attraverso una prova selettiva dedicata. Il decreto anticrisi del governo ha allargato le maglie temporali per questo tipo di stabilizzazione fino al 2012, cosicché, spiega Marco Menicucci, segretario della Funzione pubblica Cgil, anche chi all'epoca delle finanziarie non aveva i requisiti dei tre anni di servizio, adesso ha diritto ad accedere alla procedura speciale.
Ma stavolta Palazzo Civico non è sceso a patti. Tradotto per le precarie, significa dover ricorrere al giudice del lavoro, attendere i tempi di giudizio della magistratura e sostenerne i costi nel momento in cui verrà meno lo stipendio.
«Non capiamo il perché di questa discriminazione», tuona Menicucci. «Il giudice del lavoro ci darà senz'altro ragione - spiega - si tratta di casi fotocopia rispetto a quelli del biennio 2007-2008. In quegli anni il Comune ha stabilizzato sedici lavoratori precari, applicando anche in modo estensivo la normativa. Perché adesso no?»
Al buio dell'imminente perdita del lavoro si somma anche il dispiacere per un investimento formativo che andrà perso. «Il nostro dirigente ci ha formate come fossimo a tempo indeterminato - parla a nome di tutte Angela Lizza - abbiamo ricevuto anche diversi plausi».
Impiegate tutte al front office, ci tengono a evidenziare come il servizio alla cittadinanza senza il loro apporto (anche solo dal punto di vista numerico) ne risentirà. Oltre al fatto che, confessano, «ci siamo sentite parte di questa pubblica amministrazione. E ora fa male essere accantonate».
Anche il gruppo consiliare Prc-Pdci interviene sulla vicenda. E, ricordando come queste operatrici «abbiano ormai acquisito una grande professionalità», auspicano che per la loro situazione possa esserci «una risoluzione positiva».

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