Il Tirreno

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Blitz dei Nas a ortopedia indagine su protesi e ricoveri

Andrea Lazzeri, Lara Loreti

Arrivano i Nas nel reparto ospedaliero di ortopedia. Da giorni i carabinieri del Nucleo antisofisticazioni stanno passando al setaccio i fascicolo. La loro indagine, appena agli inizi, sembrerebbe dirigersi su tre elementi essenziali: le liste delle prenotazioni, l’acquisto di materiale sanitario, l’uso del personale. Sono gli stessi fronti sui quali da qualche mese, prima dell’arrivo dei Nas, aveva aperto una verifica anche la direzione sanitaria dell’Asl

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LIVORNO. Da giorni i carabinieri scartabellano tra i fascicoli del reparto di ortopedia, l’unità operativa diretta da Mario Spinelli, uno dei nomi storici della sanità cittadina, professionista di grande peso nell’ospedale. I militari sono quelli del reparto Nas, specialisti in indagini amministrative. Per tre volte hanno varcato la soglia degli uffici, facendosi consegnare faldoni che contengono richieste di materiale sanitario, calendari degli appuntamenti dati ai pazienti, relazioni degli interventi e delle operazioni compiute in sala chirurgica.

Lo stanno facendo con discrezione, sempre vestiti in borghese e senza dare troppo nell’occhio com’è nel loro stile, soprattutto quando l’indagine è solo agli inizi. Fino ad ora si sono limitati a prendere in consegna documenti senza mettere a verbale dichiarazioni. Ma siamo solo ai primi passi.

Per ora, le ricerche sono focalizzate su tre aspetti principali: le liste delle prenotazioni, l’acquisto di materiale sanitario, l’uso del personale. Sono gli stessi fronti sui quali da qualche mese, prima dell’arrivo dei Nas, aveva aperto una verifica anche la direzione sanitaria dell’Asl, seguendo un’esplicita direttiva del direttore generale Monica Calamai. Ma le coincidenze non finiscono qui: sia dentro l’ospedale che tra i carabinieri non si fa mistero che l’intervento degli investigatori sia scattato dopo il comunicato stampa col quale la direzione Asl sottolineava alcune anomalie nell’organizzazione di ortopedia.

Una presa di posizione pubblica che aveva stupito tutti: non ci sono precedenti nella storia della sanità livornese di un direttore che critica a mezzo stampa un primario, mettendone in dubbio il buon operato manageriale. Scriveva Monica Calamai: «L’ospedale non è una clinica privata».

Scatta l’indagine. Il comunicato scatena un interesse negli inquirenti, che decidono di vederci più chiaro. Così, qualche giorno dopo, una squadra in borghese del Nas si presenta in viale Alfieri e nelle altre sedi dell’azienda sanitaria per accertamenti.

L’acquisto di protesi. È uno dei punti di maggiore impatto sui bilanci dell’ospedale. Alcune protesi costano diverse decine di migliaia di euro. La procedura per valutare il prezzo di una protesi da impiantare su un paziente non è semplice. Fino a qualche mese fa lasciava spazio a una forte discrezionalità. In pratica il medico decideva il tipo di supporto da impiantare, ne stabiliva le caratteristiche adatte al fisico del malato, lo faceva ordinare alla casa produttrice e lo metteva.

I contabili dell’Asl, di fatto, pagavano quando arrivava la fattura, quando le verifiche sulla congruità del prezzo e dell’ordine erano molto complicate e frammentate. L’artrivo del nuovo direttore generale ha comportato anche un nuovo sistema: in pratica le ditte che forniscono le protesi vengono selezionate secondo criteri oggettivi, dichiarano che tipo di prodotti e a quali prezzi li mettono a disposizione dell’Asl e il professionista solo a quel punto può scegliere cosa far acquistare.

Tutto è informatizzato e dalla ragioneria della direzione con un semplice click sul computer hanno sotto controllo la situazione sulla quantità di materiale comprato, quello utilizzato e i costi sostenuti. L’Asl ha chiesto a Spinelli relazioni dettagliate su quanto accadeva in precedenza. Quasi certo che anche i Nas vogliano leggerle.

Il precedente. Qualche tempo fa, prima dell’estate, la direzione Asl ha rivolto analoghe richieste sull’acquisto e sull’uso delle protesi per gli occhi. La vicenda, allora, riguardò il primario di oculistica Alberto Da Napoli che, però, dopo poco tempo andò in pensione e abbandonò l’ospedale.

Le liste d’attesa. Sono uno dei punti focali su cui, in base a quanto è dato sapere in queste prime e delicatissime fasi dell’inchiesta, gli investigatori stanno lavorando. In pratica lo scopo è capire se siano stati rispettati le liste e i tempi di attesa (regolati dalla legge), e quindi se ci sia corrispondenza tra gli elenchi delle prenotazioni e gli interventi effettivamente svolti. Per far questo, è necessario un controllo incrociato con i dati del Cup, il Centro unico prenotazioni dell’Asl e la lettura di qualche agenda scritta a mano. Un lavoro complesso che certamente richiederà del tempo. Nel caso in cui risultino delle incongruenze, sarà compito degli inquirenti accertare se le irregolarità siano dovute a necessità oggettive, oppure a una cattiva gestione di carattere amministrativo, oppure se dietro ci sia qualcos’altro.

Sarebbe all’analisi degli investigatori anche la regolarità delle consulenze specialistiche: è possibile che all’interno delle mura ospedaliere gli specialisti abbiano invogliato i pazienti a rivolgersi alla libera professione con la scusa di ridurre le attese? Ovviamente questi sono interrogativi ed ipotesi che solo l’indagine potrà chiarire.

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