Gioco
VERTICE CON LA REGIONE
Fatturati in picchiatale aziende appese solo al filo del credito
Juna Goti
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In alto: l’intervento di Roberto Nardi presidente della Camera di commercioSe il fatturato cala e chi deve pagare (compresi gli enti pubblici) lo fa in ritardo, alle aziende non resta che bussare alle banche. Ma in tempi di magra ottenere il credito sta diventando sempre più difficile: a Livorno decine di imprese rischiano di morire. A lanciare l'allarme sono associazioni di categoria e sindacati
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LIVORNO. Se il fatturato cala e chi deve pagare (compresi gli enti pubblici) lo fa in ritardo, alle aziende non resta che bussare alle banche. Ma in tempi di magra ottenere il credito sta diventando sempre più difficile: a Livorno decine di imprese rischiano di morire. A lanciare l'allarme sono associazioni di categoria e sindacati.
Lo hanno fatto ieri a Palazzo Civico incontrando i consiglieri regionali della commissione attività produttive presieduta da Vittorio Bugli (Pd). Il primo sos è quello di Roberto Nardi, presidente della Camera di Commercio: «Da luglio a oggi abbiamo ricevuto 300 richieste di accesso al credito, attraverso la convenzione che permetterà alle banche di redistribuire 7 milioni attraverso prestiti da 50 a 150mila euro. Ma questo non è sufficiente».
Un'indagine di Unioncamere Toscana mostra come, negli ultimi mesi, il 55% delle imprese livornesi abbia visto crollare (anche dell'80%) fatturato e ordini: sia gli imprenditori (uno su 4) che i fornitori (almeno il 20%) hanno chiesto un allungamento dei termini di pagamento. Ed ecco entrare in gioco le banche: chi soffre di più è il settore manifatturiero (soprattutto la meccanica), a pesare come un macigno sugli imprenditori è quasi sempre la richiesta di maggiori garanzie. Ma non solo: gli industriali si lamentano anche per gli enormi crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione. «Le aziende muoiono schiacciate dal patto di stabilità», gridano Confcommercio e Cna.
Marco Susini (interporto) invita a investire sulle infrastrutture: in primis, i collegamenti ferroviari dell'interporto («è cantierabile il primo lotto costato 26 milioni per gli interventi sulla viabilità») e la navigabilità dello Scolmatore. Ma per Amadio, consigliera regionale Pdl, è «una cattedrale nel deserto che manca di raccordi strutturali».
Accelerare gli investimenti, sottolineano Simonetta Bagnoli (Cgil) e Sergio Fondi (Cisl): tanto più necessario «se si considera che in tutta la provincia ci sono oltre 6mila lavoratori in cassa integrazione». E sulla tenuta degli ammortizzatori, già in fase di deroga, fioriscono su tutti i fronti forti perplessità. «La sfida - chiude Cosimi - è puntare sull'innovazione e sulla capacità di attrarre capitale di rischio, sapendo che il pubblico, da solo, non può dare tutte le risposte». Dall'assessore provinciale Piero Nocchi arriva, invece, l'invito a lavorare insieme: a «creare quella cultura della sinergia che a Livorno manca ancora».
Lo hanno fatto ieri a Palazzo Civico incontrando i consiglieri regionali della commissione attività produttive presieduta da Vittorio Bugli (Pd). Il primo sos è quello di Roberto Nardi, presidente della Camera di Commercio: «Da luglio a oggi abbiamo ricevuto 300 richieste di accesso al credito, attraverso la convenzione che permetterà alle banche di redistribuire 7 milioni attraverso prestiti da 50 a 150mila euro. Ma questo non è sufficiente».
Un'indagine di Unioncamere Toscana mostra come, negli ultimi mesi, il 55% delle imprese livornesi abbia visto crollare (anche dell'80%) fatturato e ordini: sia gli imprenditori (uno su 4) che i fornitori (almeno il 20%) hanno chiesto un allungamento dei termini di pagamento. Ed ecco entrare in gioco le banche: chi soffre di più è il settore manifatturiero (soprattutto la meccanica), a pesare come un macigno sugli imprenditori è quasi sempre la richiesta di maggiori garanzie. Ma non solo: gli industriali si lamentano anche per gli enormi crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione. «Le aziende muoiono schiacciate dal patto di stabilità», gridano Confcommercio e Cna.
Marco Susini (interporto) invita a investire sulle infrastrutture: in primis, i collegamenti ferroviari dell'interporto («è cantierabile il primo lotto costato 26 milioni per gli interventi sulla viabilità») e la navigabilità dello Scolmatore. Ma per Amadio, consigliera regionale Pdl, è «una cattedrale nel deserto che manca di raccordi strutturali».
Accelerare gli investimenti, sottolineano Simonetta Bagnoli (Cgil) e Sergio Fondi (Cisl): tanto più necessario «se si considera che in tutta la provincia ci sono oltre 6mila lavoratori in cassa integrazione». E sulla tenuta degli ammortizzatori, già in fase di deroga, fioriscono su tutti i fronti forti perplessità. «La sfida - chiude Cosimi - è puntare sull'innovazione e sulla capacità di attrarre capitale di rischio, sapendo che il pubblico, da solo, non può dare tutte le risposte». Dall'assessore provinciale Piero Nocchi arriva, invece, l'invito a lavorare insieme: a «creare quella cultura della sinergia che a Livorno manca ancora».
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