Il Tirreno

Livorno

NEUROPSICHIATRIA INFANTILE: LA DENUNCIA

Villa Porcelli rischia il ko

Gianluca della Maggiore
A sinistra: il centro di via San Gaetano. Sopra: i fabbricati diroccati nel parco. Sotto: rottami abbandonati
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A sinistra: il centro di via San Gaetano. Sopra: i fabbricati diroccati nel parco. Sotto: rottami abbandonati

«Più di un mese fa abbiamo chiesto un incontro con il direttore generale dell'Asl Monica Calamai, ma nessuno ci ha mai risposto, nonostante i ripetuti solleciti. Il centro di Villa Porcelli per la terapia dei nostri bambini autistici è in pessime condizioni: troppi bambini e pochi operatori, scarsa sicurezza, spazi esterni fatiscenti»

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LIVORNO. «Più di un mese fa abbiamo chiesto un incontro con il direttore generale dell'Asl Monica Calamai, ma nessuno ci ha mai risposto, nonostante i ripetuti solleciti. Il centro di Villa Porcelli per la terapia dei nostri bambini autistici è in pessime condizioni: troppi bambini e pochi operatori, scarsa sicurezza, spazi esterni fatiscenti». È la durissima denuncia che arriva da un gruppo di genitori dell'Associazione autismo Livorno onlus.

Nel mirino i vertici Asl: sul piatto i mille problemi del Centro di neuropsichiatria infantile di via San Gaetano dove adesso sono seguiti 38 bambini autistici. «Senza contare - aggiungono i genitori - che qui convivono servizi inconciliabili». Oltre alla Neuropsichiatria ecco l'ufficio protesi, il centro di riabilitazione motoria, il centro diurno per gli spastici.

La prima tappa del tour nel degrado dell'ex sede dell'Ospedalino Infantile è all'ingresso del grande parco che circonda le strutture dell'Asl: «Il cancello - fanno notare i genitori - dalle 7 alle 19 rimane sempre aperto: chiunque può accedere indisturbato». Anche a tossicodipendenti («non di rado abbiamo trovato nel parco siringhe infette»). Non solo: alle aree parcheggio accede senza permesso chi abita qui vicino, c'è chi porta lì i cani a fare i bisogni e «il parco è divenuto un cimitero per gli animali: vengono qui a seppellire cani, gatti, criceti».

Venderlo? Non possono.
«Ora - affermano - leggiamo che il complesso verrà venduto per permettere all'Asl di "comprarsi" il nuovo ospedale. Ma non possono farlo: la villa è un lascito della contessa Vignoli-Porcelli vincolato all'esclusivo uso per la cura dei bambini. E intanto non si danno risposte, sollecitate da anni, a problemi urgenti. Come al solito, in fondo all'agenda delle cose da fare ci sono sempre i più deboli».

La lettera.
Nel febbraio 2008 i genitori scrissero una lettera-denuncia all'allora direttore generale dell'Asl Fausto Mariotti. Risultato? «Nonostante le promesse: solo provvedimenti tampone. I pericoli per i nostri ragazzi rimangono». Al confine col parco-cortile ci sono edifici diroccati da pochi mesi circondati da una rete metallica («ma i bimbi riescono a passare di sotto» denunciano i genitori): all'interno vecchie gabbie per galline, materiale di scarto («probabilmente anche eternit»), pezzi di ferro arrugginiti, un motorino abbandonato.

Nelle vicinanze c'è anche un tempietto con una madonnina: anch'esso pericolante. Il parco, molto esteso, abbraccia tutte le strutture Asl presenti in via San Gaetano: «I bimbi sono liberi di scorazzare tra il degrado: erba alta, scarti di potature, sporcizia, vetri rotti, buche, oggetti pericolosi. Vi sembra una cornice adatta a un centro di neuropsichiatria infantile?».

Difficili convivenze.
L'appartamento dove i bimbi fanno terapia per curare i disturbi di relazione e comunicazione si trova al primo piano. Al pianterreno opera il servizio dell'Asl per la riabilitazione motoria, specie per anziani. Il passaggio tra i pazienti del piano terra è obbligato: «I bambini - avvertono i genitori - per recarsi a terapia devono fare lo slalom tra carrozzelle, barelle, stampelle. È capitato che si siano fatti male: per ora, per fortuna, senza gravi conseguenze».

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