Livorno
Rapinarono tabaccaia, arrestati
Lara Loreti
◗
Massimo Cirlincione, 29 anniAllo spioncino di casa una telecamera per monitorare chi arriva e chi va. Sopra l'armadio nella camera da letto, un fucile giocattolo e un'accurata rassegna stampa degli articoli del Tirreno che parlano della rapina a una tabaccaia alle Sorgenti
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Allo spioncino di casa una telecamera per monitorare chi arriva e chi va. Sopra l'armadio nella camera da letto, un fucile giocattolo e un'accurata rassegna stampa degli articoli del Tirreno che parlano della rapina a una tabaccaia alle Sorgenti. Notevoli precauzioni e un'accurata attenzione nel compiere ogni azione. Ma un errore è stato fatale a una coppia di siciliani, accusati di essere gli autori di quella stessa rapina, messa a segno sabato 24 ottobre ai danni della titolare della tabaccheria in via dell'Agave.
I due domenica mattina, a otto giorni dal colpo, sono finiti in manette, arrestati dalla III sezione Antirapina della squadra mobile. Gli investigatori, coordinati dal dirigente Marco Staffa, hanno arrestato Francesco Bertolino, nato a Erice (Trapani) 26 anni fa, e Massimo Cirlincione, trapanese di 29 anni, da cinque domiciliato a Stagno con la moglie e la figlioletta.
L'altra mattina i due sono stati sorpresi a Stagno, nella casa di Cirlincione in via Pavese. A tradirli, una svista grossolana: secondo quanto accertato dalla polizia, dopo aver terrorizzato la donna e averla scaraventata a terra allo scopo di rubarle la borsa, nel corso della fuga a piedi, Bertolino ha urtato un'auto e ha perso il cellulare.
Una scena che secondo la polizia è stata vista da testimoni. Quel telefonino è finito nelle mani degli agenti che l'hanno analizzato a fondo. Sono così emerse alcune telefonate e sms che Bertolino nei giorni e nelle ore precedenti la rapina aveva fatto alla madre, alla fidanzata (entrambe identificate dalla mobile) e anche al presunto complice, Cirlincione. Inoltre, la squadra mobile ha chiesto e ottenuto dal pm Luca Masini, che si è occupato del caso, intercettazioni telefoniche, che avrebbero confermato le accuse della polizia.
«Si è trattato di una rapina efferata - ha sottolineato Staffa nel corso di una conferenza stampa - I due hanno aspettato la donna nell'androne di casa e poi l'hanno aggredita alle spalle, travisati da passamontagna. Mentre uno dei due la teneva ferma, l'altro, sotto la minaccia di un fucile, che è stato visto dalla vittima, le ha intimato di stare zitta. A quel punto la donna è stata anche scaraventata a terra: una violenza del tutto gratuita, la vittima infatti era già terrorizzata e non ha fatto resistenza». Come sottolineano gli investigatori, il colpo non ha avuto un'ottima riuscita, visto che il bottino è stato di 90 euro: forse i rapinatori speravano in una somma più lauta, prevedendo che la commerciante avrebbe portato in casa l'incasso settimanale.
In base a quanto emerso dalle indagini, Bertolino era venuto in città per una trasferta, a breve infatti sarebbe ripartito per Trapani insieme al fratello di Cirlincione che è comunque estraneo ai fatti.
Una volta identificati i due sospettati, gli uomini dell'Antirapina hanno perquisito la casa di Cirlincione e vi hanno trovato 5000 euro in contanti, un fucile mitragliatore in plastica («Ci gioca mia figlia», ha dichiarato uno di loro per difendersi) nascosto nella camera da letto sopra l'armadio, ed un giaccone verde militare, compatibile con quello usato da uno dei due rapinatori la sera del 24. I due, che sono difesi dall'avvocato di fiducia Salvatore Galluffo del Foro di Trapani, sono stati portati alle Sughere. Si dichiarano estranei ai fatti. Sono in corso indagini per capire se siano coinvolti in altre rapine.
I due domenica mattina, a otto giorni dal colpo, sono finiti in manette, arrestati dalla III sezione Antirapina della squadra mobile. Gli investigatori, coordinati dal dirigente Marco Staffa, hanno arrestato Francesco Bertolino, nato a Erice (Trapani) 26 anni fa, e Massimo Cirlincione, trapanese di 29 anni, da cinque domiciliato a Stagno con la moglie e la figlioletta.
L'altra mattina i due sono stati sorpresi a Stagno, nella casa di Cirlincione in via Pavese. A tradirli, una svista grossolana: secondo quanto accertato dalla polizia, dopo aver terrorizzato la donna e averla scaraventata a terra allo scopo di rubarle la borsa, nel corso della fuga a piedi, Bertolino ha urtato un'auto e ha perso il cellulare.
Una scena che secondo la polizia è stata vista da testimoni. Quel telefonino è finito nelle mani degli agenti che l'hanno analizzato a fondo. Sono così emerse alcune telefonate e sms che Bertolino nei giorni e nelle ore precedenti la rapina aveva fatto alla madre, alla fidanzata (entrambe identificate dalla mobile) e anche al presunto complice, Cirlincione. Inoltre, la squadra mobile ha chiesto e ottenuto dal pm Luca Masini, che si è occupato del caso, intercettazioni telefoniche, che avrebbero confermato le accuse della polizia.
«Si è trattato di una rapina efferata - ha sottolineato Staffa nel corso di una conferenza stampa - I due hanno aspettato la donna nell'androne di casa e poi l'hanno aggredita alle spalle, travisati da passamontagna. Mentre uno dei due la teneva ferma, l'altro, sotto la minaccia di un fucile, che è stato visto dalla vittima, le ha intimato di stare zitta. A quel punto la donna è stata anche scaraventata a terra: una violenza del tutto gratuita, la vittima infatti era già terrorizzata e non ha fatto resistenza». Come sottolineano gli investigatori, il colpo non ha avuto un'ottima riuscita, visto che il bottino è stato di 90 euro: forse i rapinatori speravano in una somma più lauta, prevedendo che la commerciante avrebbe portato in casa l'incasso settimanale.
In base a quanto emerso dalle indagini, Bertolino era venuto in città per una trasferta, a breve infatti sarebbe ripartito per Trapani insieme al fratello di Cirlincione che è comunque estraneo ai fatti.
Una volta identificati i due sospettati, gli uomini dell'Antirapina hanno perquisito la casa di Cirlincione e vi hanno trovato 5000 euro in contanti, un fucile mitragliatore in plastica («Ci gioca mia figlia», ha dichiarato uno di loro per difendersi) nascosto nella camera da letto sopra l'armadio, ed un giaccone verde militare, compatibile con quello usato da uno dei due rapinatori la sera del 24. I due, che sono difesi dall'avvocato di fiducia Salvatore Galluffo del Foro di Trapani, sono stati portati alle Sughere. Si dichiarano estranei ai fatti. Sono in corso indagini per capire se siano coinvolti in altre rapine.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
