Il Tirreno

Livorno

LIVORNO/ IL CASO DI MARCELLO LONZI

«Ministro, mi dica come morì mio figlio»

Danilo Fastelli
«Ministro, mi dica come morì mio figlio»

La madre scrive ad Alfano: «Nelle carceri troppi lutti restano senza perché»

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LIVORNO. «Ministro Alfano, guardi su Internet le foto di mio figlio. Mi dica perché è morto». Maria Ciuffi è una madre che non si arrende. Anche suo figlio, come Stefano Cucchi, è morto in carcere, in circostanze misteriose che la magistratura sta cercando di chiarire.

Si chiamava Marcello Lonzi, morì l’11 luglio del 2003 in una cella delle Sughere. Proprio guardando quelle foto Maria Ciuffi si è convinta che glielo abbiano ammazzato e che la versione delle “cause naturali” - stabilita da una prima indagine con cui la magistratura archiviò il caso nel 2004, per poi riaprirlo due anni dopo - serva solo a coprire le responsabilità dei “colpevoli”.

Una verità non c’è ancora, ma per le prossime settimane è prevista la chiusura della seconda inchiesta, condotta dal pm Antonio Giaconi, che vede indagati un detenuto, con l’accusa di omicidio preterintenzionale, e due agenti di polizia penitenziaria per omesso controllo. Intanto, dopo sei anni e mezzo di domande senza risposta, Maria Ciuffi, ha preso carta e penna e ha scritto ad Alfano sull’onda del clamore suscitato dal caso Cucchi, di cui il Guardasigilli riferirà oggi in Senato: «Mi spieghi - scrive al ministro - perchè ci sono voluti sei maledetti anni per capire che era stato ucciso (questa è la convinzione della madre, le indagini sono ancora in corso, ndr). Le foto del cadavere di mio figlio sono così crude che io come mamma non dovrei neppure guardarle, ma se sono arrivata sin qui è solo grazie alla mia volontà di lottare».

Insiste Maria Ciuffi: «Mi chiedo perché per Marcello non ci fu tanto clamore. E non parlo solo per me, ma per tutte quelle madri che dopo aver perso il figlio in carcere non hanno ricevuto lo stesso trattamento riservato al caso Cucchi». Poi precisa le ragioni della sua lettera: «Ho sentito il ministro in televisione dire che sul caso di quel povero ragazzo morto a Roma farà questo e farà quello. E noi? Perché non si spende anche per gli altri casi? Il ministro si deve rendere conto che nelle carceri italiane si muore tutti i giorni, ma i tg non ne parlano mai».

La madre di Marcello non vuole entrare in nessuna competizione del dolore, né confrontare la sua tragedia con quella di nessun altro. La sua intenzione è segnalare ciò che ritiene un problema più grande, che secondo lei riguarda molte altre carceri: le morti oscure, rimaste senza perché.

Nei giorni scorsi Maria Ciuffi ha chiamato la mamma di Stefano Cucchi per esprimerle vicinanza: «So quello che passi - le ha detto - posso solo dirti di non fidarti dei politici, fanno tante promesse ma cercano solo pubblicità. Penso che anche tu resterai sola. Lotta e non ti arrendere”.

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