Gioco
Lo sciopero all'Ipercoop «Persi 300 mila euro di incasso»
Juna Goti
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Paolo Palmerio e Francesca Addis (Coop)All’indomani della clamorosa protesta l’azienda fa la conta dei danni e accusa il sindacato di base
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LIVORNO. Il giorno dopo il mega sciopero che ha costretto alla chiusura l'Ipercoop e segnato una vittoria delle rsu targate Sdl, tra gli scaffali di Porta a Terra si è scatenato il tutti contro tutti: azienda contro sindacati, sindacati contro sindacati (vedi articolo a fianco). E Paolo Palmerio, che dirige il personale dalla sede di Vignale, ieri pomeriggio è venuto a Livorno per incontrare la neo direttrice Francesca Addis e i soci. «In tanti anni di attività non ho mai visto niente del genere - commenta trattenendo a stento la rabbia - abbiamo perso circa 8mila visitatori e oltre 300mila euro di incasso. Numeri che di questi tempi non sono certo uno scherzo».
Ma cosa ha scatenato la protesta? Quella maggiorazione del 135 per cento in caso di doppia festività (ad esempio l'appena trascorsa domenica di Ognissanti) che secondo il sindacato di base viene di fatto ignorata, mentre per i vertici dell'Ipercoop - ma anche per i confederali - è prevista dal contratto nazionale e quindi già presente nella busta paga.
"Gli extra? Sono già in busta paga". "Nel mese in cui la festività coincide con la domenica - spiega Palmerio - per tutti i dipendenti è prevista, dal contratto nazionale, una giornata di retribuzione in più, oltre al solito incremento del 35% per ogni ora di lavoro domenicale". Tradotto in soldoni, per un neoassunto (un full time di quarto livello) fanno circa 54 euro più 18 di maggiorazione e 9 come integrazione aziendale. "La prestazione straordinaria richiesta dagli scioperanti non solo non è dovuta, ma non è mai stata applicata in nessuno dei nostri 113 negozi in oltre cinquant'anni di attività". Allora perché lo scorso lunedì alle rappresentanze sindacali interne sono state date indicazioni diverse e si è aspettato solo venerdì per comunicare la mancata riscossione dello straordinario?
L'azienda recita un mea culpa e non avere gestito al meglio la situazione. "Inizialmente la direzione livornese dell'Ipercoop ha assunto una posizione corretta - si giustifica il direttore - ma la grande pressione esercitata dal sindacato di base e il tentativo di dialogare con tutte le parti ci ha portato verso una strada impercorribile. Devo ammettere che da questo punto di vista abbiamo sbagliato". "Ma l'atteggiamento di Sdl - affonda - è strumentale e la nostra posizione irremovibile". Insomma, a quanto pare non ci sarà alcun tavolo di conciliazione.
Ma allo sciopero hanno aderito in tanti. "Sicuramente - continua Palmerio insieme alla Addis - c'è un malessere generale legato al ricorso massiccio al part time (quasi 300 dipendenti su 400), che però è una prerogativa della grande distribuzione. Per rispondere a questo disagio abbiamo aumentato la durata del lavoro medio (non scendiamo sotto alle 20 ore settimanali per il par time) e introdotto una sorta di autogestione dell'orario per le cassiere".
Poi l'accusa: "Molti dipendenti nono sono entrati domenica perché minacciati da chi presidiava gli ingressi. Stiamo valutando, insieme alla direzione di Livorno, se è il caso di sporgere denuncia". Affermazioni alle quali rispondono, in molto altrettanto duro e deciso, i membri delle rsu: "Frasi false, vergognose e offensive, sia nei confronti del sindacato che dei lavoratori, che hanno aderito in massa allo sciopero dopo un'attenta valutazione. L'azienda ci accusa perché sa di essere nel torto".
Ma cosa ha scatenato la protesta? Quella maggiorazione del 135 per cento in caso di doppia festività (ad esempio l'appena trascorsa domenica di Ognissanti) che secondo il sindacato di base viene di fatto ignorata, mentre per i vertici dell'Ipercoop - ma anche per i confederali - è prevista dal contratto nazionale e quindi già presente nella busta paga.
"Gli extra? Sono già in busta paga". "Nel mese in cui la festività coincide con la domenica - spiega Palmerio - per tutti i dipendenti è prevista, dal contratto nazionale, una giornata di retribuzione in più, oltre al solito incremento del 35% per ogni ora di lavoro domenicale". Tradotto in soldoni, per un neoassunto (un full time di quarto livello) fanno circa 54 euro più 18 di maggiorazione e 9 come integrazione aziendale. "La prestazione straordinaria richiesta dagli scioperanti non solo non è dovuta, ma non è mai stata applicata in nessuno dei nostri 113 negozi in oltre cinquant'anni di attività". Allora perché lo scorso lunedì alle rappresentanze sindacali interne sono state date indicazioni diverse e si è aspettato solo venerdì per comunicare la mancata riscossione dello straordinario?
L'azienda recita un mea culpa e non avere gestito al meglio la situazione. "Inizialmente la direzione livornese dell'Ipercoop ha assunto una posizione corretta - si giustifica il direttore - ma la grande pressione esercitata dal sindacato di base e il tentativo di dialogare con tutte le parti ci ha portato verso una strada impercorribile. Devo ammettere che da questo punto di vista abbiamo sbagliato". "Ma l'atteggiamento di Sdl - affonda - è strumentale e la nostra posizione irremovibile". Insomma, a quanto pare non ci sarà alcun tavolo di conciliazione.
Ma allo sciopero hanno aderito in tanti. "Sicuramente - continua Palmerio insieme alla Addis - c'è un malessere generale legato al ricorso massiccio al part time (quasi 300 dipendenti su 400), che però è una prerogativa della grande distribuzione. Per rispondere a questo disagio abbiamo aumentato la durata del lavoro medio (non scendiamo sotto alle 20 ore settimanali per il par time) e introdotto una sorta di autogestione dell'orario per le cassiere".
Poi l'accusa: "Molti dipendenti nono sono entrati domenica perché minacciati da chi presidiava gli ingressi. Stiamo valutando, insieme alla direzione di Livorno, se è il caso di sporgere denuncia". Affermazioni alle quali rispondono, in molto altrettanto duro e deciso, i membri delle rsu: "Frasi false, vergognose e offensive, sia nei confronti del sindacato che dei lavoratori, che hanno aderito in massa allo sciopero dopo un'attenta valutazione. L'azienda ci accusa perché sa di essere nel torto".
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