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LIVORNO / SANTUARIO MONTENERO

Aula mariana, spariti 3 milionirinvio a giudizio per l'ex priore

Gianluca della Maggiore
Aula mariana, spariti 3 milionirinvio a giudizio per l'ex priore

Sbocco choc per l'inchiesta sulla maxi-struttura adiacente al santuario di Montenero per la quale furono spesi circa 9 milioni di euro. Rinviato a giudizio per appropriazione indebita l'ex priore don Ildebrando Cascavilla e per riciclaggio l'imprenditore Piero Bottoni (con le figlie Lavinia e Benedetta), titolare della ditta costruttrice insieme a un pool di imprese, e Giuseppe Pinucci, consulente della Congregazione dei vallombrosani

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LIVORNO. Sbocco choc per l'inchiesta giudiziaria sull'aula mariana. Il sostituto procuratore Massimo Mannucci, che ha coordinato le indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone. Nel mirino della Procura sono finiti l'ex priore del santuario di Montenero don Ildebrando Cascavilla, l'imprenditore Piero Bottoni (con le figlie Lavinia e Benedetta), titolare della ditta costruttrice che a fine anni '90 vinse l'appalto per la costruzione dell'Aula insieme a un pool di imprese, e Giuseppe Pinucci, uomo d'affari massese e consulente della Congregazione dei vallombrosani. L'ipotesi di reato contestata al priore don Cascavilla è appropriazione indebita per circa 3 milioni di euro, più 120 mila euro riferiti a libretti di deposito. Per gli altri quattro si parla di riciclaggio di denaro.

In aula a febbraio? A dare notizia dell'esito del procedimento giudiziario è stato l'avvocato Boris Vitiello, difensore di fiducia di don Cascavilla. L'obiettivo della Procura di Livorno, col fascicolo aperto nel novembre 2007, era scoprire se c'era stata congruità tra i soldi spesi (circa 9 milioni di euro) per la costruzione dell'edificio adiacente al santuario e l'effettiva qualità del fabbricato. Possibile che dopo un simile investimento - è stato l'interrogativo del pm - la maxi-struttura religiosa (chiusa dal 2007 e inaugurata a marzo 2000) stesse quasi crollando divorata dall'acqua? L'udienza preliminare dovrebbe essere fissata per febbraio 2010.

Avvocati all'attacco.
I vallombrosani per difendersi hanno messo in campo una squadra di avvocati. Sarà l'avvocato Federico Fischer a difendere i monaci. «Se ci sarà processo - afferma - la Congregazione si costituirà parte civile prendendo le distanze, con amarezza, dal comportamento dell'ex priore». Il difensore di don Cascavilla l'avvocato Vitiello non anticipa la strategia processuale. Misura le parole: «Il mio assistito nell'agosto scorso si è sottoposto volontariamente a un interrogatorio della Procura. Don Ildebrando è una persona molto provata da questa vicenda: la sta vivendo con grande amarezza. Posso solo dire che ha l'assoluta incapacità di gestire e comprendere questioni economiche e di affari».

«Cascavilla manipolato».
A dire qualcosa di più ci pensa però l'altro avvocato dei monaci, Federico Frediani, che ha difeso la Congregazione nella procedura arbitrale intentata nel 2004 (e vinta nel 2008) contro l'impresa di Bottoni. Documenti alla mano Frediani, snocciola la storia dei dieci anni di odissea dell'aula per dire che «don Cascavilla in questi anni è stato manipolato dal costruttore Piero Bottoni, dal direttore dei lavori, ingegner Antonio Valenti, e dall'affarista Giuseppe Pinucci». Un episodio su tutti: il 15 marzo 1999 - racconta l'avvocato - la Fratelli Bottoni srl e il Ceal stipularono il contratto d'appalto per la costruzione dell'aula. Le altre imprese concorrenti fecero ricorso al Tar per irregolarità nella procedura di concorso. Il Tar dette ragione a queste imprese, dice Frediani, «ma don Ildebrando fu convinto da queste persone a pagare 80 milioni di lire a ciascuna impresa per eliminarle dal campo di competizione». L'ex priore, conclude l'avvocato, «usava i soldi che arrivavano dalla Presidenza del consiglio senza riferire le sue mosse all'abate generale, ma è stato evidentemente influenzato da altri».

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