Il Tirreno

Livorno

Macché addormentati

Maria Antonietta Schiavina

Il signor Gaia Scienza: non è vero che qui non c'è cultura

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"Erano gli anni Sessanta, e per me che a quei tempi abitavo nella caotica Roma, Livorno dove venivo in vacanza, rappresentava la libertà: noi bambini giravamo da soli in bicicletta, non c'erano pericoli, per le strade si respirava un senso di tranquillità e io vivevo tutto questo come un sogno". Quel sogno a Franco Ferrucci, classe 1953 - livornese da più generazioni, direttore della libreria Gaia Scienza, salotto buono degli incontri letterari per un pubblico attento alle pagine scritte - è rimasto dentro. Diventando dopo molti anni una bellissima realtà.

La prima infanzia vissuta a La Spezia perché il padre era ufficiale di marina, l'adolescenza e la giovinezza trascorsa nella Capitale: una volta raggiunta la piena maturità, Ferrucci ha deciso di ritornare come Ulisse alla sua Itaca, Livorno, amata per le sue bellezze ma anche per le sue negatività, come una donna affascinante ma difficile da conquistare. E da Livorno non se ne è più andato, se non per breve tempo: una vacanza, la visita al figlio giornalista che vive a Roma, qualche viaggio all'estero...

Ferrucci, qual è la cosa che ama di più di Livorno, dove ha deciso di stabilirsi lasciando alle sue spalle una grande realtà come quella della Capitale?

"Il mare. Che significa vita: una presenza che ogni livornese vorrebbe avere accanto in tutte le stagioni".

In effetti, la prima domanda a chi viene ad abitare a Livorno non è "dove hai trovato casa", ma "dove hai affittato la cabina".

"Proprio così. E anch'io mi sono arreso a questo rito: ho preso per la prima volta l'anno scorso la cabina ai bagni Roma: bellissima esperienza".

Per i livornesi però andare al mare non significa tanto fare i bagni quanto ritrovarsi fra amici a "bisbocciare".

"Le tavolate sul mare, soprattutto la sera, sono una gioia insostituibile. Con le donne che portano da casa il cibo come se fosse ogni volta festa grande".

Il mare vissuto a 360 gradi in modo ludico.

"Il mare descritto dal Marmugi nei suoi libri in modo esilarante".

Mare a Livorno fa rima con sole. Tanto che i livornesi cominciano ad aprile ad abbronzarsi per finire, anzi ricominciare, in inverno con le lampade. Segue anche lei questa linea?

"No, mi mancherebbe il tempo, ma la capisco. Qui mare e sole sono una necessità, perciò la gente vive in simbiosi con il salmastro e l'abbronzatura. In questo senso Livorno è una città meridionale: la vita che si svolge il più possibile all'esterno è una caratteristica del Sud dove, appena c'è un raggio di sole, ci si riversa in strada come le lucertole".

Parliamo di cultura. Come vede da questo punto di vista la livornesità?

"La vedo bene. A Livorno abbiamo delle punte di qualità culturali altissime, che molte volte non hanno uno sfogo, una verifica. La città ha goduto e gode ancora adesso di grandi intellettuali: quelli di oggi magari non hanno voglia di apparire però ci sono. E' anche vero che il disincanto è nell'aria e nei comportamenti. Ma Livorno ha sempre avuto delle potenzialità, è una delle poche città italiane con un retroterra e, da un certo punto di vista, si potrebbe dire che è una città benedetta. Una città ricchissima di associazioni che si occupano di cultura, c'è grande attenzione alla scuola: le nostre elementari e materne sono fra le migliori d'Italia".

La gente, anche gli stessi livornesi, afferma però che, in questi ultimi anni, Livorno è diventata statica e regressiva.

"A me non risulta. Qui non ci sono grandi imprese, i giovani fanno fatica a trovare lavoro, però i non più giovani come me ci stanno bene: vivono in una dimensione meno frenetica ma non per questo apatica o vuota".

Allora è un luogo comune quello che vuole una Livorno distratta, assente, annoiata?

"Direi di sì, anche se qui - ma il problema è generale - mancano crescita collettiva ed educazione: è molto carente la politica culturale rispetto alle norme di convivenza".

E c'è anche il rifiuto del non livornese, come se aveste paura che vi porti via qualcosa.

"Più che per il non livornese o per il turista direi che Livorno ha il rifiuto dell'industrializzazione del turismo e cioè dell'idea di avere un turismo di massa. Non è vero però che chi arriva da fuori è accolto malamente. Anzi, il nostro carattere istrionesco, il modo caciarone di imporci, di esibire la nostra colorita gestualità (la descrive molto bene lo psicopedagogista Mauro Pardini nel libro "Mosse, mossette e mossacce") fa sì che come padroni di casa siamo anche divertenti".

Un "importato" però fa molta fatica ad abituarsi al vostro modo di vivere, ma anche a integrarsi.

"Se è abituato a luoghi dove gli appuntamenti sono rispettati, dove c'è puntualità e precisione, dove esiste l'ordine assoluto, avrà senz'altro grande difficoltà a convivere con il nostro ritmo. E se pretende di cambiarlo rischia di diventare matto, soprattutto per ciò che riguarda le relazioni umane, dove c'è lo stesso genere di sciatteria. Senza contare che i livornesi poi sono falsamente avvolgenti".

In che senso?

"Al primo impatto instaurano un clima di amicizia: si ha l'impressione che al bisogno siano disponibili, ma dopo il chiacchiericcio e l'ascolto, o la bevuta del caffè, ci si accorge che nei fatti l'amicizia è una parola "difficile" da mettere in pratica".

Del genere "amici al bar ma poi ognuno a casa sua e con i suoi problemi". È questo che intende?

"Esattamente. Il motto è: accogliere l'ospite ma senza essere troppo disponibili nei suoi confronti e, soprattutto, senza scomodarsi più di tanto".

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UNA LIBRERIA FRA INFORMATICA E CULTURA LOCALE

Situata nel centro di Livorno, dove occupa uno spazio di 520 mq circa, su due piani, la libreria Gaia Scienza diretta da Franco Ferrucci offre al lettore oltre 30.000 titoli: dalla narrativa alla poesia, dalla letteratura per l'infanzia all'informatica, dai manuali tecnico giuridici ai libri sulla Toscana e su Livorno (dedicando a questi ultimi un'attenzione particolare).

All'interno del locale ci sono una caffetteria, una sala per le presentazioni. In estate, nello spazio della galleria di Via Cairoli, si tengono anche spettacoli e i clienti hanno una tesserina, che dà diritto anche al 10% di sconto per la caffetteria.

Da cinque anni Gaia Scienza ha una casa editrice le "Edizioni Erasmo" che pubblica sia libri di storia e di costume locale, sia opere di narrativa e di cucina. La casa editrice "Edizioni del Boccale" svolge invece la funzione di servizio per i clienti, pubblicando libri su richiesta e garantendo la presenza e la diffusione dei libri prodotti in libreria.

La libreria, che ha un sito on line "Librinformatica", svolge anche attività d'informazione e vendita rivolta al settore informatico e ha una succursale a Rosignano Solvay (Cala de' Medici), fornita soprattutto di libri dedicati alla nautica e al mare.

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MENEFREGHISTI AL CASSONETTO

Troppa sporcizia, il senso civico è un Ufo. Mai vista una classe dirigente all'altezza.

Tre cose di Livorno di cui non potrei fare a meno. Il mare, la torta di ceci, il Vernacoliere e il modo di "sgonfiare" i boriosi con una battuta: se uno si sente importante a Livorno lo smontano in trenta secondi e se si vuole essere accettati non bisogna menarsela troppo.

Tre cose che invece eliminerei volentieri dalla mia città. Il caratteraccio della gente, anche se so che non potremo mai diventare svizzeri: l'ideale sarebbe un po' del loro ordine mischiato alla nostra goliardia. Poi leverei le automobili, di cui si potrebbe fare volentieri a meno, perché la città si gira benissimo in bicicletta. E caccerei i ladri di biciclette: da quando sono qui me ne hanno rubate dodici.

I livornesi amano tantissimo la loro città, ma poi non se ne curano. Basta guardare i cassonetti della spazzatura che sono lo specchio di una società menefreghista. Davanti alla libreria Gaia Scienza, che non si trova in una zona periferica ma in centro, in un quartiere abitato da professionisti, se qualcuno trasloca si capisce subito: dai materassi, dai mobili, da tutto ciò che viene buttato con assoluta mancanza di senso civico. Del genere: m'importa... Il problema di Livorno non è lo sporco nelle strade che fa impressione, ma la modalità con cui i cittadini sporcano: la casa deve essere pulita e fuori chi se ne frega se c'è lo schifo.

A Livorno ci sono tante case, troppe e tutte appiccicate. Se io fossi il sindaco metterei uno stop alle costruzioni. Il vecchio detto "il pesce puzza dalla testa" qui è vero: devo proprio dire che una classe dirigente all'altezza non c'è mai stata, perciò non c'è mai stato neppure l'obbligo del rispetto delle regole.

Quali consigli darei un non livornese per farsi accettare. Gli direi di ascoltare e stare zitto. Di fare poche domande, di non imporsi. Di stare al gioco se è preso in giro, perché da noi questo è il minimo che possa capitare e sta a significare anche affetto. E poi gli consiglierei di affittarsi una cabina per l'estate, così non rischia di girare da solo in una Livorno vuota, durante le ore in cui i livornesi si abbrustoliscono gioiosamente al mare. Mia moglie è di Caserta e alla livornesità non si è mai molto rassegnata. Lei ha una formazione giuridica, è precisissima e tanta sciatteria la sconvolge. Mio figlio invece ha per questa città una grande passione, così come i miei fratelli e i loro figli: vivono a Roma (solo mia sorella abita come me tutto l'anno a Livorno) ma appena possono vengono a respirare la nostra aria.

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