Il Tirreno

Livorno

L'INTERVISTA/  Maurizio Iacono

"Il vero desiderio vive soltanto di tempi lunghi"

Laura Lezza
Il preside di Lettere Alfonso Maurizio Iacono
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Il preside di Lettere Alfonso Maurizio Iacono

Preside di Filosofia a Pisa, fra i protagonisti della rassegna "Mangiarsi le Parole" parla di voyerismo, politica ed emozioni

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LIVORNO. "Malinconia e desiderio": un titolo accattivante e struggente. E' quello della terza e ultima tra le "lectio magistralis" di questa ottava edizione del festival "Mangiarsi le parole": avrà come protagonista il filosofo Alfonso Maurizio Iacono, preside della facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Pisa.

Perché riflettere intorno a questi due temi?
«Sono concetti che meritano attenzione. Soprattutto oggi che non sappiamo più distinguere la malinconia dalla depressione. E viviamo in un mondo dove il desiderio che non si soddisfa è dominante nel mercato, in politica come in qualunque cosa».

Questi sentimenti come una patologia?
«Oggi esiste l'idea che qualunque forma tipica della vita come può essere la tristezza o la malinconia, viene patologizzata e appare clinica. C'è il pensiero che qualunque cosa abbia a che fare con il dolore è patologico. Il dolore d'amore non è patologico».

E per le patologie sempre più frequente è l'uso di medicine e droghe per aumentare il desiderio e diminuire la malinconia...
«C'è un problema di crisi culturale. Le medicine aiutano. Ma nella maggior parte dei casi droghe e medicine creano una dimensione altalenante che è una marca di come noi gestiamo il tempo libero. O euforici o depressi. Non voglio negare la necessità di alti e bassi, però nemmeno possiamo pensarlo come uno scontro, un alternarsi continuo, tra eccesso e difetto. Euforici il sabato sera, depressi il lunedì mattina. Occorre recuperare le nostre passioni, non sono una malattia. Ci dobbiamo ritrovare. E avere un rapporto più equilibrato con il desiderio. Cosa che implica la cura di sé, l'etica».

Il legame con l'eccesso riguarda anche la politica?
«Con l'etica, la politica, la vita istituzionale, sociale. Il clima di oggi è quello di una cultura del voyeur, il gossip. Guardiamo dal buco della serratura. In questa fase tutto ciò diviene utile a chi ha il potere. Non si parla di progetti. Si gestisce la cosa pubblica solo con gli scandali. Siamo ritornati ad una fase in cui colui che viene colto con le mani nel sacco è solo ingenuo, stupido. Quasi godiamo nel vedere dal buco della serratura. Questo è l'atteggiamento del suddito. E se la politica è gossip siamo tutti sudditi».

Siamo sudditi senza senso del tempo, del passato e futuro?
«Si vive solo l'attimo. Si cerca di dimenticare. Si crea un vuoto. Il problema è avere senso del futuro. Che non c'è. E senso del passato. C'è la possibilità anche di vivere intensamente. Qualche anno fa il film l'«Attimo fuggente» aveva una proposta, un senso. Oggi quel carpe diem, quel cogliere l'attimo fuggente non ha senso. Oggi il punto non è cogliere l'attimo fuggente».

Malinconia e desiderio, anche per riflettere su un diverso rapporto con il tempo e la storia?
«Il vero desiderio comporta il tempo lungo. Oggi simulato. Risolviamo con il gratta e vinci. Il desiderio ha a che fare con l'arte, il sapere, la scienza, con la forma di qualcosa che si trasforma in passione. Non con qualcosa che passa subito. Altrimenti si ha uno sfilacciamento. E vale anche in politica. L'attesa è un aspetto forte, importante. L'erotismo è diverso dalla sensualità. Come il mangiare dal gustare. Ma anche la malinconia implica tempo lungo. Essa riguarda la poesia, non il patologico. È un sentimento complesso, accompagnato spesso alla creatività connesso all'irreversibilità. Siamo malinconici in quanto non possiamo soddisfare i nostri desideri. Il desiderio non si può soddisfare, così come il passato non si può far ritornare. Siamo mortali e con la narrazione possiamo far rivivere il passato. Per questo la narrazione è legata al desiderio e alla malinconia»

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di Redazione web