Sicurezza
L'INCHIESTA/ I SINDACI PADRONI
Cosimi: sì, i Comuni devono alleggerirsi
Francesco Fondelli
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Il sindaco di Livorno Alessandro CosimiIl primo cittadino di Livorno: noi abbiamo previsto anche la riduzione dei componenti nei consigli d'amministrazione
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FIRENZE. Il Comune di Livorno partecipa a 8 consorzi, 7 società partecipate, 2 collegate e 8 società controllate. Non sono troppe?
Risponde il sindaco Alessandro Cosimi: «Sono d'accordo con la legge che prevede una riduzione delle partecipazioni, anche noi a Livorno ci stiamo muovendo nella direzione di ridurre più possibile la presenza del Comune anche se c'è da dire che alcune sono delle partecipazioni minime, che hanno una storia a sé, che alla fine non portano né costi né benefici. Penso ad esempio alla nostra presenza molto ridotta nella Mukki. Nel nostro programma elettorale abbiamo previsto anche la riduzione del numero di componenti dei vari consigli di amministrazione. Da 7 a 5 e da 5 a 3».
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Ce ne sono alcune che non dovrebbero rientrare nei compiti del Comune (di cui pertanto farebbe volentieri a meno)?
«Certo, alcune possono apparire strane. Penso ad esempio alla Labronica, anche se si tratta di società che storicamente derivano da situazioni particolari. Anche in questo caso abbiamo previsto di dismettere la gestione delle corse tramite un bando pubblico. Ovviamente resterà nostro l'aspetto patrimoniale dell'ippodromo e del parco».
Quali sono i settori che dovrebbero essere di pertinenza del Comune?
«I settori di pertinenza sono pochi: acqua, gas, rifiuti. In alcuni casi è giusto pensare a società per i parcheggi o per la riscossione dei tributi. Ad esempio nel settore dell'acqua credo che ci sia da fare una riflessione: è impensabile che si possano recuperare i grossi investimenti che sono necessari in questo settore soltanto agendo sulle tariffe, ad esempio basti pensare che per realizzare un invaso occorrono 20-25 milioni di euro. Dove si possono recuperare questi soldi? Secondo me dovremmo superare gli Ato e creare un' agenzia regionale».
Nel passaggio dalle municipalizzare alle spa (negli anni Novanta) c'è qualcosa che non ha funzionato?
«In primo luogo le difficoltà sono nate dal coacervo di norme varate a livello nazionale. Poi è mancata la creazione di un soggetto industriale adeguato come dimensioni. Voglio dire che occorrevano maggiori accorpamenti in grado di ottenere a livello regionale quella "massa critica" in grado di gestire e trovare le risorse necessarie per gli investimenti. E poi l'ingresso dei privati doveva portare finanza ed esperienza. Diciamo che di esperienza ne hanno portata tanta ma di finanza poca».
Risponde il sindaco Alessandro Cosimi: «Sono d'accordo con la legge che prevede una riduzione delle partecipazioni, anche noi a Livorno ci stiamo muovendo nella direzione di ridurre più possibile la presenza del Comune anche se c'è da dire che alcune sono delle partecipazioni minime, che hanno una storia a sé, che alla fine non portano né costi né benefici. Penso ad esempio alla nostra presenza molto ridotta nella Mukki. Nel nostro programma elettorale abbiamo previsto anche la riduzione del numero di componenti dei vari consigli di amministrazione. Da 7 a 5 e da 5 a 3».
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«I settori di pertinenza sono pochi: acqua, gas, rifiuti. In alcuni casi è giusto pensare a società per i parcheggi o per la riscossione dei tributi. Ad esempio nel settore dell'acqua credo che ci sia da fare una riflessione: è impensabile che si possano recuperare i grossi investimenti che sono necessari in questo settore soltanto agendo sulle tariffe, ad esempio basti pensare che per realizzare un invaso occorrono 20-25 milioni di euro. Dove si possono recuperare questi soldi? Secondo me dovremmo superare gli Ato e creare un' agenzia regionale».
Nel passaggio dalle municipalizzare alle spa (negli anni Novanta) c'è qualcosa che non ha funzionato?
«In primo luogo le difficoltà sono nate dal coacervo di norme varate a livello nazionale. Poi è mancata la creazione di un soggetto industriale adeguato come dimensioni. Voglio dire che occorrevano maggiori accorpamenti in grado di ottenere a livello regionale quella "massa critica" in grado di gestire e trovare le risorse necessarie per gli investimenti. E poi l'ingresso dei privati doveva portare finanza ed esperienza. Diciamo che di esperienza ne hanno portata tanta ma di finanza poca».
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