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Conti, il Comune gioca d'anticipo

Mauro Zucchelli
Conti, il Comune gioca d'anticipo

Ok al più presto per accelerare gli investimenti, senza aspettare i tempi abituali. Il governo scarica sugli enti locali i sacrifici

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LIVORNO. La presentazione del bilancio di previsione in consiglio comunale rispetta quasi sempre una liturgia fatta di «razionalizzazione di spesa» in una mitragliata di cifre e tabelle, magari in powerpoint, per dire quanti soldi in più lì e quanti quattrini in meno là. Stavolta no: colpa dell'assessore Valter Nebbiai, 60 anni a maggio, che dichiara l'ambizione di disegnare una sorta di "Dpef municipale" e inventa una formula di "bilancio in progress". Con uno scopo: l'ok ai conti previsionali entro fine anno così da far partire già a gennaio la "macchina" del Comune, appalti compresi.

Guai a dirgli che è un dettaglio. L'assessore squaderna la tabella di marcia di un qualsiasi Comune del Bel Paese: bilancio a primavera (e forse oltre), gli appalti vanno in gara ad aprile-maggio, aggiudicazione poco prima dell'estate, poi lo stop per la stagione delle ferie, il via ai lavori è a settembre se va bene. «Anticipare il varo del bilancio significa che il Comune mette in circolo prima la propria capacità di spesa: e questo - dice Nebbiai - è un bene perché fa "girare" l'economia e perché accelera gli interventi».

Bilancio in progress. Ma che senso ha un bilancio talmente anticipato da arrivare sostanzialmente prima della Finanziaria? E' qui che l'asino non deve cascare, giura l'assessore: ecco che salta fuori l'idea di un bilancio «in progress». Cioè: disponibile a correggere la rotta se nel finale dell'iter la Finanziaria comporterà qualche novità extra. Ma anche marcando stretto il controllo di gestione e fissando lo sguardo sulle "Partecipazioni municipali" (Asa, Aamps e via dicendo): prevedendo report trimestrali che tengano sott'occhio i budget; vendendo quelle non strategiche (Labronica Corse e Livorno Sport); aumentando il canone Atl per i parcheggi da 400mila a 600mila euro (e a 800mila il prossimo anno).

Le altre mosse: 1) risparmio di 1,5 milioni di euro sulle spese per il personale; 2) l'Istituzione per i servizi alla persona torna "dentro" il Comune «in vista della creazione della Società della salute»; 3) il giro di vite sulle bollette acqua luce gas e sulle spese per telefoni e parco automezzi; 4) il tentativo di dar vita a un unico centro incassi, una sorta di "Agenzia delle entrate" formato municipale.

Il mattone nel fondo. Altre tre tasselli del puzzle forse meritano qualche riga di più. Come la crescita di redditività del patrimonio: o vendendo alcune proprietà o riunendo un grosso stock di immobili in un pacchetto-fondo da valorizzare come leva finanziaria. Come l'apparente riduzione delle multe: sembra che la crisi abbia consigliato gli automobilisti a rigare un po' più dritto per evitare di buttare i quattrini nelle multe, ma soprattutto i 6 milioni di euro preventivati sono grossomodo il gettito reale annuo al netto di contestazioni, ricorsi e morosità. Come l'abbassamento dell'asticella dei proventi da recupero di evasione: l'assessore ritiene che anni e anni di lotta all'evasione abbiano di fatto ridotto l'area dei furbi (e dunque l'ammontare dell'evasione da scovare).
Infine, due cifre che da sole valgono una indicazione anche politica. 41 milioni di euro: è l'ammontare degli investimenti, che non arretrano anche in periodo di vacche magre. 1,3 milioni di euro: sono le minori spese nel settore sociale (ma senza indicare come e quanto peseranno i tagli: si immagina di recuperarli in corso d'anno?).

Il Nebbiai-day. Il dibattito politico terrà banco nel round successivo: ieri mattina la scena è stata tutta per Nebbiai. Da un lato: per annunciare che, a meno di sorprese in Finanziaria, non è all'orizzonte nessun aumento né di tasse né di salassi extratributari. Dall'altro: per segnalare che c'è una distorsione nella geografia dei sacrifici per tenere a bada il moloch del debito pubblico. Quale? Negli ultimi tre anni i Comuni hanno tagliato i costi di 1,2 miliardi di euro, lo Stato li ha aumentati di 20 miliardi. «Noi siamo costretti a tirar la cinghia all'inverosimile, - sbotta - invece gli apparati ministeriali possono spendere».

Castigati da Roma. Il taglio al budget comunale è del 2%: probabile che, siccome alcune spese (soprattutto appalti di servizi) sono determinate in modo rigido, pesi assai più dei due punti percentuali sulla reale capacità di spesa dei singoli assessorati. Ma siamo lontani dal 6,4% che Roma ha chiesto quest'anno agli enti locali: «Facciamo la nostra parte nel risanamento della finanza pubblica ma - afferma Nebbiai - il "patto di stabilità" non può essere solo il trucco con cui il governo se ne infischia dei risparmi e li scarica sugli enti locali».

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