Il Tirreno

Livorno

LIVORNO / LA TRAGEDIA DELL'ATTIAS

Svitlana, una vita segnata dal dolore

Svitlana, una vita segnata dal dolore

Dietro il gesto della giovane ucraina che si è lanciata nel vuoto in un cortile di piazza Attias a Livorno, il dramma di una donna "bellissima, alta, dai lineamenti dolci - la ricordano le amiche connazionali - ma tanto triste". Da qualche tempo aveva problemi di salute e non poteva lavorare. Tra qualche giorno sarebbe dovuta tornare a casa per rivedere il figlio lontano

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LIVORNO. Senza permesso di soggiorno, senza lavoro, senza il figlio, che era lontano in Ucraina, senza agi. La vita non è stata generosa con Svitlana Davydyak. «Una ragazza bellissima, alta, dai lineamenti dolci - la ricordano le amiche connazionali - ma tanto triste: negli ultimi tempi non riusciva più a sorridere, era sempre preoccupata».  Tuttavia, la donna non ha lasciato alcun biglietto per annunciare la sua volontà di farla finita.

Svitlana si era integrata in città, ma non poter lavorare serenamente perché clandestina e per i dolori fortissimi alla colonna vertebrale avevano reso la sua vita sempre dura. Questo di certo non era un buon periodo per lei. Le continue visite in ospedale per il mal di schiena, la difficile situazione economica e lo stato d'animo molto giù avevano trasformato gli ultimi mesi di vita della giovane ucraina in un vero e proprio calvario.

Ma a donare nuova speranza a Svitlana ci avrebbe pensato il figlio. Tra pochi giorni sarebbe partita per l'Ucraina per vedere il suo "bimbo", quindicenne. Un viaggio che Svitlana aveva pianificato da tempo. La donna infatti si recava spesso nel suo Paese di origine per andare a trovare il ragazzo e portare un po' di soldi a casa. Tuttavia, questa volta non ce l'ha fatta. Non ne poteva più di vivere così.

Sotto choc il fidanzato, Valeri Zakharchuk: «Sono sconvolto, non riesco a immaginare come questa tragedia possa essere accaduta», ha sussurrato. Il giovane ieri è stato ascoltato dagli investigatori della II sezione della Squadra mobile, coordinati dal dirigente Marco Staffa. A loro ha rivelato che Svitlana soffriva molto per il mal di schiena che da tempo la tormentava e che era molto preoccupata perché questi dolori sembravano non passare mai. Tuttavia, a lui non aveva mai rivelato il proposito di togliersi la vita. «Non l'avrei mai immaginato», ha detto il giovane.

I due vivevano in via del Corona numero 13 ormai da tre anni. La donna aveva lasciato l'Ucraina dopo una storia finita male. Relazione da cui era nato il figlio. Lei, prima di ammalarsi, aveva lavorato come badante. Lui invece fa il camionista. Una coppia affiatata, nota nel quartiere. «Erano sempre insieme - racconta un commerciante di via del Corona - Li ho visti anche ieri (l'altro ieri ndr), mai avrei pensato a una simile tragedia».

Roman Stratulat, ucraino vicino di casa dei due e collega di Valeri, ultimamente aveva notato qualcosa che non andava nella donna: «Ultimamente Svitlana sembrava incupita, ma non ho mai saputo il motivo».
L.L.

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di Redazione web