Il Tirreno

Livorno

Banchine in concessione

Porto, Piccini prova la "terza via"

Mauro Zucchelli

Né con la privatizzazione a colpi di concessioni (dell'era Marcucci) né con la contromossa delle banchine pubbliche (degli anni di Lenzi): Roberto Piccini, dalla plancia di comando dell'Authority, prova a disegnare un nuovo modello di porto: una "terza via" regolamentata ma flessibile

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LIVORNO. Né con la privatizzazione a colpi di concessioni (dell'era Marcucci) né con la contromossa delle banchine pubbliche (degli anni di Lenzi): Roberto Piccini, dalla plancia di comando dell'Authority, prova a disegnare un nuovo modello di porto: una "terza via" regolamentata ma flessibile.

L'idea salta fuori nel giorno in cui la commissione consultiva di Palazzo Rosciano si siede al tavolo per passare al vaglio le concessioni: le promesse fatte per averle, i risultati effettivamente conseguiti, gli investimenti davvero fatti, i posti di lavoro realmente ottenuti. E' una verifica prevista dalla legge, ma «finora non l'aveva fatta nessuno», puntualizzano gli uomini del teal di Piccini. Magari per ora gli effetti sono soft: non risulta che vi siano terremoti in vista, ma intanto un altro ingranaggio è stato messo in moto. Così come sono arrivati sul tavolo della commissione gli incartamenti sul caso Sintermar per il nuovo traffico auto (così contestato dai portuali).

Non solo: via libera alla Mediterranea Trasporti per le nuove gru automatizzate, ok alle tariffe scontate dell'Agelp per impieghi di lungo periodo.

E la "terza via"? Niente grancassa ma intanto al molo Italia la sperimentazione è già cominciata, ammesso che non si tratti semplicemente di una soluzione a uso di un caso singolo. Piccini dice di voler dribblare due problemi: da un lato, la rendita di posizione del concessionario che, una volta ottenute le aree, se le tiene come fossero di sua proprietà anche a costo di sottoutilizzarle; dall'altro, la mancanza di risorse pubbliche per ammodernare un porto che volesse fare a meno degli investitori privati.

La quadratura del cerchio, se riuscirà, si basa su un concetto: la separazione fra la banchina (che resta di uso pubblico) e le aree immediatamente alle spalle (affidate al concessionario). E' un giochetto che può funzionare, giura Piccini, solo se al privato viene garantito che appena arriva la sua nave ha la priorità assoluta e l'esclusiva sulla banchina.

In realtà, già adesso esistono reti di collaborazione fra imprese per cui un concessionario offre la propria banchina temporaneamente ad altri facendone pagare l'uso. Ma si tratta fin qui di scambi di favori fra privati a cifre che sfuggono a ogni controllo. Ecco la "terza via" di Piccini punta a far regolamentare i diritti dei vari soggetti e magari mandare l'Authority a ficcare il naso nei prezzi pattuiti: i servizi restano fuori, ma per l'ormeggio si pagherà in tutto il porto la stessa tariffa.

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di Redazione web