Gioco
La pedalata del Wwf
Livorno-Tirrenia in bici, quasi un raid
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L’arrivo dei “pandaciclisti” in piazza di TirreniaDa Livorno a Tirrenia in bicicletta: non è certo un'impresa se parliamo di distanza (poco più di una dozzina di chilometri), ma lo diventa se consideriamo il traffico pesante dei giorni feriali e le trappole disseminate sul percorso, tra rotaie, tratti di superstrada e piste ciclabili con brutte sorprese
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LIVORNO. Da Livorno a Tirrenia in bicicletta: non è certo un'impresa se parliamo di distanza (poco più di una dozzina di chilometri), ma lo diventa se consideriamo il traffico pesante dei giorni feriali e le trappole disseminate sul percorso, tra rotaie, tratti di superstrada e piste ciclabili con brutte sorprese. Proprio per attirare l'attenzione su questa situazione ad alto rischio, ieri c'è stata la biciclettata organizzata dal Wwf livornese per andare a pulire l'Oasi dell'associazione alle dune di Tirrenia.
Ore 10: si parte! I partecipanti alla gita si ritrovano in piazza del municipio a Livorno. Le adesioni, come sottolinea Diego Guerri, presidente del Wwf livornese sono una trentina, forse più di quanto ci si aspettasse. Schierati in attesa di partire, ciclisti e cicli di tutte le razze e tipi: ci sono famigliole in bici da passeggio con tanto di bambino piccolo sul sellino posteriore, un'agguerrita miniciclista di 8 anni orgogliosa e sorridente sulla sua biciclettina, qualche city bike, comprese quelle di alcuni esponenti del Wwf pisano giunti appositamente con le bici in treno a Livorno. Poi, sorpresa, anche alcuni cicloamatori sulle loro bici da corsa. «Di solito la domenica ci facciamo un centinaio di chilometri - sorridono - questa volta ne faremo di meno ma ci tenevamo ad esserci». Alla partenza anche diversi "Pandaciclisti", i ciclisti del Wwf, con stemmino sulla bici: oltre a Guerri, il vice presidente del sodalizio Fedrico Pilo e altri.
Ore 10,15: in viaggio. La carovana, folta ma ordinata, niente a che vedere con i "grupponi" di amatori che invadono le carreggiate, parte ad andatura più che umana, al trillare dei campanelli. Si passa via della Cinta Esterna, poi eccoci in via Orlando, pronti ad immettersi in via Da Vinci. Il gruppo, per evitare la nuova rotatoria, utile ma sempre insidiosa per le bici, taglia dal piazzale del distributore e punta verso Tirrenia.
Ore 10,30: binari trappola. Dopo una foratura riparata in tempi da primato, il gruppo affronta via Da Vinci e i suoi tre attraversamenti ferroviarii, con i binari, che nonostante la riasfaltatura, rimangono trappole per bici. «Qui ci sono caduto e mi sono fatto male», spiega indicando il secondo binario che taglia l'asfalto Andrea, uno dei cicloamatori. Per fortuna il traffico è modesto: poche auto, niente camion, visto che qui non c'è uno straccio di pista ciclabile che protegga chi va in bici.
Ore 10,45: via di fuga. La carovana arriva in vista dello svincolo per Tirrenia: si dovrebbe addirittura passare per un breve tratto di superstrada, dove tra l'altro le bici non possono nemmeno circolare. Per fortuna Guerri guida i suoi cavalieri lungo la via che va verso il varco Galvani, dove è stato riaperto da poco il passaggio a livello: i trenta ciclisti si immettono così senza problemi e violazioni al codice in via Santelli. «Sarebbe importante che quando i lavori sulla rampa saranno completati - spiega Guerri - sia lasciato in funzione il passaggio a livello, visto che con le bici non possiamo certo passare sulla Fi-Pi-Li».
Ore 11: pista a sorpresa (brutta). Il gruppo supera il ponte mobile e quello sullo Scolmatore ed eccoci finalmente al Calambrone, dove inizia, segnata da una striscia gialla sull'afalto, la pista ciclabile. Ma dopo pochi minuti una pessima sorpresa: ci sono lavori in corso e le auto sono deviate proprio sulla pista ciclabile, dove non c'è nessun cartello che avverta i ciclisti che, così, si vedono arrivare addosso le vetture.
Ore 11,30: verso l'arrivo. Inizia la pista delimitata dalle protezioni in plastica e il gruppone raggiunge senza problemi Tirrenia, supara la piazza, e arriva all'Oasi del Wwf: si scende dalle bici, e, presi guanti e sacchi, si puliscono le dune. Poi, con l'appetito stuzzicato dal movimento, si prende d'assalto il buffet, spazzolando pizzette e schiacciate.
Alla fine Guerri è soddisfatto: «Non è facile smuovere la gente, eppure ci siamo riusciti. Tanti non conoscevano nemmeno il percorso, e hanno detto che la bici sarebbe una valida alternativa all'auto, specie d'estate. Certo - conclude - ci vorrebbe un po' di attenzione dei Comuni, e soprattutto più piste ciclabili per evitare di rischiare di finire sotto un tir nei giorni di lavoro. A Pisa l'hanno fatto. Speriamo che si diano una mossa anche a Livorno».
Ore 10: si parte! I partecipanti alla gita si ritrovano in piazza del municipio a Livorno. Le adesioni, come sottolinea Diego Guerri, presidente del Wwf livornese sono una trentina, forse più di quanto ci si aspettasse. Schierati in attesa di partire, ciclisti e cicli di tutte le razze e tipi: ci sono famigliole in bici da passeggio con tanto di bambino piccolo sul sellino posteriore, un'agguerrita miniciclista di 8 anni orgogliosa e sorridente sulla sua biciclettina, qualche city bike, comprese quelle di alcuni esponenti del Wwf pisano giunti appositamente con le bici in treno a Livorno. Poi, sorpresa, anche alcuni cicloamatori sulle loro bici da corsa. «Di solito la domenica ci facciamo un centinaio di chilometri - sorridono - questa volta ne faremo di meno ma ci tenevamo ad esserci». Alla partenza anche diversi "Pandaciclisti", i ciclisti del Wwf, con stemmino sulla bici: oltre a Guerri, il vice presidente del sodalizio Fedrico Pilo e altri.
Ore 10,15: in viaggio. La carovana, folta ma ordinata, niente a che vedere con i "grupponi" di amatori che invadono le carreggiate, parte ad andatura più che umana, al trillare dei campanelli. Si passa via della Cinta Esterna, poi eccoci in via Orlando, pronti ad immettersi in via Da Vinci. Il gruppo, per evitare la nuova rotatoria, utile ma sempre insidiosa per le bici, taglia dal piazzale del distributore e punta verso Tirrenia.
Ore 10,30: binari trappola. Dopo una foratura riparata in tempi da primato, il gruppo affronta via Da Vinci e i suoi tre attraversamenti ferroviarii, con i binari, che nonostante la riasfaltatura, rimangono trappole per bici. «Qui ci sono caduto e mi sono fatto male», spiega indicando il secondo binario che taglia l'asfalto Andrea, uno dei cicloamatori. Per fortuna il traffico è modesto: poche auto, niente camion, visto che qui non c'è uno straccio di pista ciclabile che protegga chi va in bici.
Ore 10,45: via di fuga. La carovana arriva in vista dello svincolo per Tirrenia: si dovrebbe addirittura passare per un breve tratto di superstrada, dove tra l'altro le bici non possono nemmeno circolare. Per fortuna Guerri guida i suoi cavalieri lungo la via che va verso il varco Galvani, dove è stato riaperto da poco il passaggio a livello: i trenta ciclisti si immettono così senza problemi e violazioni al codice in via Santelli. «Sarebbe importante che quando i lavori sulla rampa saranno completati - spiega Guerri - sia lasciato in funzione il passaggio a livello, visto che con le bici non possiamo certo passare sulla Fi-Pi-Li».
Ore 11: pista a sorpresa (brutta). Il gruppo supera il ponte mobile e quello sullo Scolmatore ed eccoci finalmente al Calambrone, dove inizia, segnata da una striscia gialla sull'afalto, la pista ciclabile. Ma dopo pochi minuti una pessima sorpresa: ci sono lavori in corso e le auto sono deviate proprio sulla pista ciclabile, dove non c'è nessun cartello che avverta i ciclisti che, così, si vedono arrivare addosso le vetture.
Ore 11,30: verso l'arrivo. Inizia la pista delimitata dalle protezioni in plastica e il gruppone raggiunge senza problemi Tirrenia, supara la piazza, e arriva all'Oasi del Wwf: si scende dalle bici, e, presi guanti e sacchi, si puliscono le dune. Poi, con l'appetito stuzzicato dal movimento, si prende d'assalto il buffet, spazzolando pizzette e schiacciate.
Alla fine Guerri è soddisfatto: «Non è facile smuovere la gente, eppure ci siamo riusciti. Tanti non conoscevano nemmeno il percorso, e hanno detto che la bici sarebbe una valida alternativa all'auto, specie d'estate. Certo - conclude - ci vorrebbe un po' di attenzione dei Comuni, e soprattutto più piste ciclabili per evitare di rischiare di finire sotto un tir nei giorni di lavoro. A Pisa l'hanno fatto. Speriamo che si diano una mossa anche a Livorno».
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