Sicurezza
SCUOLA E POLEMICHE
Che freddo fa in classe
Il sindaco ha autorizzato l'accensione dei riscaldamenti per sei ore al giorno il 15 ottobre scorso, cioé subito dopo il brusco cambiamento climatico che ha caratterizzato la nostra città: fino all'11 ottobre sembrava infatti di essere in estate, con temperature di 6 gradi superiori alla media stagionale, poi si è precipitati nel volgere di pochi giorni in pieno inverno
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LIVORNO.Il sindaco ha autorizzato l'accensione dei riscaldamenti per sei ore al giorno il 15 ottobre scorso, cioé subito dopo il brusco cambiamento climatico che ha caratterizzato la nostra città: fino all'11 ottobre sembrava infatti di essere in estate, con temperature di 6 gradi superiori alla media stagionale, poi si è precipitati nel volgere di pochi giorni in pieno inverno, con temperature inferiori di otto gradi alla media stagionale. Solo da giovedì scorso la situazione si è normalizzata e il fine settimana appena trascorso è stato caratterizzato dal bel tempo e da temperature gradevoli.
Ma torniamo un po' indietro, all'odanta di gelo che ci ha fatto compagnia per oltre una settimana. Dopo la comunicazione del sindaco, in quasi tutte le abitazioni e aziende private sono stati accesi i riscaldamenti, magari per un paio d'ore la mattina e un paio la sera, in modo da contrastare il freddo.
Nelle scuole pubbliche, invece, non è accaduto nulla di tutto questo. I riscaldamenti sono rimasti spenti e le aule si sono fatte più fredde giorno dopo giorno. E così i bambini di nidi, materne ed elementari sono stati vestiti in maniera più pesante dai genitori per evitare raffreddori o guai peggiori.
La situazione è però precipitata lunedì scorso, 19 ottobre. Le scuole, rimaste chiuse nel fine settimana (con le temperature minime di pochi gradi superiori allo zero), si sono trasformati in grandi frigoreferi, e i bambini al loro arrivo in classe si sono subito lamentati per il freddo pungente. Il Comune è allora corso ai ripari, facendo accendere i riscaldamenti nei nidi d'infanzia (bambini da 0 a 3 anni) e, il giorno successivo, la stessa cosa si è verificata nelle materne. Nelle scuole elementari, invece, i termosifoni sono rimasti spenti, costringendo i bambini a coprirsi con giacconi e giubbotti per seguire le lezioni in aula. E a poco sono servite le proteste dei genitori e le segnalazioni che i dirigenti di alcune scuole hanno inviato agli uffici di Palazzo Civico.
Il Comune è infatti rimasto sulle sue posizioni, aggrappandosi ad una interpretazione restrittiva della normativa in materia. «Eravamo pronti ad accendere gli impianti anche nelle scuole elementari - è stata la spiegazione dell'amministrazione comunale - se la temperatura fosse rimasta bassa, o più precisamente "inferiore ad oltre 2 gradi centigradi rispetto alla minima stagionale", come indicato dal Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile - consorzio Lamma, organismo della Regione Toscana. Cosa che al momento non si è resa necessaria, in quanto la temperatura è risalita».
In effetti la temperatura è aumentata, ma ciò è avvenuta dopo otto giorni di freddo straordinario per il periodo autunnale. Freddo che ormai è penetrato nelle scuole e che farà compagnia anche stamani agli studenti. Quindi si sarebbe potuto e dovuto fare qualcosa, al di là delle previsioni normative. E poco importa che l'accensione dei riscaldamenti nelle scuole elementari fosse stato programmato per il 2 novembre: il freddo arrivato in anticipo avrebbe dovuto spingere l'amministrazione comunale ad attivarsi tempestivamente.
Ora l'assessore Carla Roncaglia prova a rassicurare le famiglie («da lunedì (oggi, ndr) la maggior parte delle scuole elementari livornesi avrà il riscaldamento acceso. Ci vorrà solo qualche giorno in più per gli istituti che ancora hanno impianti a gasolio»), ma il ritardo con cui l'amministrazione comunale si è mossa per fronteggiare il problema è sotto gli occhi di tutto. Probabilmente il motivo è da ricercarsi nel contratto di servizio che Palazzo Civico ha stipulato con una società privata: un contratto che permetterà al Comune di risparmiare economicamente ma che, dal punto di vista burocratico, si è dimostrato troppo rigido nell'applicazione.
Ma torniamo un po' indietro, all'odanta di gelo che ci ha fatto compagnia per oltre una settimana. Dopo la comunicazione del sindaco, in quasi tutte le abitazioni e aziende private sono stati accesi i riscaldamenti, magari per un paio d'ore la mattina e un paio la sera, in modo da contrastare il freddo.
Nelle scuole pubbliche, invece, non è accaduto nulla di tutto questo. I riscaldamenti sono rimasti spenti e le aule si sono fatte più fredde giorno dopo giorno. E così i bambini di nidi, materne ed elementari sono stati vestiti in maniera più pesante dai genitori per evitare raffreddori o guai peggiori.
La situazione è però precipitata lunedì scorso, 19 ottobre. Le scuole, rimaste chiuse nel fine settimana (con le temperature minime di pochi gradi superiori allo zero), si sono trasformati in grandi frigoreferi, e i bambini al loro arrivo in classe si sono subito lamentati per il freddo pungente. Il Comune è allora corso ai ripari, facendo accendere i riscaldamenti nei nidi d'infanzia (bambini da 0 a 3 anni) e, il giorno successivo, la stessa cosa si è verificata nelle materne. Nelle scuole elementari, invece, i termosifoni sono rimasti spenti, costringendo i bambini a coprirsi con giacconi e giubbotti per seguire le lezioni in aula. E a poco sono servite le proteste dei genitori e le segnalazioni che i dirigenti di alcune scuole hanno inviato agli uffici di Palazzo Civico.
Il Comune è infatti rimasto sulle sue posizioni, aggrappandosi ad una interpretazione restrittiva della normativa in materia. «Eravamo pronti ad accendere gli impianti anche nelle scuole elementari - è stata la spiegazione dell'amministrazione comunale - se la temperatura fosse rimasta bassa, o più precisamente "inferiore ad oltre 2 gradi centigradi rispetto alla minima stagionale", come indicato dal Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile - consorzio Lamma, organismo della Regione Toscana. Cosa che al momento non si è resa necessaria, in quanto la temperatura è risalita».
In effetti la temperatura è aumentata, ma ciò è avvenuta dopo otto giorni di freddo straordinario per il periodo autunnale. Freddo che ormai è penetrato nelle scuole e che farà compagnia anche stamani agli studenti. Quindi si sarebbe potuto e dovuto fare qualcosa, al di là delle previsioni normative. E poco importa che l'accensione dei riscaldamenti nelle scuole elementari fosse stato programmato per il 2 novembre: il freddo arrivato in anticipo avrebbe dovuto spingere l'amministrazione comunale ad attivarsi tempestivamente.
Ora l'assessore Carla Roncaglia prova a rassicurare le famiglie («da lunedì (oggi, ndr) la maggior parte delle scuole elementari livornesi avrà il riscaldamento acceso. Ci vorrà solo qualche giorno in più per gli istituti che ancora hanno impianti a gasolio»), ma il ritardo con cui l'amministrazione comunale si è mossa per fronteggiare il problema è sotto gli occhi di tutto. Probabilmente il motivo è da ricercarsi nel contratto di servizio che Palazzo Civico ha stipulato con una società privata: un contratto che permetterà al Comune di risparmiare economicamente ma che, dal punto di vista burocratico, si è dimostrato troppo rigido nell'applicazione.
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