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LA COLLANA I MAESTRI DELLA LUCE
Puccini, i colori dell'animadel Van Gogh livornese
Alcuni l'hanno definito il Van Gogh livornese. Un po' per la vita travagliata e per la sensibilità borderline che lo portarono ad essere un uomo solitario e malinconico. Un po' per il colore incandescente, vorticoso delle sue opere e per la forza vigorosa del segno, che lo consacrano come uno degli artisti toscani più interessanti a cavallo tra'800 e'900
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LIVORNO. Alcuni l'hanno definito il Van Gogh livornese. Un po' per la vita travagliata e per la sensibilità borderline che lo portarono ad essere un uomo solitario e malinconico. Un po' per il colore incandescente, vorticoso delle sue opere e per la forza vigorosa del segno, che lo consacrano come uno degli artisti toscani più interessanti a cavallo tra'800 e'900. Mario Puccini (Livorno 1869 - Firenze 1920) è raccontato in un volume della collana"I maestri della Luce in Toscana" in uscita oggi col Tirreno.
Il curatore del volume Andrea Baboni, noto storico dell'arte specializzato nella pittura italiana dell'800, spiega questo artista livorneseche nei colori delle sue opere ha lasciato molto della sua anima fragile e piena di sentimento.
Partiamo dal titolo: "Il colore dopo la macchia". Perché?
«Per porre in evidenza fin da subito il contributo che Puccini diede all'innovazione pittorica del suo tempo. I macchiaioli spostarono l'interesse da una pittura di genere ad una pittura attenta al vero, utilizzando il colore per rapporti tonali. L'arte di Puccini nasce da questa ricerca che però poi viene interiorizzata ed elaborata accentuando il senso del colore. Il suo infatti è un colore libero, che va oltre il dato reale e introduce al'900. Nella sua pittura i toni si accendono con esplosioni di rossi, di rosa, di azzurri, di arancioni...».
In che modo la lezione di Fattori ha influito sull'arte dell'allievo Puccini?
«In Puccini si rileva una struttura disegnativa d'ascendenza fattoriana, soprattutto nel disegno che è la base anche dei dipinti. La lezione di Fattori si ritrova nel senso plastico, nella ricerca dei volumi. Come già accennato però Puccini sovrappone a questa struttura le sue accensioni coloristiche. Fattori appare più strutturato nella stesura del colore, mentre Puccini cerca l'espressività nelle cromie. In alcuni Lazzeretti, che sono una delle tematiche più amate dall'artista, l'atmosfera è quasi metafisica, abbacinata se non addirittura allucinata. Questo perché la sua è una visione pittorica legata all'emozione, all'interiorità».
Quanto della biografia dell'artista incide sulle sue opere?
«L'emotività eccessiva insita nell'arte di Puccini si manifesta anche nell'esperienza di vita. Tanto che nel 1893 è ricoverato per un collasso nervoso e rimane internato fino al 1898. La sua era forse più depressione che pazzia. Di certo Puccini aveva una sensibilità particolare, malinconica, isolata. La sua è stata una vita molto travagliata e il riscatto personale e professionale arriverà tardi».
Nel volume mette in luce anche il respiro europeo dell'arte di Puccini.
«Certamente. La chiave europea è legata soprattutto alla valorizzazione dell'inconscio che nell'artista si manifesta principalmente nella libertà dell'uso del colore e nella scelta dei tagli compositivi. La pittura di Puccini può essere assimilata alle esperienze dei Fauves o dei simbolisti; in alcune opere si notano anche anticipazioni della pittura metafisica e del futurismo. La sua modernità si riscontra in alcuni dipinti che sono un dialogo continuo tra naturalismo, astrazione e informale».
Alice Barontini PER GUIDO BEDARIDA Provincia, Comunità Ebraica e Comune organizzano la "Giornata di Studio in memoria di Guido Bedarida" (Ancona 1900-Livorno 1962) l'uomo e la sua opera storica e letteraria domenica 25 alle 10, Sala Consiliare Provincia.
Il curatore del volume Andrea Baboni, noto storico dell'arte specializzato nella pittura italiana dell'800, spiega questo artista livorneseche nei colori delle sue opere ha lasciato molto della sua anima fragile e piena di sentimento.
Partiamo dal titolo: "Il colore dopo la macchia". Perché?
«Per porre in evidenza fin da subito il contributo che Puccini diede all'innovazione pittorica del suo tempo. I macchiaioli spostarono l'interesse da una pittura di genere ad una pittura attenta al vero, utilizzando il colore per rapporti tonali. L'arte di Puccini nasce da questa ricerca che però poi viene interiorizzata ed elaborata accentuando il senso del colore. Il suo infatti è un colore libero, che va oltre il dato reale e introduce al'900. Nella sua pittura i toni si accendono con esplosioni di rossi, di rosa, di azzurri, di arancioni...».
In che modo la lezione di Fattori ha influito sull'arte dell'allievo Puccini?
«In Puccini si rileva una struttura disegnativa d'ascendenza fattoriana, soprattutto nel disegno che è la base anche dei dipinti. La lezione di Fattori si ritrova nel senso plastico, nella ricerca dei volumi. Come già accennato però Puccini sovrappone a questa struttura le sue accensioni coloristiche. Fattori appare più strutturato nella stesura del colore, mentre Puccini cerca l'espressività nelle cromie. In alcuni Lazzeretti, che sono una delle tematiche più amate dall'artista, l'atmosfera è quasi metafisica, abbacinata se non addirittura allucinata. Questo perché la sua è una visione pittorica legata all'emozione, all'interiorità».
Quanto della biografia dell'artista incide sulle sue opere?
«L'emotività eccessiva insita nell'arte di Puccini si manifesta anche nell'esperienza di vita. Tanto che nel 1893 è ricoverato per un collasso nervoso e rimane internato fino al 1898. La sua era forse più depressione che pazzia. Di certo Puccini aveva una sensibilità particolare, malinconica, isolata. La sua è stata una vita molto travagliata e il riscatto personale e professionale arriverà tardi».
Nel volume mette in luce anche il respiro europeo dell'arte di Puccini.
«Certamente. La chiave europea è legata soprattutto alla valorizzazione dell'inconscio che nell'artista si manifesta principalmente nella libertà dell'uso del colore e nella scelta dei tagli compositivi. La pittura di Puccini può essere assimilata alle esperienze dei Fauves o dei simbolisti; in alcune opere si notano anche anticipazioni della pittura metafisica e del futurismo. La sua modernità si riscontra in alcuni dipinti che sono un dialogo continuo tra naturalismo, astrazione e informale».
Alice Barontini PER GUIDO BEDARIDA Provincia, Comunità Ebraica e Comune organizzano la "Giornata di Studio in memoria di Guido Bedarida" (Ancona 1900-Livorno 1962) l'uomo e la sua opera storica e letteraria domenica 25 alle 10, Sala Consiliare Provincia.
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