Attenzione
VERTICE COI SINDACATI
Misericordia, 16 posti a rischio
Luciano De Majo
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I vertici della Misericordia: al centro, il preposto Giovanni GiannoneAlla Misericordia si torna a parlare di licenziamenti. La crisi non è passata. Anzi, un anno dopo l'annuncio choc nel quale i vertici dell'Arciconfraternita informavano della necessità di chiudere il servizio di pronto soccorso e di mandare a casa 16 dei 28 dipendenti, la situazione si è fatta ancora più pesante
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LIVORNO. Alla Misericordia si torna a parlare di licenziamenti. La crisi non è passata. Anzi, un anno dopo l'annuncio choc nel quale i vertici dell'Arciconfraternita informavano della necessità di chiudere il servizio di pronto soccorso e di mandare a casa 16 dei 28 dipendenti, la situazione si è fatta ancora più pesante. E una delegazione della Misericordia, guidata dal preposto Giovanni Giannone, ha incontrato in questi giorni i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil per informarli della difficoltà che sta attraversando l'associazione.
I numeri non lasciano spazio alla fantasia: la gestione del servizio di pronto soccorso rappresenta per l'Arciconfraternita di via Verdi un costo di 400mila euro. Cifra che fino a qualche tempo fa veniva ripianata attraverso l'utilizzo degli utili che arrivano dalla gestione del camposanto, una struttura datata anche se di grande pregio, trattadosi di un cimitero monumentale. «Questo oggi non è più possibile - dice il preposto della Misericordia, Giovanni Giannone - dal momento che il nostro cimitero ha bisogno di interventi di manutenzione di grande rilievo. Nei prossimi mesi, dovremo spendere un milione e mezzo di euro per sistemare i tetti».
L'allarme di un anno fa, dunque, torna a farsi sentire, in tutta la sua portata. «Regione e Asl avevano preso impegni che poi non sono stati mantenuti, in termini di adeguamento dei rimborsi per i servizi di emergenza che vengono svolti», dice senza mezzi termini Giannone. Sul fronte sindacale, un po' tutti i rappresentanti delle organizzazioni presenti (Cgil, Cisl e Uil, rappresentati da membri delle segreterie confederali) chiedono che la Misericordia metta qualcosa per scritto. I sindacati chiedono, nero su bianco, un piano economico in grado di illustrare la situazione nel dettaglio. «Non è possibile che ogni fine anno siamo chiamati per ascoltare un grido di dolore», dice la segretaria della Uil, Francesca Cantini. «Scrivano con chiarezza quello che succede e quelli che sono i numeri», aggiunge.
«Un piano di ristrutturazione si rende necessario - ammette Giannone - e noi faremo di tutto per evitare che qualcuno possa perdere il proprio posto di lavoro». E qui il preposto della Misericordia lascia intravedere una proposta, ancora in fase embrionale, che prende spunto dalla condizione nella quale si troverà l'associazione da qui all'inizio del 2010, quando ai sensi della nuova normativa vigente si troverà a perdere la condizione di onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) e dovrà operare come una vera e propria impresa. L'idea, dice ancora Giannone, è quella di «costituire nuove società nelle quali coinvolgere anche i dipendenti». Cooperative, insomma, in grado di gestire i servizi e di mantenere l'occupazione ai livelli di oggi. Un'impresa tutt'altro che agevole, per realizzare la quale non restano che due strade: ridurre i costi e spingere il più possibile sul pedale della produttività. Scelte che non possono essere effettuate, se non con il consenso dei lavoratori che saranno chiamati ad attuarle.
«Piano con questa storia delle cooperative - frena Franca Taddei, della segreteria confederale della Cgil - perché i lavoratori hanno l'impressione che si vada verso una precarizzazione del loro rapporto di lavoro. Non abbiamo ancora fatto l'assemblea alla Misericordia, dovremo parlare con grande franchezza di tutto questo. Intanto, è bene che ai sindacati di categoria venga presentato un Piano economico dettagliato, dal quale si capisca che cosa intendono fare i vertici dell'associazione». Ed è questa l'attività a cui Giannone e il suo staff stanno lavorando. Tenendo presente anche delle difficoltà che si incontrano quando si interviene su una realtà così articolata: alla Misericordia c'è chi fa l'autista delle ambulanze ed ha un determinato contratto, mentre chi lavora al camposanto ne ha un altro. Con trattamenti economici ovviamente differenti. Andare a modificare questi equilibri è, dunque, un compito davvero arduo. Ma la forza dei numeri sembra non concedere alternative.
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