Proteste
OSPEDALE
Code a ortopedia, bufera su Spinelli
Jimmy Morrone
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Il primario Mario Spinelli e, sopra, il direttore generale Monica CalamaiSei mesi d'attesa per sottoporsi a un intervento nel reparto di ortopedia diretto da Mario Spinelli, uno dei professionisti più noti della sanità cittadina. Una lunga lista di attesa che ha fatto scattare proteste e mugugni. Un malumore sentito anche dai vertici dell'azienda sanitaria ricevendo una risposta via comunicato stampa
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LIVORNO. Sei mesi d'attesa per sottoporsi a un intervento nel reparto di ortopedia diretto da Mario Spinelli, uno dei professionisti più noti della sanità cittadina. Una lunga lista di attesa che ha fatto scattare proteste e mugugni. Un malumore sentito anche dai vertici dell'azienda sanitaria ricevendo una risposta via comunicato stampa.
Una replica che fa fare un balzo sulla sedia agli addetti ai lavori: in ortopedia ci sono dodici medici, ma solo alcuni vengono usati per la sala operatoria.
Tra le righe del comunicato si legge una neppure tanto velata chiamata in causa del primario Spinelli da parte del direttore generale Monica Calamai: «Il reparto funziona regolarmente, non esiste alcuna emergenza medici. Le risorse sono sufficienti e la riorganizzazione è legata alla sola necessità di utlizzare al meglio le professionalità a disposizione. L'ospedale non è una clinica privata, non si può giocare con l'opinione pubblica». Parole durissime, un richiamo a fare meglio il proprio lavoro nell'interesse della sanità pubblica. Perché tutti sanno che quando le liste di attesa sono lunghe, molti preferiscono andare a pagamento dagli specialisti.
Ad ortopedia - scrive Calamai - ci sono undici medici, più il primario, Mario Spinelli. Un numero giudicato sufficiente per le esigenze del territorio, sia per le operazioni programmate che le emergenze. E allora, il nodo dov'è? «L'organico non subirà nessuna variazione numerica - prosegue la Calamai - ma, avendo notato che non tutto il personale medico a disposizione del reparto è impegnato in attività di sala operatoria, basterà un coinvolgimento più esteso, e una riorganizzazione, già in corso, per portare anche ad un'immediata riduzione delle liste d'attesa».
È una presa di posizione netta che suona inusuale ai livornesi che non conoscono il modo di lavorare della direttrice. Tutto lascia intendere che dipendenti e utenti dovranno abituarsi a questo metodo.
Come a dire: l'Asl, per dirla in maniera edulcorata, invita il primario del reparto di ortopedia Mario Spinelli quanto meno a fornire spiegazioni sui motivi di questo «sottoutilizzo» dei medici in sala operatoria. Il direttore generale fa anche riferimento al registro unico di prenotazione per la chirurgia che assicura lo stesso tempo di attesa a coloro che si operano in regime gratuito e a chi scelga la prestazione denominata "intramoenia", e quindi paghi per essere operato da un professionista di sua scelta. «Si tratta - prosegue Monica Calamai - ma non è certamente questo il caso, di un giro di vite nei confronti di quei professionisti che invogliavano i pazienti a rivolgersi alla libera professione convincendoli con un'attesa ridotta e utilizzando le strutture pubbliche come fossero i loro ambulatori privati».
L'obiettivo del vertice aziendale è chiaro: snellire e rendere trasparenti le liste d'attesa: «Condivido - chiude la Monica Calamai - la battaglia per la riduzione dei tempi, comprendo le lamentele di chi è costretto ad aspettare per l'operazione. Per questo - conclude la nota stampa dell'Asl - invece di aumentare le forze a disposizione, agiremo per ottimizzarne l'utilizzo».
Una replica che fa fare un balzo sulla sedia agli addetti ai lavori: in ortopedia ci sono dodici medici, ma solo alcuni vengono usati per la sala operatoria.
Tra le righe del comunicato si legge una neppure tanto velata chiamata in causa del primario Spinelli da parte del direttore generale Monica Calamai: «Il reparto funziona regolarmente, non esiste alcuna emergenza medici. Le risorse sono sufficienti e la riorganizzazione è legata alla sola necessità di utlizzare al meglio le professionalità a disposizione. L'ospedale non è una clinica privata, non si può giocare con l'opinione pubblica». Parole durissime, un richiamo a fare meglio il proprio lavoro nell'interesse della sanità pubblica. Perché tutti sanno che quando le liste di attesa sono lunghe, molti preferiscono andare a pagamento dagli specialisti.
Ad ortopedia - scrive Calamai - ci sono undici medici, più il primario, Mario Spinelli. Un numero giudicato sufficiente per le esigenze del territorio, sia per le operazioni programmate che le emergenze. E allora, il nodo dov'è? «L'organico non subirà nessuna variazione numerica - prosegue la Calamai - ma, avendo notato che non tutto il personale medico a disposizione del reparto è impegnato in attività di sala operatoria, basterà un coinvolgimento più esteso, e una riorganizzazione, già in corso, per portare anche ad un'immediata riduzione delle liste d'attesa».
È una presa di posizione netta che suona inusuale ai livornesi che non conoscono il modo di lavorare della direttrice. Tutto lascia intendere che dipendenti e utenti dovranno abituarsi a questo metodo.
Come a dire: l'Asl, per dirla in maniera edulcorata, invita il primario del reparto di ortopedia Mario Spinelli quanto meno a fornire spiegazioni sui motivi di questo «sottoutilizzo» dei medici in sala operatoria. Il direttore generale fa anche riferimento al registro unico di prenotazione per la chirurgia che assicura lo stesso tempo di attesa a coloro che si operano in regime gratuito e a chi scelga la prestazione denominata "intramoenia", e quindi paghi per essere operato da un professionista di sua scelta. «Si tratta - prosegue Monica Calamai - ma non è certamente questo il caso, di un giro di vite nei confronti di quei professionisti che invogliavano i pazienti a rivolgersi alla libera professione convincendoli con un'attesa ridotta e utilizzando le strutture pubbliche come fossero i loro ambulatori privati».
L'obiettivo del vertice aziendale è chiaro: snellire e rendere trasparenti le liste d'attesa: «Condivido - chiude la Monica Calamai - la battaglia per la riduzione dei tempi, comprendo le lamentele di chi è costretto ad aspettare per l'operazione. Per questo - conclude la nota stampa dell'Asl - invece di aumentare le forze a disposizione, agiremo per ottimizzarne l'utilizzo».
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