Gioco
Mons. Giusti ha evitato toni da crociata
Biotestamento, il vescovo dice noIn Comune arriva la proposta Pd
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A sinistra: Paolo Fenzi e Gabriele Cantù in consiglio comunale. Sopra: il vescovo Simone GiustiDomani è il giorno in cui la seduta del consiglio comunale potrebbe portare al varo di un registro cittadino per i testamenti biologici. Una scelta che rischia però, come già successo a Firenze, di provocare qualche mal di pancia all'interno della comunità ecclesiale
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LIVORNO. Domani è il giorno in cui la seduta del consiglio comunale potrebbe portare al varo di un registro cittadino per i testamenti biologici. Una scelta che rischia però, come già successo a Firenze, di provocare qualche mal di pancia all'interno della comunità ecclesiale. Certo, qui da noi non si respira il clima fiorentino dove all'indomani dell'analoga decisione del consiglio di Palazzo Vecchio c'è stata la dura reprimenda del potente arcivescovo Giuseppe Betori. Sull'istituzione del registro il vescovo Simone Giusti per ora non si è pronunciato: quel che è certo è che non ha mai nascosto il suo "no" secco al biotestamento.
Giusti lo ha fatto anche pubblicamente in occasione della vicenda di Eluana Englaro. A novembre scorso, in una veglia di preghiera nella chiesa della Rosa, si allineò alle posizioni della Conferenza dei vescovi, affermando con durezza che Eluana sarebbe morta «di fame e di sete dopo giorni e giorni di terribile agonia» perché «qualcuno l'ha voluto».
Ora i cattolici del Pd giurano che dal vescovo non è arrivato nessun diktat. Anche perché non è un mistero che siano stati proprio i cattolici del Pd più vicini al mondo ecclesiale (Dinora Mambrini, Paolo Fenzi, Alessandro Latorraca, e il capogruppo Gabriele Cantù) a rimaneggiare la proposta di Andrea Romano, consigliere dipietrista dell'Italia dei valori, trovando, nella mozione in discussione domani in consiglio, la giusta e faticosa sintesi per mettere d'accordo tutte le anime della maggioranza. Semmai da ambienti della Curia è arrivata una sollecitazione ai consiglieri per la promozione di un più largo dibattito a livello cittadino.
È noto che una parte del mondo ecclesiale livornese è contrario al biotestamento: a partire dall'associazione Scienza e Vita e al Movimento per vita. Su questi temi poi il vescovo, attraverso il servizio del "Progetto culturale", ha promosso in questi mesi un tavolo permanente con primari e operatori sanitari dell'ospedale per discutere «pacatamente - come ha più volte ripetuto - sulle grandi questioni della vita». Li ha chiamati i "tavoli dell'oggettività".
«Invece che affidarsi ai proclami - è l'idea del vescovo - vogliamo cercare prima di tutto di cogliere ciò che ci unisce, partendo dall'oggettività del dato scientifico, valutando le conseguenze antropologiche e esistenziali sulle persone: provando soprattutto a camminare insieme».
Domani dunque, probabilmente, il dibattito scenderà dai banchi di Palazzo Civico per trasferirsi anche in mezzo alle panche delle parrocchie.
Giusti lo ha fatto anche pubblicamente in occasione della vicenda di Eluana Englaro. A novembre scorso, in una veglia di preghiera nella chiesa della Rosa, si allineò alle posizioni della Conferenza dei vescovi, affermando con durezza che Eluana sarebbe morta «di fame e di sete dopo giorni e giorni di terribile agonia» perché «qualcuno l'ha voluto».
Ora i cattolici del Pd giurano che dal vescovo non è arrivato nessun diktat. Anche perché non è un mistero che siano stati proprio i cattolici del Pd più vicini al mondo ecclesiale (Dinora Mambrini, Paolo Fenzi, Alessandro Latorraca, e il capogruppo Gabriele Cantù) a rimaneggiare la proposta di Andrea Romano, consigliere dipietrista dell'Italia dei valori, trovando, nella mozione in discussione domani in consiglio, la giusta e faticosa sintesi per mettere d'accordo tutte le anime della maggioranza. Semmai da ambienti della Curia è arrivata una sollecitazione ai consiglieri per la promozione di un più largo dibattito a livello cittadino.
È noto che una parte del mondo ecclesiale livornese è contrario al biotestamento: a partire dall'associazione Scienza e Vita e al Movimento per vita. Su questi temi poi il vescovo, attraverso il servizio del "Progetto culturale", ha promosso in questi mesi un tavolo permanente con primari e operatori sanitari dell'ospedale per discutere «pacatamente - come ha più volte ripetuto - sulle grandi questioni della vita». Li ha chiamati i "tavoli dell'oggettività".
«Invece che affidarsi ai proclami - è l'idea del vescovo - vogliamo cercare prima di tutto di cogliere ciò che ci unisce, partendo dall'oggettività del dato scientifico, valutando le conseguenze antropologiche e esistenziali sulle persone: provando soprattutto a camminare insieme».
Domani dunque, probabilmente, il dibattito scenderà dai banchi di Palazzo Civico per trasferirsi anche in mezzo alle panche delle parrocchie.
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