Toscana
IL CASO
Sesso in cambio di ricariche ragazze adolescenti a rischio
Sesso con ragazzi più grandi. Per avere in cambio ricariche telefoniche. Molti i casi simili tra le adolescenti. L'esperto: "Rischio prostituzione e deserto emozionale. Ciò che sorprende è l'indifferenza con cui si svende il proprio corpo". Situazioni denunciate in altre città e che ora trovano una conferma anche a Livorno
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LIVORNO. Ragazzine di 12-13 anni che fanno sesso con ragazzi più grandi, a volte anche maggiorenni, per avere in cambio una ricarica telefonica, riti di iniziazione per entrare nei gruppi dei “grandi” che si basano su rapporti sessuali. Situazioni dxenunciate in altre città e che ora trovano una conferma anche a Livorno per bocca di Mauro Pardini, psicologo e pedagogista, dirigente del Ciaf “Edda Fagni” che dice: «Abbiamo trattato casi di questo tipo».
Baby allo sbaraglio. Pardini, dirigente della struttura comunale che si occupa di problemi delle famiglie e dell’infanzia, spiega che questi fatti sono emersi sia in maniera evidente, tanto che sono stati affrontati dagli esperti del centro, sia, altre volte, sono stati raccontati dai ragazzini durante colloqui a livello scolastico. I casi non sarebbero sporadici, e coinvolgerebbero molte adolescenti, tanto da suscitare l’attenzione degli operatori che si occupano di adolescenza.
Un fenomeno sorprendente che interesserebbe famiglie normali e non degradate: «I casi di cui siamo venuti a conoscienza riguardano esclusivamente ragazzine di buona famiglia, e non di classi sociali disagiate come si potrebbe pensare». L’esperto spiega infatti che si tratta di ragazzine che, per quanto giovanissime, non riescono ad accettare la mancanza di un bene materiale, in questo caso le ricariche telefoniche, e si sentono spinte a procurarselo ad ogni costo.
Il valore dello “scambio” è legato infatti al costo delle ricariche. «In genere queste ragazzine non arrivano mai ad un rapporto completo - spiega Pardini - anche se a volte mi hanno riferito che sia accaduto». Le zone dove avvengono questi fatti, poi, coincidono in pratica con i punti di aggregazione giovanile cittadini.
«Ma che male c’è». Una cosa sconcertante, spiega ancora Pardini, è quella che queste ragazzine non si rendono conto, nei fatti, di vendere il proprio corpo. «Quando abbiamo parlato con queste adolescenti - aggiunge il pedagogista - ci hanno risposto con la massima tranquillità: ma in fondo che problema c’è? Per loro fare sesso in cambio di qualcosa era una cosa modestissima, come bere un bicchier d’acqua». Un fatto, spiega ancora Pardini, che testimonia dell’atteggiamento che hanno queste giovanissime verso la sessualità, fatta in modo quasi meccanicistico: «Queste giovanissime adolescenti rischiano di svilupparsi e vivere in estrema povertà di sentimenti: scambiano il bisogno per desiderio». C’è da dire che in questo sono confortate da certi comportamenti anche ai massimi livelli della nostra attuale società.
I maschi? Le ragazzine di 12-13 anni hanno uno sviluppo precoce rispetto ai loro coetanei maschi. I loro partner sono quasi sempre ragazzi più grandi di qualche anno, talvolta addirittura maggiorenni. «Molti maschi, anche molto giovani - aggiunge Pardini - sono in crisi e temono il rapporto con le femmine della loro età: per questo cercano ragazzine più piccole, che non sono in grado di valutare e fare paragoni, e per di più spesso si limitano a questi scambi del tutto materiali». Il sesso diventa così una via di mezzo tra la violenza e la ginnastica, dice Pardini, e c’è una povertà estrema di sentimenti.
Riti di iniziazione. Per entrare nel gruppo dei grandi bisogna sottoporsi a una sorta di “rito d’iniziazione” che prevede anche rapporti sessuali: ecco quello che talvolta succederebbe d’estate, su molti bagni cittadini, secondo il pedagogista Mauro Pardini.
Secondo quanto è emerso dai colloqui che il pedagogista ha avuto con diversi giovani, la pratica dell’iniziazione, dopo essere cominciata in uno dei più noti stabilimenti balneari cittadini, si sarebbe poi estesa in alcuni casi in altri bagni.
Ragazzine, ancora una volta di 12-13 anni, un po’ per gioco un po’ per sfida, senza porsi troppe domande, accetterebbero questa pratica di iniziazione. C’è chi ha raccontato di un rito ben preciso, che prevede rapporti sessuali con i ragazzi più grandi. Secondo quanto emerso nei colloqui, a volte le cose avvengono separatamente, altre volte invece si tratterebbe di sesso di gruppo.
Stando alle testimonianze raccolte dal pedagogista, non sembra che le ragazzine che si sottopongono all’iniziazione si facciano particolari problemi: per loro il sesso non sembra essere una cosa da affrontare con un minimo di discernimento, e comunque avrebbe poco valore rispetto all’agognato lasciapassare per il mondo dei ragazzi più grandi.
Un po’ quello che succede nelle società tribali, quando attraverso riti d’iniziazione si sancisce l’ingresso nella società a pieno titolo: “riti di passaggio” che ormai non sono più presenti nella nostra società e che erano fonte di sicurezze, e che quindi, magari in modo precipitoso e superficiale come in questi casi, vengono comunque ricercati.
Cause e rimedi. Pardini non ha esitazioni a indicare nei bombardamenti mediatici, specie televisivi, una delle cause di questo approccio decisamente discutibile di alcuni giovanissimi alla sessualità. E anche le famiglie hanno senz’altro le loro responsabilità. «Eppure - conclude Pardini - basta che un adulto stia accanto a questi ragazzini e spieghi loro l’approccio giusto alla sessualità e l’importanza che ha la vita affettiva, insomma dia loro un’educazione sentimentale, e le cose potranno andare meglio».
Baby allo sbaraglio. Pardini, dirigente della struttura comunale che si occupa di problemi delle famiglie e dell’infanzia, spiega che questi fatti sono emersi sia in maniera evidente, tanto che sono stati affrontati dagli esperti del centro, sia, altre volte, sono stati raccontati dai ragazzini durante colloqui a livello scolastico. I casi non sarebbero sporadici, e coinvolgerebbero molte adolescenti, tanto da suscitare l’attenzione degli operatori che si occupano di adolescenza.
Un fenomeno sorprendente che interesserebbe famiglie normali e non degradate: «I casi di cui siamo venuti a conoscienza riguardano esclusivamente ragazzine di buona famiglia, e non di classi sociali disagiate come si potrebbe pensare». L’esperto spiega infatti che si tratta di ragazzine che, per quanto giovanissime, non riescono ad accettare la mancanza di un bene materiale, in questo caso le ricariche telefoniche, e si sentono spinte a procurarselo ad ogni costo.
Il valore dello “scambio” è legato infatti al costo delle ricariche. «In genere queste ragazzine non arrivano mai ad un rapporto completo - spiega Pardini - anche se a volte mi hanno riferito che sia accaduto». Le zone dove avvengono questi fatti, poi, coincidono in pratica con i punti di aggregazione giovanile cittadini.
«Ma che male c’è». Una cosa sconcertante, spiega ancora Pardini, è quella che queste ragazzine non si rendono conto, nei fatti, di vendere il proprio corpo. «Quando abbiamo parlato con queste adolescenti - aggiunge il pedagogista - ci hanno risposto con la massima tranquillità: ma in fondo che problema c’è? Per loro fare sesso in cambio di qualcosa era una cosa modestissima, come bere un bicchier d’acqua». Un fatto, spiega ancora Pardini, che testimonia dell’atteggiamento che hanno queste giovanissime verso la sessualità, fatta in modo quasi meccanicistico: «Queste giovanissime adolescenti rischiano di svilupparsi e vivere in estrema povertà di sentimenti: scambiano il bisogno per desiderio». C’è da dire che in questo sono confortate da certi comportamenti anche ai massimi livelli della nostra attuale società.
I maschi? Le ragazzine di 12-13 anni hanno uno sviluppo precoce rispetto ai loro coetanei maschi. I loro partner sono quasi sempre ragazzi più grandi di qualche anno, talvolta addirittura maggiorenni. «Molti maschi, anche molto giovani - aggiunge Pardini - sono in crisi e temono il rapporto con le femmine della loro età: per questo cercano ragazzine più piccole, che non sono in grado di valutare e fare paragoni, e per di più spesso si limitano a questi scambi del tutto materiali». Il sesso diventa così una via di mezzo tra la violenza e la ginnastica, dice Pardini, e c’è una povertà estrema di sentimenti.
Riti di iniziazione. Per entrare nel gruppo dei grandi bisogna sottoporsi a una sorta di “rito d’iniziazione” che prevede anche rapporti sessuali: ecco quello che talvolta succederebbe d’estate, su molti bagni cittadini, secondo il pedagogista Mauro Pardini.
Secondo quanto è emerso dai colloqui che il pedagogista ha avuto con diversi giovani, la pratica dell’iniziazione, dopo essere cominciata in uno dei più noti stabilimenti balneari cittadini, si sarebbe poi estesa in alcuni casi in altri bagni.
Ragazzine, ancora una volta di 12-13 anni, un po’ per gioco un po’ per sfida, senza porsi troppe domande, accetterebbero questa pratica di iniziazione. C’è chi ha raccontato di un rito ben preciso, che prevede rapporti sessuali con i ragazzi più grandi. Secondo quanto emerso nei colloqui, a volte le cose avvengono separatamente, altre volte invece si tratterebbe di sesso di gruppo.
Stando alle testimonianze raccolte dal pedagogista, non sembra che le ragazzine che si sottopongono all’iniziazione si facciano particolari problemi: per loro il sesso non sembra essere una cosa da affrontare con un minimo di discernimento, e comunque avrebbe poco valore rispetto all’agognato lasciapassare per il mondo dei ragazzi più grandi.
Un po’ quello che succede nelle società tribali, quando attraverso riti d’iniziazione si sancisce l’ingresso nella società a pieno titolo: “riti di passaggio” che ormai non sono più presenti nella nostra società e che erano fonte di sicurezze, e che quindi, magari in modo precipitoso e superficiale come in questi casi, vengono comunque ricercati.
Cause e rimedi. Pardini non ha esitazioni a indicare nei bombardamenti mediatici, specie televisivi, una delle cause di questo approccio decisamente discutibile di alcuni giovanissimi alla sessualità. E anche le famiglie hanno senz’altro le loro responsabilità. «Eppure - conclude Pardini - basta che un adulto stia accanto a questi ragazzini e spieghi loro l’approccio giusto alla sessualità e l’importanza che ha la vita affettiva, insomma dia loro un’educazione sentimentale, e le cose potranno andare meglio».
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