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IL DEGRADO ALLE TERME DEL CORALLO
Il soprintendente non sapeva nulla"Solo nel 2006 siamo stati avvertiti"
Roberto Cestari
Un degrado, quello delle Terme del Corallo, che nasce da decenni di incuria (dopo l’incendio del 1968), e che ha trovato il suo catalizzatore nella costruzione del cavalcaferrovia (primi anni ’80). Di tutto questo parla per la prima volta in un’intervista Guglielmo Maria Malchiosi, soprintendente ai Beni artistici e architettonici di Pisa e Livorno cui proviamo a fare il punto della situazione
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LIVORNO. Un degrado, quello delle Terme del Corallo, che nasce da decenni di incuria (dopo l'incendio del 1968), e che ha trovato il suo catalizzatore nella costruzione del cavalcaferrovia (primi anni '80). Ma di cui sembra che nessuno se ne fosse reso conto almeno fino al 2006, quando con una lettera inviata ai proprietari dell'area la Soprintendenza chiese di mettere un freno al degrado attraverso alcuni interventi. Da allora c'è stato un processo con l'assoluzione degli imprenditori Bottoni e Cagliata, il ricorso in appello della Procura e l'ok del consiglio comunale alla variante urbanistica. Sullo sfondo c'è sempre la speranza del recupero del gioiello liberty. Di tutto questo parla per la prima volta in un'intervista Guglielmo Maria Malchiosi, soprintendente ai Beni artistici e architettonici di Pisa e Livorno cui proviamo a fare il punto della situazione.
La questione è stata affrontata dalla Soprintendenza nel 2006: come mai per quasi quarant'anni non si è fatto nulla per il degrado delle Terme del Corallo?
«Io sono soprintendente da 10 anni, e quindi non posso parlare per il periodo precedente alla mia nomina. Per quanto riguarda il nostro intervento, invece, la risposta è semplice: ci siamo mossi quando siamo stati avvisati dal Comune di quello che stava succedendo al complesso».
Ma l'incuria andava avanti ad anni, tanto che i dirigenti della Coca Cola sono usciti dall'azione giudiziaria per prescrizione.
«Vero, ma nessuno ha mai interessato ufficialmente i nostri uffici. In ogni caso la ragione principale del degrado delle terme è stata la costruzione del cavalcaferrovia, responsabile dell'80 per cento dei problemi. Ad un certo punto, però, parlando col Comune, sembrava che fosse possibile eliminare il ponte, ma non è successo. E così i problemi, come sempre capita in questi casi, sono aumentati a dismisura col passare degli anni».
Passano gli anni e si arriva al 2006, con la famosa lettera - al centro del procedimento giudiziario - inviata per posta normale a Bottoni e Cagliata. Come mai non venne inviata per raccomandata e cosa c'era scritto?
«Su questi argomenti c'è già stato un processo e adesso ci sarà anche un appello, e francamente ho già detto abbastanza in aula e non ho intenzione di ripetermi. In ogni caso la lettera era scritta in forma intelocutoria e per quanto riguarda i provvedimenti richiesti, si trattava di opere relativamente semplici, solo per arrestare il degrado: quindi puntellare i solai, sistemare le coperture e, magari, fare qualche saggio sulle pareti per vedere le condizioni degli affreschi. Era chiaro che l'intervento vero e proprio di restauro sarebbe stato eseguito dalla proprietà solo in secondo tempo. In ogni caso, tornando alla questione della lettera inviata per posta normale, ne abbiamo sicuramente inviate diverse per raccomandata che contenevano una serie di ingiunzioni».
Ma, lettere a parte, voi siete intervenuti sui progetti edificativi dell'area della ex Coca-Cola: non era possibile rapportarsi direttamente con Bottoni e Cagliata e spiegare cosa dovevano fare?
«La Soprintendenza non aveva rapporti diretti con i costruttori che avrebbero edificato in quest'area, bensì con il Comune, che ci ha presentato i progetti che poi abbiamo chiesto di modificare».
Alla fine le Terme sono sempre in rovina: voi come pensate di aiutare il Comune nel restauro? Potete aiutarlo a trovare dei fondi?
«Il Comune può fare domanda al Ministero per chiedere dei fondi da destinare al restauro: non è una procedura né semplice né rapida, ma è percorribile. La Soprintendenza, da parte sua, può dare un aiuto tecnico all'amministrazione comunale nella progettazione di questo intervento, facendo in modo che questo risponda subito ai criteri richiesti. In ogni caso auspichiamo che si arrivi ad un chiarimento definitivo che permetta di inziare il recupero. Non è detto che debba essere fatto tutto e subito, ma l'importante è che le cose partano e, magari un passo alla volta, vadano avanti».
La questione è stata affrontata dalla Soprintendenza nel 2006: come mai per quasi quarant'anni non si è fatto nulla per il degrado delle Terme del Corallo?
«Io sono soprintendente da 10 anni, e quindi non posso parlare per il periodo precedente alla mia nomina. Per quanto riguarda il nostro intervento, invece, la risposta è semplice: ci siamo mossi quando siamo stati avvisati dal Comune di quello che stava succedendo al complesso».
Ma l'incuria andava avanti ad anni, tanto che i dirigenti della Coca Cola sono usciti dall'azione giudiziaria per prescrizione.
«Vero, ma nessuno ha mai interessato ufficialmente i nostri uffici. In ogni caso la ragione principale del degrado delle terme è stata la costruzione del cavalcaferrovia, responsabile dell'80 per cento dei problemi. Ad un certo punto, però, parlando col Comune, sembrava che fosse possibile eliminare il ponte, ma non è successo. E così i problemi, come sempre capita in questi casi, sono aumentati a dismisura col passare degli anni».
Passano gli anni e si arriva al 2006, con la famosa lettera - al centro del procedimento giudiziario - inviata per posta normale a Bottoni e Cagliata. Come mai non venne inviata per raccomandata e cosa c'era scritto?
«Su questi argomenti c'è già stato un processo e adesso ci sarà anche un appello, e francamente ho già detto abbastanza in aula e non ho intenzione di ripetermi. In ogni caso la lettera era scritta in forma intelocutoria e per quanto riguarda i provvedimenti richiesti, si trattava di opere relativamente semplici, solo per arrestare il degrado: quindi puntellare i solai, sistemare le coperture e, magari, fare qualche saggio sulle pareti per vedere le condizioni degli affreschi. Era chiaro che l'intervento vero e proprio di restauro sarebbe stato eseguito dalla proprietà solo in secondo tempo. In ogni caso, tornando alla questione della lettera inviata per posta normale, ne abbiamo sicuramente inviate diverse per raccomandata che contenevano una serie di ingiunzioni».
Ma, lettere a parte, voi siete intervenuti sui progetti edificativi dell'area della ex Coca-Cola: non era possibile rapportarsi direttamente con Bottoni e Cagliata e spiegare cosa dovevano fare?
«La Soprintendenza non aveva rapporti diretti con i costruttori che avrebbero edificato in quest'area, bensì con il Comune, che ci ha presentato i progetti che poi abbiamo chiesto di modificare».
Alla fine le Terme sono sempre in rovina: voi come pensate di aiutare il Comune nel restauro? Potete aiutarlo a trovare dei fondi?
«Il Comune può fare domanda al Ministero per chiedere dei fondi da destinare al restauro: non è una procedura né semplice né rapida, ma è percorribile. La Soprintendenza, da parte sua, può dare un aiuto tecnico all'amministrazione comunale nella progettazione di questo intervento, facendo in modo che questo risponda subito ai criteri richiesti. In ogni caso auspichiamo che si arrivi ad un chiarimento definitivo che permetta di inziare il recupero. Non è detto che debba essere fatto tutto e subito, ma l'importante è che le cose partano e, magari un passo alla volta, vadano avanti».
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