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DEGRADO E COMMERCIO
Piazza Attias, il dibattito su Coinsondaggio: per il 72% fa bene ad andarsene
La notizia del probabile addio di Coin, annunciata dal direttore generale Francesco Sama dopo quasi quarant’annni di presenza a Livorno, è stato un vero e proprio choc per i commercianti e per gli abitanti di piazza Attias e dintorni. I nostri lettori d'accordo con Coin: zona degradata, Coin ha ragione
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LIVORNO. La notizia del probabile addio di Coin, annunciata dal direttore generale Francesco Sama dopo quasi quarant’annni di presenza a Livorno, è stato un vero e proprio choc per i commercianti e per gli abitanti di piazza Attias e dintorni.
«Speriamo che Coin ci ripensi e che resti», era il ritornello più gettonato ieri mattina per le vie del centro: tutti infatti temono che senza il noto negozio di abbigliamento e di arredamento per la casa, piazza Attias precipiti ancor più nel degrado e nell’abbandono. Un giudizio, questo, che riconosce al punto vendita di Coin ancora un grande ruolo di attrazione in una zona che fino a un decennio fa era considerato il salotto buono della città e che invece progressivamente si è trasformata in una “periferia” del centro.
«Se ancora esiste una possibilità che piazza Attias torni ad essere vivace e decorosa, ciò può avvenire solo con la presenza di Coin», sottolinea un gruppetto di abitanti fermi davanti alla locandina del Tirreno. «Se Coin se ne va, la piazza si svuota e resta in mano ai balordi e ai vandali», commentano a poca distanza altri residenti.
Ma se tutti ammettono che l’Attias è ormai da troppo tempo in condizioni fatiscenti, sono pochi coloro che addossano la colpa esclusivamente al Comune. E’ vero, abitanti e commercianti si lamentano per gli scarsi controlli, soprattutto quando cala il buio, e per la mancanza di parcheggi e di un progetto complessivo di riqualifcazione dell’area. Ma sono in molti a puntare l’indice contro la maleducazione dei giovanissimi che affollano piazza Attias di giorno e di notte e contro i troppi atti vandalici.
E così, mentre cresce il malumore, il dibattito sul futuro di piazza Attias è aperto. Già, perché come ripetono in molti, «oltre al danno è arrivata anche la beffa».
Prima il degrado della piazza - denunciato dal numero uno del gruppo di Mestre e causa della divergenza di vedute con l’amministrazione comunale - poi la paura che l’addio dello storico punto vendita possa lasciare un enorme buco nero nel cuore della città.
«Cosa significa per noi il probabile trasferimento di Coin? Bisogna capire se e cosa nascerebbe al suo posto - chiariscono Michela e Riccardo Di Giorgi del negozio di abbigliamento “La Spica.it” - ma comunque sia, si tratta dell’ennesimo segnale negativo. Non c’è attenzione per il centro, manca un piano di interventi concreto: dai controlli delle forze dell’ordine all’arredo urbano. Anche se c’è da dire che è inutile sistemare tutta l’area quando si sa già che in molti non ne avranno alcun rispetto. Anzi, quando siamo sicuri che la sfasceranno di nuovo».
«Ci sono tanti ragazzetti - raccontano - che parcheggiano fino dentro al negozio. E questo è il minimo. Non molto tempo fa sono stati sistemati alcuni pioli nuovi lungo il vialetto e tempo poche ore sono stati sradicati. Li abbiamo presi e nascosti nel negozio per paura che a qualcuno venisse la bella idea di usarli per sfondare le vetrine. Abbiamo anche trovato l’insegna ricoperta di scritte fatte con lo spray».
Ma basta dare un’occhiata al palazzo della Coin per capire che da queste parti non è una novità. Proprio come abbassarsi i pantaloni e liberarsi dell’incombenza tra le auto dei residenti quando va giù il sole. «Non vorrei essere frainteso - riprende il venditore - i tredicenni fanno i tredicenni, è normale. Ma se le loro azioni diventano esagerate e a casa non c’è nessuno che li punisce, bisogna che qualcuno intervenga. Servono più controlli».
E fa un certo effetto quando a denunciare «l’ignoranza e la maleducazione di certi ragazzi» sono Martina Angiolini e Rachele Gressani, le due giovanissime commesse di Succo di Lana: «Abbiamo vent’anni anche noi, ma quando è troppo è troppo».
«In ogni modo - riprende Di Giorgi - Coin è un punto di qualità importante e attira quella fascia di compratori che di solito si rivolgono anche al nostro negozio. Insomma, in caso di chiusura i danni ci sarebbero eccome».
«Speriamo che Coin ci ripensi e che resti», era il ritornello più gettonato ieri mattina per le vie del centro: tutti infatti temono che senza il noto negozio di abbigliamento e di arredamento per la casa, piazza Attias precipiti ancor più nel degrado e nell’abbandono. Un giudizio, questo, che riconosce al punto vendita di Coin ancora un grande ruolo di attrazione in una zona che fino a un decennio fa era considerato il salotto buono della città e che invece progressivamente si è trasformata in una “periferia” del centro.
«Se ancora esiste una possibilità che piazza Attias torni ad essere vivace e decorosa, ciò può avvenire solo con la presenza di Coin», sottolinea un gruppetto di abitanti fermi davanti alla locandina del Tirreno. «Se Coin se ne va, la piazza si svuota e resta in mano ai balordi e ai vandali», commentano a poca distanza altri residenti.
Ma se tutti ammettono che l’Attias è ormai da troppo tempo in condizioni fatiscenti, sono pochi coloro che addossano la colpa esclusivamente al Comune. E’ vero, abitanti e commercianti si lamentano per gli scarsi controlli, soprattutto quando cala il buio, e per la mancanza di parcheggi e di un progetto complessivo di riqualifcazione dell’area. Ma sono in molti a puntare l’indice contro la maleducazione dei giovanissimi che affollano piazza Attias di giorno e di notte e contro i troppi atti vandalici.
E così, mentre cresce il malumore, il dibattito sul futuro di piazza Attias è aperto. Già, perché come ripetono in molti, «oltre al danno è arrivata anche la beffa».
Prima il degrado della piazza - denunciato dal numero uno del gruppo di Mestre e causa della divergenza di vedute con l’amministrazione comunale - poi la paura che l’addio dello storico punto vendita possa lasciare un enorme buco nero nel cuore della città.
«Cosa significa per noi il probabile trasferimento di Coin? Bisogna capire se e cosa nascerebbe al suo posto - chiariscono Michela e Riccardo Di Giorgi del negozio di abbigliamento “La Spica.it” - ma comunque sia, si tratta dell’ennesimo segnale negativo. Non c’è attenzione per il centro, manca un piano di interventi concreto: dai controlli delle forze dell’ordine all’arredo urbano. Anche se c’è da dire che è inutile sistemare tutta l’area quando si sa già che in molti non ne avranno alcun rispetto. Anzi, quando siamo sicuri che la sfasceranno di nuovo».
«Ci sono tanti ragazzetti - raccontano - che parcheggiano fino dentro al negozio. E questo è il minimo. Non molto tempo fa sono stati sistemati alcuni pioli nuovi lungo il vialetto e tempo poche ore sono stati sradicati. Li abbiamo presi e nascosti nel negozio per paura che a qualcuno venisse la bella idea di usarli per sfondare le vetrine. Abbiamo anche trovato l’insegna ricoperta di scritte fatte con lo spray».
Ma basta dare un’occhiata al palazzo della Coin per capire che da queste parti non è una novità. Proprio come abbassarsi i pantaloni e liberarsi dell’incombenza tra le auto dei residenti quando va giù il sole. «Non vorrei essere frainteso - riprende il venditore - i tredicenni fanno i tredicenni, è normale. Ma se le loro azioni diventano esagerate e a casa non c’è nessuno che li punisce, bisogna che qualcuno intervenga. Servono più controlli».
E fa un certo effetto quando a denunciare «l’ignoranza e la maleducazione di certi ragazzi» sono Martina Angiolini e Rachele Gressani, le due giovanissime commesse di Succo di Lana: «Abbiamo vent’anni anche noi, ma quando è troppo è troppo».
«In ogni modo - riprende Di Giorgi - Coin è un punto di qualità importante e attira quella fascia di compratori che di solito si rivolgono anche al nostro negozio. Insomma, in caso di chiusura i danni ci sarebbero eccome».
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