Gioco
«Col nuovo ospedale una sanità miglioreI soldi? Ci sono»
Gianluca Della Maggiore
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Enrico Rossi, Assessore regionale alla sanità«L'ospedale nuovo? Rilancerà tutta la sanità livornese e sarà anche un volano di sviluppo importante per l'economia della città. È bene che Livorno non si lasci scappare quest'opportunità». L'assessore regionale alla sanità Enrico Rossi sull'argomento non ha mai tergiversato
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LIVORNO. «L'ospedale nuovo? Rilancerà tutta la sanità livornese e sarà anche un volano di sviluppo importante per l'economia della città. È bene che Livorno non si lasci scappare quest'opportunità». L'assessore regionale alla sanità Enrico Rossi sull'argomento non ha mai tergiversato. L'ospedale nuovo in città è da tempo che lo incoraggia: quel vecchio ospedale a padiglioni inaugurato da Ciano nel '31 è una macchia in quell'enorme affresco di riorganizzazione della sanità pitturato in questi anni a suon di inaugurazioni di nuovi e tecnologici ospedali in tutta la Toscana. «Una sanità moderna non può che star dentro un contenitore moderno: è finita l'era degli ospedali a padiglioni. Realizzare in città una nuova struttura, come vuole fare il sindaco, mi sembra sia una scelta molto razionale e giusta».
Che ospedale immagina?
«Un ospedale che farà alzare il livello di tutta la sanità livornese. L'esperienza ce lo insegna: un nuovo presidio fa sentire i cittadini meglio accolti e serviti ma sprona anche gli operatori sanitari a fare di più. Per l'Asl sarà un modo per ripensare modelli di assistenza e stili di lavoro. Un ospedale più moderno e efficiente impone una riorganizzazione generale della sanità. E poi non bisogna trascurare i ritorni economici dell'operazione: costruire un nuovo ospedale vuol dire tanto lavoro in più per la città».
Già, ma le migliaia di euro spese per ristrutturare il vecchio?
«Sono state tutte spese funzionali a poter garantire l'efficienza dei servizi: continuare a puntare sul vecchio vorrebbe dire tornarci a spendere ogni anno. Certo, nella fase di transizione continueremo a investire per mantenere standard adeguati. Ora una scelta rapida può però consentire di convertire le risorse che già abbiamo stanziato per il vecchio ospedale sulla nuova struttura».
Si parla di più di 250 milioni di euro che servirebbero per metter su la nuova struttura. E di 100 milioni già pronti dalla Regione...
«Non corriamo troppo, di cifre ancora non parlo. Bisognerà comporre un puzzle di risorse, magari riproponendo un ragionamento già usato per operazioni simili. Ci sono le risorse che sono già state assegnate all'Asl, altre risorse arriveranno dalle alienazioni del vecchio immobile, su cui la Regione potrà intervenire in anticipazione. Si potrà poi pensare a mettere in campo un project financing per quei servizi che sono già oggetto di appalto esterno. Quel che mancherà poi ce lo metterà direttamente la Regione».
A Cisanello, 20 chilometri da qui, sta nascendo un ospedale di livello europeo. Livorno, pur col nuovo ospedale, non rischia ridimensionamenti?
«Paura immotivata. Livorno è una città importante e ha bisogno di una struttura adeguata. Se la Regione ha deciso di operare un forte investimento anche su Livorno significa che non c'è la volontà di ridimensionare».
Nota dolente. In città diversi denunciano la mancanza di un vero dibattito sull'operazione.
«Ribadisco che la scelta deve essere della città. Non mi sembra però che in questi ultimi mesi il dibattito sia mancato: io stesso ho partecipato a più di un incontro pubblico sull'argomento. E poi c'è ancora tempo per discutere con associazioni, cittadini, professionisti. Un referendum? Ma no. Penso che le istituzioni abbiano il diritto dovere di compiere questo tipo di scelte: naturalmente spiegando e coinvolgendo».
L'ubicazione a Montenero Basso sta facendo molto discutere.
«Posso solo dire che in queste ore stiamo analizzando la relazione arrivataci dall'Asl 6. Certo, noi ci riserviamo di fare una valutazione soprattutto dal punto di vista sanitario».
L'opposizione afferma anche che l'operazione del nuovo ospedale è soprattutto un gigantesco spot elettorale in vista delle prossime elezioni regionali di marzo. Che ribatte?
«Che la nostra è una buona sanità: ce lo riconoscono anche gli stessi ministri Tremonti e Sacconi. E l'aver governato con criterio ci dà la possibilità di fare investimenti senza prendere risorse dal bilancio regionale. L'operazione di Livorno rientra nel programma di riorganizzazione generale della sanità che abbiamo potuto mettere in atto grazie a questa buona gestione».
Parliamo di tempi. Quali sono i prossimi passi?
«A fine mese firmeremo il protocollo d'intesa, lì saranno indicati i tempi per la firma dell'accordo di programma che darà il via all'operazione».
Che ospedale immagina?
«Un ospedale che farà alzare il livello di tutta la sanità livornese. L'esperienza ce lo insegna: un nuovo presidio fa sentire i cittadini meglio accolti e serviti ma sprona anche gli operatori sanitari a fare di più. Per l'Asl sarà un modo per ripensare modelli di assistenza e stili di lavoro. Un ospedale più moderno e efficiente impone una riorganizzazione generale della sanità. E poi non bisogna trascurare i ritorni economici dell'operazione: costruire un nuovo ospedale vuol dire tanto lavoro in più per la città».
Già, ma le migliaia di euro spese per ristrutturare il vecchio?
«Sono state tutte spese funzionali a poter garantire l'efficienza dei servizi: continuare a puntare sul vecchio vorrebbe dire tornarci a spendere ogni anno. Certo, nella fase di transizione continueremo a investire per mantenere standard adeguati. Ora una scelta rapida può però consentire di convertire le risorse che già abbiamo stanziato per il vecchio ospedale sulla nuova struttura».
Si parla di più di 250 milioni di euro che servirebbero per metter su la nuova struttura. E di 100 milioni già pronti dalla Regione...
«Non corriamo troppo, di cifre ancora non parlo. Bisognerà comporre un puzzle di risorse, magari riproponendo un ragionamento già usato per operazioni simili. Ci sono le risorse che sono già state assegnate all'Asl, altre risorse arriveranno dalle alienazioni del vecchio immobile, su cui la Regione potrà intervenire in anticipazione. Si potrà poi pensare a mettere in campo un project financing per quei servizi che sono già oggetto di appalto esterno. Quel che mancherà poi ce lo metterà direttamente la Regione».
A Cisanello, 20 chilometri da qui, sta nascendo un ospedale di livello europeo. Livorno, pur col nuovo ospedale, non rischia ridimensionamenti?
«Paura immotivata. Livorno è una città importante e ha bisogno di una struttura adeguata. Se la Regione ha deciso di operare un forte investimento anche su Livorno significa che non c'è la volontà di ridimensionare».
Nota dolente. In città diversi denunciano la mancanza di un vero dibattito sull'operazione.
«Ribadisco che la scelta deve essere della città. Non mi sembra però che in questi ultimi mesi il dibattito sia mancato: io stesso ho partecipato a più di un incontro pubblico sull'argomento. E poi c'è ancora tempo per discutere con associazioni, cittadini, professionisti. Un referendum? Ma no. Penso che le istituzioni abbiano il diritto dovere di compiere questo tipo di scelte: naturalmente spiegando e coinvolgendo».
L'ubicazione a Montenero Basso sta facendo molto discutere.
«Posso solo dire che in queste ore stiamo analizzando la relazione arrivataci dall'Asl 6. Certo, noi ci riserviamo di fare una valutazione soprattutto dal punto di vista sanitario».
L'opposizione afferma anche che l'operazione del nuovo ospedale è soprattutto un gigantesco spot elettorale in vista delle prossime elezioni regionali di marzo. Che ribatte?
«Che la nostra è una buona sanità: ce lo riconoscono anche gli stessi ministri Tremonti e Sacconi. E l'aver governato con criterio ci dà la possibilità di fare investimenti senza prendere risorse dal bilancio regionale. L'operazione di Livorno rientra nel programma di riorganizzazione generale della sanità che abbiamo potuto mettere in atto grazie a questa buona gestione».
Parliamo di tempi. Quali sono i prossimi passi?
«A fine mese firmeremo il protocollo d'intesa, lì saranno indicati i tempi per la firma dell'accordo di programma che darà il via all'operazione».
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