Gioco
PARLA IL SINDACO
«Faremo rinascere il grande basket»
Luciano De Majo
◗
Il palasport nel giorno della sua inaugurazione; a sinistra, Cosimi«Il nostro obiettivo è lavorare perché il basket possa tornare all’altezza delle sue tradizioni in città». Dopo giorni di polemiche sui finanziamenti comunali al Basket Livorno, parla il sindaco Alessandro Cosimi. Che in una lunga intervista difende le scelte compiute dall’amministrazione: «Non è vero che abbiamo pagato più di quanto dovevamo, noi ci siamo sempre mossi in modo trasparente e con lo scopo di salvare un’attività storica»
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LIVORNO. Brutta storia questa del basket, caro sindaco...
«Se ci si riferisce al fatto che non c'è più una squadra di vertice, sono d'accordo, nel senso che è davvero spiacevole. Su altre questioni, anche che ho visto scritte in questi giorni, no».
Allora partiamo proprio dal denaro con cui l'amministrazione attraverso la Livorno sport ha finanziato la società: oltre 2 milioni e 300mila euro. Una bella cifra, no?
«Mi permetto di dividere in due fasi questa vicenda. Un milione e 49mila euro sono relativi al bilancio 2004-2005, quando la Livorno sport era socio unico: non dimentichiamo che il 5 giugno 2004, alla vigilia delle elezioni amministrative, la Livorno sport acquista a un euro le quote dal gruppo Mabo e si iscrive al campionato di serie A. A quel punto, come era possibile tornare indietro?».
Ma anche gli anni successivi l'amministrazione ha continuato a finanziare il basket. Perché?
«Per due ragioni fondamentali. La prima era la volontà di sostenere un'attività tradizionale, direi storica, per lo sport cittadino. La seconda era creare le condizioni per scendere, progressivamente, con la partecipazione pubblica alla società».
Vi chiedono in base a quali atti dell'amministrazione sono state ripianate le perdite.
«Tutti i soldi dati alla Livorno sport sono in delibere approvate dal consiglio comunale».
Ma lei ritiene giusto, o quantomeno opportuno, che una società professionistica sia finanziata con denaro pubblico?
«Succede in molte parti d'Italia quando l'obiettivo è favorire condizioni di passaggio e di ingresso di nuovi soci. Ed è ciò che abbiamo fatto».
Peccato, però, che una volta che la società è andata quasi totalmente in mano ai privati, tutto sia finito. Non è che i soci privati fossero poco affidabili?
«Io non getterei la croce addosso a loro, ai soci che sono arrivati da fuori. Siamo onesti: non è che abbiano trovato grande collaborazione, nel tessuto imprenditoriale cittadino. La risposta degli operatori della città è stata quella che è stata, non giriamoci attorno».
Addio basket per ora e per sempre, allora?
«Questo io non lo dico. Anzi, noi stiamo lavorando per far tornare la pallacanestro cittadina ai livelli che le competono, all'altezza della sua storia. Ed è questa la prospettiva per la quale affrontiamo anche la fase della liquidazione della società».
Quanto tempo ci vorrà?
«Qualche anno, sicuramente. Intanto chiudiamo questa fase, a partire dalla liquidazione di Livorno sport. E' una pagina che si chiude. Finisce l'era del Comune che assume impegni di gestione così elevati».
Mai più soci del basket, insomma?
«Mai dire mai. Al massimo potremmo avere una quota minima».
Ma se anche col 5 per cento avete ripianato i bilanci della società...
«No, questo no. Ecco, è un altro elemento da chiarire per bene: quando abbiamo avuto il 5 per cento, cioè le stagioni 2007-2008 e 2008-2009, abbiamo contribuito per 172mila euro. Gli altri soldi, versati nel 2007, erano riferiti alla perdita della stagione 2006-2007, nella quale la Livorno sport aveva il 50 per cento».
E in quella stagione il costo per le casse pubbliche a quanto ha ammontato?
«240mila euro più altri 272mila a copertura della perdita. In tutto 512mila euro, mentre i privati, che avevano in tutto l'altro 50 per cento, sotto forma di sponsorizzazioni hanno erogato 730mila euro. Come si vede, la Livorno sport ha dato meno del 50 per cento che le spettava. Quanto alla questione dell'impegno a coprire le perdite assunto tanto coi vecchi quanto coi nuovi soci, rappresentava l'elemento attraverso il quale si garantiva l'ingresso di nuovi soggetti in società. Ma è la stessa operazione che era stata compiuta anche in passato».
In passato?
«Sì, perché la prima volta che la Livorno sport entra in società nel basket è nel 1999, acquistando il 33 per cento dalla famiglia D'Alesio, mentre l'altro 33 per cento era stato rilevato dal Cantiere Orlando. E in quella stagione sborsò 66 milioni di lire per acquistare le quote più altri 133 per finanziare la società. E lo spirito di questa operazione era quello di contribuire a salvare il basket a Livorno. Lo stesso che ha animato anche noi».
«Se ci si riferisce al fatto che non c'è più una squadra di vertice, sono d'accordo, nel senso che è davvero spiacevole. Su altre questioni, anche che ho visto scritte in questi giorni, no».
Allora partiamo proprio dal denaro con cui l'amministrazione attraverso la Livorno sport ha finanziato la società: oltre 2 milioni e 300mila euro. Una bella cifra, no?
«Mi permetto di dividere in due fasi questa vicenda. Un milione e 49mila euro sono relativi al bilancio 2004-2005, quando la Livorno sport era socio unico: non dimentichiamo che il 5 giugno 2004, alla vigilia delle elezioni amministrative, la Livorno sport acquista a un euro le quote dal gruppo Mabo e si iscrive al campionato di serie A. A quel punto, come era possibile tornare indietro?».
Ma anche gli anni successivi l'amministrazione ha continuato a finanziare il basket. Perché?
«Per due ragioni fondamentali. La prima era la volontà di sostenere un'attività tradizionale, direi storica, per lo sport cittadino. La seconda era creare le condizioni per scendere, progressivamente, con la partecipazione pubblica alla società».
Vi chiedono in base a quali atti dell'amministrazione sono state ripianate le perdite.
«Tutti i soldi dati alla Livorno sport sono in delibere approvate dal consiglio comunale».
Ma lei ritiene giusto, o quantomeno opportuno, che una società professionistica sia finanziata con denaro pubblico?
«Succede in molte parti d'Italia quando l'obiettivo è favorire condizioni di passaggio e di ingresso di nuovi soci. Ed è ciò che abbiamo fatto».
Peccato, però, che una volta che la società è andata quasi totalmente in mano ai privati, tutto sia finito. Non è che i soci privati fossero poco affidabili?
«Io non getterei la croce addosso a loro, ai soci che sono arrivati da fuori. Siamo onesti: non è che abbiano trovato grande collaborazione, nel tessuto imprenditoriale cittadino. La risposta degli operatori della città è stata quella che è stata, non giriamoci attorno».
Addio basket per ora e per sempre, allora?
«Questo io non lo dico. Anzi, noi stiamo lavorando per far tornare la pallacanestro cittadina ai livelli che le competono, all'altezza della sua storia. Ed è questa la prospettiva per la quale affrontiamo anche la fase della liquidazione della società».
Quanto tempo ci vorrà?
«Qualche anno, sicuramente. Intanto chiudiamo questa fase, a partire dalla liquidazione di Livorno sport. E' una pagina che si chiude. Finisce l'era del Comune che assume impegni di gestione così elevati».
Mai più soci del basket, insomma?
«Mai dire mai. Al massimo potremmo avere una quota minima».
Ma se anche col 5 per cento avete ripianato i bilanci della società...
«No, questo no. Ecco, è un altro elemento da chiarire per bene: quando abbiamo avuto il 5 per cento, cioè le stagioni 2007-2008 e 2008-2009, abbiamo contribuito per 172mila euro. Gli altri soldi, versati nel 2007, erano riferiti alla perdita della stagione 2006-2007, nella quale la Livorno sport aveva il 50 per cento».
E in quella stagione il costo per le casse pubbliche a quanto ha ammontato?
«240mila euro più altri 272mila a copertura della perdita. In tutto 512mila euro, mentre i privati, che avevano in tutto l'altro 50 per cento, sotto forma di sponsorizzazioni hanno erogato 730mila euro. Come si vede, la Livorno sport ha dato meno del 50 per cento che le spettava. Quanto alla questione dell'impegno a coprire le perdite assunto tanto coi vecchi quanto coi nuovi soci, rappresentava l'elemento attraverso il quale si garantiva l'ingresso di nuovi soggetti in società. Ma è la stessa operazione che era stata compiuta anche in passato».
In passato?
«Sì, perché la prima volta che la Livorno sport entra in società nel basket è nel 1999, acquistando il 33 per cento dalla famiglia D'Alesio, mentre l'altro 33 per cento era stato rilevato dal Cantiere Orlando. E in quella stagione sborsò 66 milioni di lire per acquistare le quote più altri 133 per finanziare la società. E lo spirito di questa operazione era quello di contribuire a salvare il basket a Livorno. Lo stesso che ha animato anche noi».
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