Gioco
IL FUTURO DEL PORTO
Piccini, il ritorno del console "No alla guerra sui prezzi"
Reduce da un intervento chirurgico, il padre del porto lancia un appello: se ci dividiamo sarà la fine. "Ciascun operatore è forte in una nicchia di mercato. Se ciascuno attacca il mercato dell'altro proponendo ribassi tariffari, la conseguenza è che nessuno avrà un ritorno economico adeguato per poter fare gli investimenti, questi sì necessari"
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LIVORNO. «Colleghi imprenditori, resta un anno di sofferenza. Non cadiamo nella trappola di chi cerca di frantumarci. Non cediamo alle minacce esterne, alle lusinghe di minori costi e maggiori profitti. Nel 2011 arriverà la ripresa e allora ripartiremo, tutti insieme, ciascuno in quello che sa fare meglio: i contenitori, i prodotti forestali, le auto». E' un richiamo della foresta quello lanciato da Italo Piccini, indirizzato a quelli che hanno fatto il porto insieme a lui (Neri, D'Alesio, Fremura) e a quelli venuti dopo, da Lorenzini a Barbera. Ottantadue anni che compirà il 4 novembre, Piccini è reduce da un intervento chirurgico ma dimostra la grinta dei momenti migliori. Riceve nel salotto di casa in attesa di tornare al suo ufficio al Palazzo del Portuale. Attorno a questo tavolo ovale di radica, davanti a un grande specchio, mercoledì pomeriggio c'erano Thomas Eckelmann e Cecilia Battistello, i big del più importante alleato della Compagnia Portuale, la multinazionale Contship-Eurokai.
Sintermar che vi scippa le auto di Elia, Nieddu che si sposta a Carrara, Lorenzini che entra in guerra con Tdt: la crisi sta facendo vacillare gli equilibri consolidati del porto?
«Partiamo da un dato inoppugnabile. Il nostro porto è, per varietà di linee di navigazioni e di merci movimentate, il primo in Italia: qui si fa tutto, dai contenitori alla frutta alle auto. Ed è anche, pur se molti mostrano di averlo dimenticato, il secondo in Italia per fatturato e per giornate lavorate. In questo porto c'è un soggetto, la Compagnia Portuale, che continua la politica di alleanze con imprenditori: stiamo per aprire uno dei più grandi terminal frigo d'Europa in joint venture. Ma non ci siamo solo noi. Nel tempo sono cresciuti imprenditori oggi di primissimo piano, Giorgio Neri, Lorenzini. Questa ricchezza di uomini e di mezzi, alla ripresa che io vedo nel 2011, può dispiegarsi in una rapida conquista o riconquista di traffici. Dobbiamo prepararci a decollare. Ma tutti insieme».
Invece pare che ognuno vada per conto suo, no?
«Ci sono state fughe in avanti, traffici si sono spostati da una banchina all'altra solo per una questione di minori tariffe. Con la conseguenza che si è ridotto il fatturato generale del porto e la ricchezza da redistribuire in città».
Sintermar vi ha preso le auto e avete reagito con un picchettaggio.
«L'iniziativa è partita dalla Fratelli Elia, che è controllata da un fondo d'investimento, Clessidra. Una minaccia portata dall'esterno. Mi è molto dispiaciuto che un rapporto unitario consolidato sia stato contaminato».
E' vero che Sintermar o chi per essa si sta proponendo agli armatori che oggi scalano sulle vostre banchine proponendo consistenti ribassi tariffari?
«Ci sono tentativi di questo genere ma l'importante è reagire. Questi metodi non devono attecchire in porto».
Un altro intervento esterno che ha agitato il porto è stato quello del ministro Matteoli per la vicenda Tirrenia.
«Quello però è stato un compromesso per salvaguardare l'occupazione della cooperativa Unicoop. Ma insisto sul punto: c'è ancora un anno da sopportare, non buttiamo via tutto quello che abbiamo fatto di buono. Facciamoci trovare pronti alla ripresa».
Non è quello che dice Federico Barbera?
«Stimo Barbera e anche Renzo Conti. Loro però hanno posto l'accento su un problema che per me è secondario, quello della flessibilità del lavoro in porto e di una presunta scarsa produttività. Generalizzando e sbagliando. Ci sono squadre di portuali che fanno rese eccezionali. Se Barbera vuole cambiare le regole, deve mettersi a un tavolo e rifare il contratto con i sindacati».
Ci sono armatori, come Csav, che vi hanno lasciato perchè non erano soddisfatti del servizio e del lavoro.
«In quel caso c'è stato un problema specifico, quando più navi si trovavano a banchina è ovvio che qualcuna di esse soffriva. Ma Csav è tornata e ora ha una macchina interamente dedicata».
Piccini, lei dice: stiamo uniti e non facciamoci mettere l'un contro l'altro. Respingiamo le minacce esterne quando non portano ricchezza. Manteniamo quello spirito unitario che faceva parlare con un'unica voce lei, Fremura, Neri, D'Alesio. Non è un tentativo un po' velleitario di tornare a un tempo che non c'è più?
«No. Ciascun operatore è forte in una nicchia di mercato. Se ciascuno attacca il mercato dell'altro proponendo ribassi tariffari, la conseguenza è che nessuno avrà un ritorno economico adeguato per poter fare gli investimenti, questi sì necessari, e diventare nel proprio settore ancora più forte. Capisco che, in una situazione di crisi, prevalga l'istinto di sopravvivenza. Ma non è una strada lungimirante».
Dunque non è d'accordo con chi dice che la concorrenza è positiva perchè aiuta a migliorarsi.
«E' un'affermazione stupida. La concorrenza interna al porto divide, distrugge ricchezza, indebolisce gli operatori forti senza crearne altri. La frantumazione delle imprese è rovinosa per il porto. Ai miei amici imprenditori livornesi dico: stiamo attenti a non cadere nella trappola».
Sintermar che vi scippa le auto di Elia, Nieddu che si sposta a Carrara, Lorenzini che entra in guerra con Tdt: la crisi sta facendo vacillare gli equilibri consolidati del porto?
«Partiamo da un dato inoppugnabile. Il nostro porto è, per varietà di linee di navigazioni e di merci movimentate, il primo in Italia: qui si fa tutto, dai contenitori alla frutta alle auto. Ed è anche, pur se molti mostrano di averlo dimenticato, il secondo in Italia per fatturato e per giornate lavorate. In questo porto c'è un soggetto, la Compagnia Portuale, che continua la politica di alleanze con imprenditori: stiamo per aprire uno dei più grandi terminal frigo d'Europa in joint venture. Ma non ci siamo solo noi. Nel tempo sono cresciuti imprenditori oggi di primissimo piano, Giorgio Neri, Lorenzini. Questa ricchezza di uomini e di mezzi, alla ripresa che io vedo nel 2011, può dispiegarsi in una rapida conquista o riconquista di traffici. Dobbiamo prepararci a decollare. Ma tutti insieme».
Invece pare che ognuno vada per conto suo, no?
«Ci sono state fughe in avanti, traffici si sono spostati da una banchina all'altra solo per una questione di minori tariffe. Con la conseguenza che si è ridotto il fatturato generale del porto e la ricchezza da redistribuire in città».
Sintermar vi ha preso le auto e avete reagito con un picchettaggio.
«L'iniziativa è partita dalla Fratelli Elia, che è controllata da un fondo d'investimento, Clessidra. Una minaccia portata dall'esterno. Mi è molto dispiaciuto che un rapporto unitario consolidato sia stato contaminato».
E' vero che Sintermar o chi per essa si sta proponendo agli armatori che oggi scalano sulle vostre banchine proponendo consistenti ribassi tariffari?
«Ci sono tentativi di questo genere ma l'importante è reagire. Questi metodi non devono attecchire in porto».
Un altro intervento esterno che ha agitato il porto è stato quello del ministro Matteoli per la vicenda Tirrenia.
«Quello però è stato un compromesso per salvaguardare l'occupazione della cooperativa Unicoop. Ma insisto sul punto: c'è ancora un anno da sopportare, non buttiamo via tutto quello che abbiamo fatto di buono. Facciamoci trovare pronti alla ripresa».
Non è quello che dice Federico Barbera?
«Stimo Barbera e anche Renzo Conti. Loro però hanno posto l'accento su un problema che per me è secondario, quello della flessibilità del lavoro in porto e di una presunta scarsa produttività. Generalizzando e sbagliando. Ci sono squadre di portuali che fanno rese eccezionali. Se Barbera vuole cambiare le regole, deve mettersi a un tavolo e rifare il contratto con i sindacati».
Ci sono armatori, come Csav, che vi hanno lasciato perchè non erano soddisfatti del servizio e del lavoro.
«In quel caso c'è stato un problema specifico, quando più navi si trovavano a banchina è ovvio che qualcuna di esse soffriva. Ma Csav è tornata e ora ha una macchina interamente dedicata».
Piccini, lei dice: stiamo uniti e non facciamoci mettere l'un contro l'altro. Respingiamo le minacce esterne quando non portano ricchezza. Manteniamo quello spirito unitario che faceva parlare con un'unica voce lei, Fremura, Neri, D'Alesio. Non è un tentativo un po' velleitario di tornare a un tempo che non c'è più?
«No. Ciascun operatore è forte in una nicchia di mercato. Se ciascuno attacca il mercato dell'altro proponendo ribassi tariffari, la conseguenza è che nessuno avrà un ritorno economico adeguato per poter fare gli investimenti, questi sì necessari, e diventare nel proprio settore ancora più forte. Capisco che, in una situazione di crisi, prevalga l'istinto di sopravvivenza. Ma non è una strada lungimirante».
Dunque non è d'accordo con chi dice che la concorrenza è positiva perchè aiuta a migliorarsi.
«E' un'affermazione stupida. La concorrenza interna al porto divide, distrugge ricchezza, indebolisce gli operatori forti senza crearne altri. La frantumazione delle imprese è rovinosa per il porto. Ai miei amici imprenditori livornesi dico: stiamo attenti a non cadere nella trappola».
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