Il Tirreno

Livorno

LIVORNO/ LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

Parricida ottenne attenuanti"Ha ucciso, ma va compreso"

Luciano De Majo
Parricida ottenne attenuanti"Ha ucciso, ma va compreso"

Matteo Fioriti (foto), 25 anni, condannato a 16 anni e due mesi per aver ucciso il padre con quindici coltellate. Secondo la sentenza, le attenuanti vanno concesse «non perché Matteo sia da condividere, ma da comprendere: ha reagito con un gesto estremo, con una tragedia ad una situazione per i più comune, ma per lui assai problematica». Il giudice aggiunge anche che il ragazzo in carcere «ha un comportamento perfetto»

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Uccise il padre in un parcheggio di Livorno, colpendolo con quindici coltellate. Era il 29 maggio 2008 quando la rabbia di Matteo Fioriti, 25 anni da compiere a novembre, si scagliò contro il padre Fabrizio. Condannato a sedici anni e due mesi di carcere con rito abbreviato per omicidio volontario, il giudice del tribunale Elsa Iadaresta ha depositato in questi giorni le motivazioni della sentenza. Il giudice, nelle undici pagine del suo provvedimento, ricostruisce il fatto, dal giorno in cui avvenne l’omicidio a quello nel quale il giovane confessò di aver ammazzato il padre.

Il giudice spiega che il processo, nel quale l’imputato è entrato da reo confesso, si è incentrato essenzialmente sulla concessione o no delle attenuanti. Secondo la sentenza, le attenuanti vanno concesse «non perché Matteo sia da condividere, ma da comprendere: ha reagito con un gesto estremo, con una tragedia ad una situazione per i più comune, ma per lui assai problematica». Il giudice aggiunge anche che il ragazzo in carcere «ha avuto e tiene un comportamento perfetto e ha anche ripreso a studiare».

Quello che avvenne in via Pannocchia, nel parcheggio degli impianti sportivi dei Salesiani a Livorno, dunque, fu il frutto di un contesto estremamente complesso. «Un fatto sicuramente grave ma non scevro da aspetti critici che vanno considerati», scrive il giudice, secondo il quale il padre di Matteo, vittima dell’omicidio, «ha sicuramente raffigurato un ostacolo all’affrancazione di Matteo dalla sudditanza psicologica del genitore, che ancora una volta lo aveva turbato e ansieggiato con nuove fonti di preoccupazioni; lo aveva quasi provocato».

La difesa del giovane omicida, curata dall’avvocato Anna Francini, sta adesso riflettendo se presentare o no ricorso in Appello, scelta tutt’altro che improbabile.

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