Gioco
Svaligiata la villa di Bettarini spari per far scappare i ladri
Un vicino avrebbe anche sparato in aria per cercare di fermarli, ma i ladri, una banda di delinquenti che da qualche tempo imperversa nella zona di Guasticce prendendo di mira ville e villette, sono scappati lo stesso con la refurtiva. Gente pericolosa, non i soliti topi d'appartamento. Vittima del clamoroso furto avvenuto nella sua villa di Guasticce, il notissimo imprenditore livornese Fabrizio Bettarini, 40 anni, titolare dell'omonima azienda
LIVORNO. Un vicino avrebbe anche sparato in aria per cercare di fermarli, ma i ladri, una banda di delinquenti che da qualche tempo imperversa nella zona di Guasticce prendendo di mira ville e villette, sono scappati lo stesso con la refurtiva. Gente pericolosa, non i soliti topi d'appartamento, visto che quando è scattato l'allarme si sono armati di pennati e punte di ferro per farsi strada in ogni modo se qualcuno avesse provato a fermarli.
Vittima del clamoroso furto avvenuto nella sua villa di Guasticce, il notissimo imprenditore livornese Fabrizio Bettarini, 40 anni, titolare dell'omonima azienda di autogru. Bettarini, con questo episodio avvenuto lunedì sera, ha inanellato una serie incredibile di sfortune: nella tarda serata di sabato, infatti, ha investito con l'auto un cinghiale che gli ha attraversato la strada proprio mentre stava tornando a casa, distruggendogli la Mercedes.
Il colpo. I ladri sono entrati in azione intorno alle 19, quando la villa sulla strada 555, poco fuori dell'abitato di Guasticce, era deserta. «Sono passati con molta probabilità da un cancello sul retro, che da sui campi - ha spiegato Fabrizio Bettarini - ancora provato per la brutta avventura - e poi hanno sfondato la vetrata sul davanti della casa e sono entrati».
Il colpo è stato messo a segno da più persone, almeno quattro o cinque, visto che hanno agito velocemente: l'allarme è infatti entrato subito in funzione, e nonostante questo, i malviventi hanno utilizzato i pochi minuti a disposizione prima che arrivassero le forze dell'ordine per rovistare nelle stanze della villa, e portare via soldi, gioielli e oggetti di valore, tra i quali anche un pc. Per far questo i ladri hanno preso la federa di un lenzuolo e la hanno riempita, altre cose sono state portate evidentemente via a braccia. Un fatto questo che depone a favore dell'ipotesi che la banda fosse decisamente numerosa.
L'entità del danno subito non è ancora stata quantificata. Certo che si parla di diverse migliaia di euro.
Gli spari. Quando è scattato l'allarme, oltre che dai familiari di Bettarini che abitano in una costruzione vicina a quella svaligiata, è stato sentito anche da qualche altro residente della zona. Ancora il particolare non è stato precisato, ma sembra che qualcuno che abita nella zona abbia sparati alcuni colpi di arma da fuoco in aria, non si sa se vedendo i ladri scappare in strada e cercando di fermarli, oppure vedendoli nel giardino della villa e cercando invece di metterli in fuga. Sta di fatto che i ladri, che comunque sono stati visti mentre scavalcavano la recinzione, sono scappati con il bottino per la campagna.
Pronti a tutto. Sul posto sono accorsi i carabinieri che hanno iniziato le indagini, ascoltando i diversi testimoni dei fatti, mentre, dopo essere stato avvertito di quello che era successo, giungeva trafelato da Livorno anche Fabrizio Bettarini.
Durante il sopralluogo è emerso un particolare sconcertante: i ladri, quando è scattato l'allarme, si sono diretti al capanno degli attrezzi e hanno preso un pennato e un picchetto di ferro. Poi ritrovato all'esterno della villa. Fin troppo evidente quindi la loro volontà di non farsi catturare, pronti ad aprirsi comunque la strada usando queste armi contro chi avesse cercato di bloccarli.
Un particolare, questo, che la dice lunga sui questi delinquenti, che evidentemente non sono i soliti ladri che in casi simili si limitano a scappare e, al limite, cercano di divincolarsi se agguantati, come fanno sia i topi d'appartamento italiani che, in genere i nomadi.
Quindi questa volta si trattava di gente decisa a tutto, e quindi molto pericolosa. In casi simili avvenuti anche in altre parti della Toscana, in genere si è visto che questi comportamenti sono tipici di gruppi di slavi, di varie etnie, che agiscono quasi con tecniche militari.
«Siamo indifesi». Forse è proprio questa la cosa che ha messo in apprensione Fabrizio Bettarini: «Forse è stato meglio che in casa non ci fosse nessuno, con questa gente non si sa mai come può andare a finire. Certo - ha proseguito - che noi tutti siamo in balìa di questi delinquenti. Ormai anche gli allarmi servono a poco contro questa piaga, visto che questi delinquenti non si spaventano davanti a nulla. E poi c'è la rabbia di vedere che quando vengono presi - continua l'imprenditore - questi malviventi sono scarcerati dopo poco, e, se sono stranieri, non siamo nemmeno capaci di rimandarli a casa loro. Proprio non so dove andremo a finire».
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