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LIVORNO
Eni: "Né a Klesch, né ad altri la raffineria non è in vendita"
Le procedure di vendita sono state definitivamente chiuse e la raffineria di Livorno resterà in mano all'Eni. E' quanto i dirigenti del gruppo Eni hanno comunicato ai sindacati di categoria e alle rsu aziendali nel corso dell'incontro romano presso il Ministero dello Sviluppo economico. A riferirlo è la Cgil di Livorno
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LIVORNO. L’Eni non vende più la raffineria. Né a Klesch, né a nessun altro. La procedura di vendita avviata a febbraio con la pubblicazione di un bando «è da ritenersi conclusa»: così hanno detto i dirigenti di Eni ieri nell’incontro con i sindacati nazionali e provinciali dei chimici e con la rappresentanza sindacale della raffineria.
Ma allo stesso tempo l’Eni non ha fatto alcun cenno agli investimenti chiesti dai sindacati per garantire una prospettiva a medio-lungo periodo. Da qui i timori per la tenuta dei livelli occupazionali nei prossimi anni, considerando anche che, in base ad alcune indagini interne, nel giro di tre anni potrebbero maturare i requisiti per il pensionamento dai 100 ai 200 dipendenti. Dunque, una notizia agrodolce da Roma: non del tutto sgombrati i timori di un declino dello stabilimento.
E se da una parte Gary Klesch chiarisce di essere ancora interessato allo stabilimento, dall’altra Eni ufficializza che la questione è archiviata definitivamente. A margine dell’incontro un dirigente Eni avrebbe dichiarato: «Con Klesch l’impianto avrebbe forse chiuso nel 2012, così prendiamo un po’ di tempo in più».
La dirigenza di Eni (Busato, Calabrò, Frisanda, Stefani, Onnis, Cuomo) ha ufficializzato che dal 30 settembre - data in cui scadeva la trattativa con Klesch - la raffineria non è più in vendita. I sindacalti hanno affrontato le varie incognite: fra le principali c’è la prevista messa al bando nel 2015 degli oli combustibili, una delle produzioni principali della raffineria.
Ma i dirigenti dell’Eni hanno risposto che la nicchia di mercato a cui si rivolge la raffineria di Livorno non sarà toccata dal divieto. La società ha anche annunciato che se dovesse essere ridotta per legge la percentuale di zolfo consentita negli oli combustibili, gli impianti verrebbero adeguati. E ha fornito rassicurazioni anche su un’altra produzione a rischio, quella dei lubrificanti, accennando a uno sviluppo della produzione di bitumi. Non è però stato fatto cenno all’unico investimento in grado di dare una prospettiva certa alla raffineria: l’impianto di conversione, che l’Eni non è disposta a realizzare. Il gruppo si è comunque impegnato a rimettere mano al piano industriale 2008-2011, quello che cancellava qualsiasi investimento da Livorno.
«Sembra di capire - riassume Antonio Fidanza, che all’incontro rappresentava la Filcem Cgil livornese - che l’Eni punti molto sull’ottimizzazione e sull’efficientamento dell’impianto». Ma i «tagli del personale non sono sostenibili, non ci sarebbero le forze per far girare l’impianto». La trattativa proseguirà a Livorno: incontri in cui si affronteranno i dettagli per migliorare l’efficienza della raffineria. Sventata la minaccia di una vendita al buio, ora c’è il rischio di un lento declino.

Ma allo stesso tempo l’Eni non ha fatto alcun cenno agli investimenti chiesti dai sindacati per garantire una prospettiva a medio-lungo periodo. Da qui i timori per la tenuta dei livelli occupazionali nei prossimi anni, considerando anche che, in base ad alcune indagini interne, nel giro di tre anni potrebbero maturare i requisiti per il pensionamento dai 100 ai 200 dipendenti. Dunque, una notizia agrodolce da Roma: non del tutto sgombrati i timori di un declino dello stabilimento.
E se da una parte Gary Klesch chiarisce di essere ancora interessato allo stabilimento, dall’altra Eni ufficializza che la questione è archiviata definitivamente. A margine dell’incontro un dirigente Eni avrebbe dichiarato: «Con Klesch l’impianto avrebbe forse chiuso nel 2012, così prendiamo un po’ di tempo in più».
La dirigenza di Eni (Busato, Calabrò, Frisanda, Stefani, Onnis, Cuomo) ha ufficializzato che dal 30 settembre - data in cui scadeva la trattativa con Klesch - la raffineria non è più in vendita. I sindacalti hanno affrontato le varie incognite: fra le principali c’è la prevista messa al bando nel 2015 degli oli combustibili, una delle produzioni principali della raffineria.
Ma i dirigenti dell’Eni hanno risposto che la nicchia di mercato a cui si rivolge la raffineria di Livorno non sarà toccata dal divieto. La società ha anche annunciato che se dovesse essere ridotta per legge la percentuale di zolfo consentita negli oli combustibili, gli impianti verrebbero adeguati. E ha fornito rassicurazioni anche su un’altra produzione a rischio, quella dei lubrificanti, accennando a uno sviluppo della produzione di bitumi. Non è però stato fatto cenno all’unico investimento in grado di dare una prospettiva certa alla raffineria: l’impianto di conversione, che l’Eni non è disposta a realizzare. Il gruppo si è comunque impegnato a rimettere mano al piano industriale 2008-2011, quello che cancellava qualsiasi investimento da Livorno.
«Sembra di capire - riassume Antonio Fidanza, che all’incontro rappresentava la Filcem Cgil livornese - che l’Eni punti molto sull’ottimizzazione e sull’efficientamento dell’impianto». Ma i «tagli del personale non sono sostenibili, non ci sarebbero le forze per far girare l’impianto». La trattativa proseguirà a Livorno: incontri in cui si affronteranno i dettagli per migliorare l’efficienza della raffineria. Sventata la minaccia di una vendita al buio, ora c’è il rischio di un lento declino.
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