Gioco
LIVORNO
La raffineria resterà Eni
«Nessuna novità nel medio periodo» dicono dal gruppo I sindacati chiedono un nuovo piano industriale su Livorno
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LIVORNO. La raffineria di Stagno resterà all'Eni «almeno nel medio periodo», cioè per un-due anni. Queste le indiscrezioni che filtrano dal gruppo petrolitero all'indomani dall'uscita di scena di Gary Klesch e alla vigilia dell'incontro di lunedì con i sindacati. Resta, da parte di Eni, la prospettiva di cedere l'impianto ma al momento non ci sono potenziali compratori con cui intavolare trattative. Per cui, «per ora non si vende, poi si vedrà».
L'Eni prende tempo, insomma. Anche perchè vendere alle condizioni dettate dall'accordo ministeriale non è facile. Lunedì i sindacati chiederanno ai dirigenti del gruppo un nuovo piano industriale per il sito di Livorno, partendo dal presupposto che dovrà esserci anche in futuro un'attività di raffinazione. L'attuale piano triennale, che non prevede investimenti su Livorno ma solo interventi di manutenzione, dovrà essere aggiornato alla luce del verbale ministeriale. Se da una parte c'è soddisfazione per il siluramento di Klesch, il rischio adesso è che l'Eni abbandoni Livorno a un graduale declino. Fra l'altro nei prossimi anni matureranno il diritto alla pensione almeno 100 dei 450 dipendenti.
Una preoccupazione che è dominante nelle fila del centrodestra. «Gli applausi a scena aperta che hanno accolto il no dell'Eni hanno qualcosa di demenziale» dice il capogruppo Pdl in Comune Marco Taradash. «L'esultanza con cui gran parte della classe politica e sindacale cittadina ha salutato la "cacciata dell'invasore" è del tutto irragionevole. La classe dirigente di Livorno dimostra ancora una volta una mentalità autarchica che ha trasformato il declino in destino. L'Eni non ha nessuna intenzione di spendere nemmeno un centesimo per lo sviluppo e la modernizzazione dell'impianto livornese. Questo comporta una lenta e sicura agonia della raffineria e dell'indotto, ed è questo che la più parte della politica e del sindacato oggi festeggiano». Taradash riconosce a Cosimi di avere avuto «l'unica voce dissonante dal coro»: «giustamente ha espresso più preoccupazione che gioia».
«Esultare? Piuttosto c'è da preoccuparsi - aggiunge Maurizio Zingoni, coordinatore Pdl - Per l'Eni il sito di Livorno non è più strategico e dunque non ci saranno investimenti e si andrà alla trasformazione a deposito. Klesch perlomeno garantiva l'attività. Questa è una vittoria di Pirro».
L'Eni prende tempo, insomma. Anche perchè vendere alle condizioni dettate dall'accordo ministeriale non è facile. Lunedì i sindacati chiederanno ai dirigenti del gruppo un nuovo piano industriale per il sito di Livorno, partendo dal presupposto che dovrà esserci anche in futuro un'attività di raffinazione. L'attuale piano triennale, che non prevede investimenti su Livorno ma solo interventi di manutenzione, dovrà essere aggiornato alla luce del verbale ministeriale. Se da una parte c'è soddisfazione per il siluramento di Klesch, il rischio adesso è che l'Eni abbandoni Livorno a un graduale declino. Fra l'altro nei prossimi anni matureranno il diritto alla pensione almeno 100 dei 450 dipendenti.
Una preoccupazione che è dominante nelle fila del centrodestra. «Gli applausi a scena aperta che hanno accolto il no dell'Eni hanno qualcosa di demenziale» dice il capogruppo Pdl in Comune Marco Taradash. «L'esultanza con cui gran parte della classe politica e sindacale cittadina ha salutato la "cacciata dell'invasore" è del tutto irragionevole. La classe dirigente di Livorno dimostra ancora una volta una mentalità autarchica che ha trasformato il declino in destino. L'Eni non ha nessuna intenzione di spendere nemmeno un centesimo per lo sviluppo e la modernizzazione dell'impianto livornese. Questo comporta una lenta e sicura agonia della raffineria e dell'indotto, ed è questo che la più parte della politica e del sindacato oggi festeggiano». Taradash riconosce a Cosimi di avere avuto «l'unica voce dissonante dal coro»: «giustamente ha espresso più preoccupazione che gioia».
«Esultare? Piuttosto c'è da preoccuparsi - aggiunge Maurizio Zingoni, coordinatore Pdl - Per l'Eni il sito di Livorno non è più strategico e dunque non ci saranno investimenti e si andrà alla trasformazione a deposito. Klesch perlomeno garantiva l'attività. Questa è una vittoria di Pirro».
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