Gioco
LIVORNO
Sposa il suo violentatorelui condannato, lei indagata
Luciano De Majo
Lui è stato condannato a tre anni e due mesi. Prima della sentenza la moglie prova a ritrattare la denuncia fatta a suo tempo. Ma il giudice non le crede
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È stato condannato a tre anni e due mesi un livornese di 54 anni, Oreste Merli, che il tribunale di Livorno ha ritenuto colpevole di violenza sessuale e lesioni. Vittima dell’episodio, avvenuto a Livorno nel giugno del 2006, è Tania Sozzi, una donna di 44 anni che nel frattempo ha sposato l’imputato. La stessa donna ha testimoniato poche ore prima della sentenza, ritrattando di fatto quanto aveva detto nella querela che a suo tempo presentò alla polizia.
Una querela assai circostanziata, perché la donna riferì che, dopo essere tornata da una serata trascorsa con amici in discoteca, trovò Merli sotto casa sua che la picchiò violentemente e voleva costringerla a un rapporto sessuale. «Mi ha strappato le mutandine e mi ha toccato nelle parti intime», disse la donna agli agenti di polizia.
Ma in tribunale, davanti ai tre giudici del collegio e al pubblico ministero, Tania Sozzi ha ritrattato tutto. «Ho detto cose che non erano vere, e di questo mi sono scusata con Oreste», ha detto in aula. Ma i giudici non le hanno creduto, condannando il marito e trasmettendo alla Procura della Repubblica gli atti relativi alla sua deposizione, nella quale i magistrati potrebbero individuare il reato di falsa testimonianza.
Una querela assai circostanziata, perché la donna riferì che, dopo essere tornata da una serata trascorsa con amici in discoteca, trovò Merli sotto casa sua che la picchiò violentemente e voleva costringerla a un rapporto sessuale. «Mi ha strappato le mutandine e mi ha toccato nelle parti intime», disse la donna agli agenti di polizia.
Ma in tribunale, davanti ai tre giudici del collegio e al pubblico ministero, Tania Sozzi ha ritrattato tutto. «Ho detto cose che non erano vere, e di questo mi sono scusata con Oreste», ha detto in aula. Ma i giudici non le hanno creduto, condannando il marito e trasmettendo alla Procura della Repubblica gli atti relativi alla sua deposizione, nella quale i magistrati potrebbero individuare il reato di falsa testimonianza.
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