Il Tirreno

Livorno

CRISI ECONOMICA E LAVORO

L'economia è in ginocchio Settemila posti a rischio

Juna Goti
L'economia è in ginocchio Settemila posti a rischio

Già licenziate oltre mille persone ma molte altre tremano. Dati choc della Cgil: la mappa della crisi in provincia sembra quasi un bollettino di guerra, con numeri che fanno paura. Le aziende che hanno dichiarato lo stato di crisi sono più di cento, con oltre 4170 lavoratori in cassa integrazione ordinaria e altri 3000 interessati da altri ammortizzatori sociali. I licenziamenti collettivi, nelle cifre del sindacato, sono stati 587

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LIVORNO. Oltre settemila posti di lavoro a rischio e più di mille che sono già volati via in pochi mesi (metà di precari). La mappa della crisi nella nostra provincia sembra quasi un bollettino di guerra, con numeri che fanno paura. I dati raccolti dalla Cgil (e aggiornati al settembre 2009) rivelano che - dalla componentistica ai servizi, dall'alimentare al porto - le aziende che hanno dichiarato lo stato di crisi a Livorno e in provincia sono più di cento, con oltre 4170 lavoratori in cassa integrazione ordinaria e altri 3000 interessati da altri ammortizzatori sociali. I licenziamenti collettivi, nelle aziende considerate dalla Cgil, sono stati 587. E nel computo non ci sono i licenziamenti individuali delle piccole imprese. Molti dei 2mila disoccupati che nelle ultime settimane si sono rivolti ai centri per l'impiego vengono proprio dalle crepe del piccolo commercio e della mini produzione.

Meccanica in ginocchio
. Il settore che soffre e preoccupa di più è quello della componentistica auto. Basta sfogliare l'elenco delle aziende per incappare in una sfilza di "calo dei volumi". Tra Trw, Magna e Pierburg gli operai in cassa integrazione ordinaria sono 520, senza considerare l'indotto (alla Panini, ad esempio, tremano in 25). E poi ci sono i 173 operai ex Delphi che da tre anni aspettano una risposta. Ma alla crisi scritta nero su bianco sfugge un dato: non quello dei licenziati, ma quello dei non riconfermati. Un esempio: sempre considerando i tre colossi - Trw, Magna e Pierburg - gli interinali persi tra il 2008 e il 2009 sono circa 400.

Siderurgia in ginocchio
. A far lievitare i numeri neri della metalmeccanica è il black out che ha colpito la siderurgia a Piombino, dove le aziende senza ossigeno sono più di venti. Solo alla Lucchini i posti che traballano sono quasi 2mila (1500 cassaintegrati, 70 in mobilità e altri 70 già a casa)

Edilizia e trasporti frenano
. C'è chi li definisce le new entry della crisi. La frenata del mondo dei trasporti arriva dopo il crollo della componentistica: in città sono scoppiate decine di piccole realtà, soprattutto in ambito portuale. Vedi la Sia, azienda in liquidazione che manda a casa 20 dipendenti, o la Mercurio dove dopo una lunga lotta sindacale sono finiti in cassa integrazione in 8 su 24 (ma sul piatto ce ne erano 15). In liquidazione la Enco, con 45 licenziamenti collettivi.
I grandi gruppi stanno in piedi, ma fanno fatica: alla Compagnia Portuale per una contrazione dei traffici, si è fatto ricorso a 473 contratti di solidarietà. Unicoop servizi ha tagliato praticamente un quarto del personale: 11 licenziamenti e 36 cassaintegrati.

Mattone aiutaci tu
. Sarebbe stata la frase clou di qualche tempo fa. E invece anche l'edilizia frena. Per farsi un'idea basta dare un'occhiata ai dati di Bottoni e Donati: il primo ha messo in cassa integrazione 10 dipendenti su 16, il secondo 20 su 35. E in tutta la città - senza considerare le ditte che non hanno diritto agli ammortizzatori - ci sono 100 operai in bilico.

I tagli nella scuola
. Paura e incertezza non si respirano solo in fabbrica: a settembre le porte delle scuole di Livorno e provincia (nidi, elementari, medie e superiori) si sono aperte con 228 posti in meno, tra personale tecnico-amministrativo (70) e docenti (158) non riconfermati. Se a questi aggiungiamo i 196 operatori che sono andati in pensione senza essere sostituiti, il numero delle cattedre volate via con la prima campanella sale addirittura a 424.

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