Il Tirreno

Livorno

LIVORNO

«Il processo si fa in tribunale»

Luciano De Majo
A sinistra, il procuratore Francesco De Leo; sopra, l’avv. Alberto Uccelli; sotto, l’avv. Vito Vannucci
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A sinistra, il procuratore Francesco De Leo; sopra, l’avv. Alberto Uccelli; sotto, l’avv. Vito Vannucci

Il rischio è che documenti come questo possano essere scritti non solo a favore, ma anche contro persone coinvolte in un processo

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LIVORNO. «Uno dei pericoli che vedo è che appelli come questo possano essere fatti non soltanto a favore, ma anche contro le persone coinvolte in un processo». Interviene anche il procuratore della Repubblica, Francesco De Leo, sulla vicenda della lettera firmata da 224 persone, a favore dell'imputata del processo sui falsi negativi del Corat, l'infermiera Susanna Fiorini.

«L'approccio preoccupa»
Secondo il capo della Procura, è quantomeno «singolare questa lettera-appello, nella quale si esprime una certezza: quella dell'innocenza dell'imputata di questo processo». Nessuna volontà polemica, assicura De Leo, nelle sue considerazioni a proposito di questo fatto. «La mia - dice - non vuole essere una risposta a chi ha promosso e scritto questo documento: più che altro una riflessione di carattere sociologico. Non metto in discussione il diritto a manifestare la solidarietà, l'affetto e la vicinanza a questa persona, ciò è pienamente legittimo, ci mancherebbe altro. Il problema, però, è che se la giustizia è esercizio di ragione, fatti del genere non possono non suscitare preoccupazione, in termini di approccio alla giustizia stessa».

I processi in piazza
La grande carica di solidarietà che ha quasi investito il processo nel quale è imputata l'infermiera Susanna Fiorini ha sorpreso tutti. Anche perché è arrivata dopo un periodo nel quale il clima sembrava essere sfavorevole alla donna. E la sorpresa si è accresciuta quando, sui tavoli delle redazioni dei giornali, ha cominciato a circolare questa lettera. In città non era mai avvenuto. E anche il procuratore De Leo non ha esperienze di episodi di questo tipo. «Il rischio di portare la giustizia, i processi fuori dai tribunali - considera - è quello che stiamo correndo, ovviamente al di là di questa lettera specifica: spesso ci lamentiamo dei processi che vengono celebrati in piazze mediatiche televisive, dove almeno, fra l'altro, c'è un minimo di confronto e il contraddittorio è, quindi, garantito».

«Il tribunale è garanzia»
«Bisogna ricordare sempre - conclude il procuratore della Repubblica - che il tribunale è la garanzia massima, per tutti. Il tribunale non giudica sulla base di sensazioni emotive, ma di fatti. Giudica sulla base dell'evidenza e, come detto, della ragione».

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