Sicurezza
LIVORNO
«Il processo si fa in tribunale»
Luciano De Majo
◗
A sinistra, il procuratore Francesco De Leo; sopra, l’avv. Alberto Uccelli; sotto, l’avv. Vito VannucciIl rischio è che documenti come questo possano essere scritti non solo a favore, ma anche contro persone coinvolte in un processo
2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Uno dei pericoli che vedo è che appelli come questo possano essere fatti non soltanto a favore, ma anche contro le persone coinvolte in un processo». Interviene anche il procuratore della Repubblica, Francesco De Leo, sulla vicenda della lettera firmata da 224 persone, a favore dell'imputata del processo sui falsi negativi del Corat, l'infermiera Susanna Fiorini.
«L'approccio preoccupa»
Secondo il capo della Procura, è quantomeno «singolare questa lettera-appello, nella quale si esprime una certezza: quella dell'innocenza dell'imputata di questo processo». Nessuna volontà polemica, assicura De Leo, nelle sue considerazioni a proposito di questo fatto. «La mia - dice - non vuole essere una risposta a chi ha promosso e scritto questo documento: più che altro una riflessione di carattere sociologico. Non metto in discussione il diritto a manifestare la solidarietà, l'affetto e la vicinanza a questa persona, ciò è pienamente legittimo, ci mancherebbe altro. Il problema, però, è che se la giustizia è esercizio di ragione, fatti del genere non possono non suscitare preoccupazione, in termini di approccio alla giustizia stessa».
I processi in piazza
La grande carica di solidarietà che ha quasi investito il processo nel quale è imputata l'infermiera Susanna Fiorini ha sorpreso tutti. Anche perché è arrivata dopo un periodo nel quale il clima sembrava essere sfavorevole alla donna. E la sorpresa si è accresciuta quando, sui tavoli delle redazioni dei giornali, ha cominciato a circolare questa lettera. In città non era mai avvenuto. E anche il procuratore De Leo non ha esperienze di episodi di questo tipo. «Il rischio di portare la giustizia, i processi fuori dai tribunali - considera - è quello che stiamo correndo, ovviamente al di là di questa lettera specifica: spesso ci lamentiamo dei processi che vengono celebrati in piazze mediatiche televisive, dove almeno, fra l'altro, c'è un minimo di confronto e il contraddittorio è, quindi, garantito».
«Il tribunale è garanzia»
«Bisogna ricordare sempre - conclude il procuratore della Repubblica - che il tribunale è la garanzia massima, per tutti. Il tribunale non giudica sulla base di sensazioni emotive, ma di fatti. Giudica sulla base dell'evidenza e, come detto, della ragione».
«L'approccio preoccupa»
Secondo il capo della Procura, è quantomeno «singolare questa lettera-appello, nella quale si esprime una certezza: quella dell'innocenza dell'imputata di questo processo». Nessuna volontà polemica, assicura De Leo, nelle sue considerazioni a proposito di questo fatto. «La mia - dice - non vuole essere una risposta a chi ha promosso e scritto questo documento: più che altro una riflessione di carattere sociologico. Non metto in discussione il diritto a manifestare la solidarietà, l'affetto e la vicinanza a questa persona, ciò è pienamente legittimo, ci mancherebbe altro. Il problema, però, è che se la giustizia è esercizio di ragione, fatti del genere non possono non suscitare preoccupazione, in termini di approccio alla giustizia stessa».
I processi in piazza
La grande carica di solidarietà che ha quasi investito il processo nel quale è imputata l'infermiera Susanna Fiorini ha sorpreso tutti. Anche perché è arrivata dopo un periodo nel quale il clima sembrava essere sfavorevole alla donna. E la sorpresa si è accresciuta quando, sui tavoli delle redazioni dei giornali, ha cominciato a circolare questa lettera. In città non era mai avvenuto. E anche il procuratore De Leo non ha esperienze di episodi di questo tipo. «Il rischio di portare la giustizia, i processi fuori dai tribunali - considera - è quello che stiamo correndo, ovviamente al di là di questa lettera specifica: spesso ci lamentiamo dei processi che vengono celebrati in piazze mediatiche televisive, dove almeno, fra l'altro, c'è un minimo di confronto e il contraddittorio è, quindi, garantito».
«Il tribunale è garanzia»
«Bisogna ricordare sempre - conclude il procuratore della Repubblica - che il tribunale è la garanzia massima, per tutti. Il tribunale non giudica sulla base di sensazioni emotive, ma di fatti. Giudica sulla base dell'evidenza e, come detto, della ragione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
