Il Tirreno

Livorno

LA BATTAGLIA LEGALE

Chiedono al giudicedi imporre il ritorno dei prof di sostegno

Gianluca della Maggiore.

«Chi non ha possibilità economiche, non può far valere i diritti sacrosanti dei figli». Lo afferma, anche contro il suo interesse, l'avvocato Silvia Bondi. «Purtroppo è così - rivela la legale - C'è una legge, la 104/92 che tutela l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti dei disabili, che è diventata una legge-fantasma

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LIVORNO. «Chi non ha possibilità economiche, non può far valere i diritti sacrosanti dei figli».
Lo afferma, anche contro il suo interesse, l'avvocato Silvia Bondi. «Purtroppo è così - rivela la legale - C'è una legge, la 104/92 che tutela l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti dei disabili, che è diventata una legge-fantasma. Per avere diritti bisogna pagarsi l'avvocato».

È all'avvocato Bondi che diversi genitori dei bambini disabili (almeno una decina) si sono rivolti in questi mesi per riottenere quei diritti che i tagli al sostegno stanno drammaticamente negando.
E questo ricordando che il risultato, pur trattandosi di diritti costituzionalmente garantiti, non sempre è garantito.

Scure Gelmini.
Ma qual è il percorso da seguire? Fino allo scorso anno era più semplice: poteva bastare anche un unico passaggio con le istituzioni scolastiche per vedersi riassegnare le ore di sostegno spettanti. «Ma con i tagli di quest'anno le cose si sono complicate» dice l'avvocato Bondi. La coperta è più corta: così per far smuovere il ministero spesso non resta che procedere attraverso un ricorso d'urgenza alla magistratura ordinaria. O («ma è di gran lunga la via più costosa») fare ricorso al Tar.

L'istanza. La prima mossa, spiega nel dettaglio l'avvocato Bondi, è presentare un'istanza formale sia all'Ufficio scolastico provinciale (l'ex-Provveditorato), sia alla direzione didattica della scuola dove il bambino è iscritto. Il contenuto? Si chiede che al bambino vengano garantite le ore di sostegno che gli spettano, allegando la relazione rilasciata dall'Asl in sede di accertamento dell'handicap. «È questo documento l'ariete da usare per sfondare le resistenze: perché si evidenzia l'inadempimento da parte della Pubblica Amministrazione nei confronti di una certificazione della Asl» spiega l'avvocato. Attraverso una complessa operazione di riorganizzazione del puzzle delle assegnazioni, gli uffici dell'Usp erano fin qui riusciti a sbrogliare le matasse.

Ricorso d'urgenza e Tar.
Ma se dal Provveditorato, come sta accadendo in questi giorni, non si riceve risposta o viene detto che mancano le risorse necessarie da Roma, scatta la fase due. È il momento del cosiddetto ricorso d'urgenza («ex art. 700») al tribunale ordinario di Firenze: «In 15 giorni - dice Bondi - è possibile ottenere il conseguente decreto provvisorio d'urgenza in cui si ordina l'assegnazione delle ore spettanti per quel bambino», obbligando in pratica il Ministero ad assumere personale a tempo determinato. I bambini sono immediatamente reintegrati nei loro diritti «perché di fatto - fa notare l'avvocato - sussistono tutte i presupposti di necessità e d'urgenza per ottenere il decreto». Nella fase di merito c'è però sempre il rischio di vedersi ribaltare quanto stabilito con la decretazione d'urgenza. Il procedimento ordinario - spiega Bondi - invece «può durare anche anni». E il ricorso al Tar? «La procedura è simile - chiosa l'avvocato - ma ha dei costi molto più elevati»

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