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LIVORNO
La frustata di Confindustria:Authority, basta coi politici
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Il presidente degli industriali Andrea Gemignani e, a sinistra, un momento dell’incontro di ieri«L'indirizzo generale di Confindustria è che le Autorità portuali siano guidate in futuro da tecnici, bisogna superare le nomine politiche». Parola di Andrea Gemignani, presidente di Confidustria Livorno
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LIVORNO. «L'indirizzo generale di Confindustria è che le Autorità portuali siano guidate in futuro da tecnici, bisogna superare le nomine politiche». Parola di Andrea Gemignani, presidente di Confidustria Livorno. Dicembre 2010, scadenza naturale del mandato di Roberto Piccini alla guida di Palazzo Rosciano, non è poi così lontano. Dal quartier generale di via Roma, Gemignani manda segnali chiari: riferimenti espliciti nessuno, ma tra le righe si legge molto: «Alla guida delle Authority servono persone di provata esperienza».
E fin qui, niente di strano. Ma il presidente degli industriali aggiunge anche che servono persone «che abbiano la capacità di costruire un piano regolatore in condivisione col territorio e il sistema industriale: stop alle nomine politiche, mettiamoci gente che faccia la differenza veramente». Gemignani ha accanto il presidente degli industriali genovesi Giovanni Calvini e Cesare Trevisani, vicepresidente nazionale per le infrastrutture, logistica e mobilità di Confindustria. «Qui il piano regolatore del porto è del 1954 - si lascia scappare Trevisani - forse qualcosina bisogna mettere a posto...». Le dichiarazioni arrivano al termine di una mattinata di full immersion tra imprenditori toscani, liguri, laziali e umbri per discutere di porti tra «nuove infrastrutture e nuove opportunità». Sul piatto le strategie dell'associazione. «L'evoluzione dello scenario intorno a noi - spiega Trevisani, inviando messaggi a governo, regioni e enti locali - dice chiaro che anche a livello infrastrutturale bisogna andar oltre i particolarismi, servono scelte a livello di sistema». Come a ribadire che, per competere col Nord Europa e coi colossi dagli occhi a mandorla, la dimensione minima di Livorno guarda al sistema dei porti dell'Alto Tirreno. Soprattutto ora che l'uscita dalla crisi pare concretizzarsi con un gigantismo navale ancora più accentuato.
Genova e Livorno, da questo punto di vista, devono andare obbligatoriamente a braccetto. «Partiamo da un gap infrastrutturale e competitivo rispetto alle altre nazioni - afferma Gemignani - siamo fermi a 20-30 anni fa, serve un piano strategico che superi localismi e regionalismi». Ma Confidustria preme anche perché sia superato al più presto il caos normativo (revisione della legge 84/94 in primis). «Ormai gli imprenditori che investono in porto - punge Gemignani - sono degli eroi, lo fanno in un quadro di incertezza normativa: si rischiano capitali, sperando in bene».
E fin qui, niente di strano. Ma il presidente degli industriali aggiunge anche che servono persone «che abbiano la capacità di costruire un piano regolatore in condivisione col territorio e il sistema industriale: stop alle nomine politiche, mettiamoci gente che faccia la differenza veramente». Gemignani ha accanto il presidente degli industriali genovesi Giovanni Calvini e Cesare Trevisani, vicepresidente nazionale per le infrastrutture, logistica e mobilità di Confindustria. «Qui il piano regolatore del porto è del 1954 - si lascia scappare Trevisani - forse qualcosina bisogna mettere a posto...». Le dichiarazioni arrivano al termine di una mattinata di full immersion tra imprenditori toscani, liguri, laziali e umbri per discutere di porti tra «nuove infrastrutture e nuove opportunità». Sul piatto le strategie dell'associazione. «L'evoluzione dello scenario intorno a noi - spiega Trevisani, inviando messaggi a governo, regioni e enti locali - dice chiaro che anche a livello infrastrutturale bisogna andar oltre i particolarismi, servono scelte a livello di sistema». Come a ribadire che, per competere col Nord Europa e coi colossi dagli occhi a mandorla, la dimensione minima di Livorno guarda al sistema dei porti dell'Alto Tirreno. Soprattutto ora che l'uscita dalla crisi pare concretizzarsi con un gigantismo navale ancora più accentuato.
Genova e Livorno, da questo punto di vista, devono andare obbligatoriamente a braccetto. «Partiamo da un gap infrastrutturale e competitivo rispetto alle altre nazioni - afferma Gemignani - siamo fermi a 20-30 anni fa, serve un piano strategico che superi localismi e regionalismi». Ma Confidustria preme anche perché sia superato al più presto il caos normativo (revisione della legge 84/94 in primis). «Ormai gli imprenditori che investono in porto - punge Gemignani - sono degli eroi, lo fanno in un quadro di incertezza normativa: si rischiano capitali, sperando in bene».
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