Gioco
SUMMIT AL MINISTERO CONTO ALLA ROVESCIA
L'Eni sotto l'assedio del ragù
Juna Goti
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IL PRESIDIO E LA FESTA. Con mogli e figli al “pranzo di lotta” davanti alla raffineriaProteste, solidarietà, ma anche immancabile ironia. Perché, nonostante il momento non sia proprio uno dei più rosei, alla tentazione dello sfottò resistono in pochi. Ieri mattina, di fianco ai cancelli della raffineria di Stagno - accanto ai vari "Ci appartiEni" e "Solidarietà agli operai in lotta" - è apparso un nuovo striscione: "Festa dell'UniKlesch"
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LIVORNO. Proteste, solidarietà, ma anche immancabile ironia. Perché, nonostante il momento non sia proprio uno dei più rosei, alla tentazione dello sfottò resistono in pochi. Ieri mattina, di fianco ai cancelli della raffineria di Stagno - accanto ai vari "Ci appartiEni" e "Solidarietà agli operai in lotta" - è apparso un nuovo striscione: "Festa dell'UniKlesch". Il riferimento è ovvio, ma le abbuffate alla Rotonda d'Ardenza (anche quelle tutte livornesi) c'entrano davvero poco.
I lavoratori dell'Eni hanno organizzato un pranzo speciale davanti all'ingresso dello stabilimento di Stagno. «Un modo per farci forza l'uno con l'altro dopo una settimana di presidio - ripetono - ma anche una occasione per stare con le nostre famiglie». Intorno alla tavolata ci sono fidanzate, mogli e bambini: tanti. Ognuno ha portato qualcosa da aggiungere al menù: farro (quello freddo «perché con questo caldo si starebbe meglio al mare»), arrosto, bibite.
Negli ultimi giorni è stata messa in piedi anche una colletta per acquistare la carne da arrostire sulla brace. Un bracerino sistemato una decina di metri più avanti e rigorosamente guardato a vista da due estintori. «Siamo già a 150 wurstel», scherza Andrea, uno dei lavoratori, mentre saluta il presidente Kutufà, anche lui armato di forchetta.
Ma il grosso del pranzo è stato offerto da chi si è fatto avanti per manifestare solidarietà agli operai. «Magari aiutandoli a svagarsi con una bella mangiata, perché no?», sorridono le dipendenti della Coop 8 Marzo.
Le prime a presentarsi davanti ai cancelli della raffineria sono state proprio loro, che mestolata dopo mestolata hanno distribuito circa cento piatti di rigatoni al ragù. Altrettante schiacciatine farcite sono arrivate, invece, dai negozi del mercato centrale, soprattutto dalla pizzicheria Onida-Stoppa e dalla Panetteria Amaranto. E poi ci sono quei due fiaschi di vino rosso offerti a sorpresa da due livornesi di mezza età che a mezzogiorno hanno fatto una capatina al presidio: «Siamo operai anche noi, in bocca al lupo per tutto».
Davanti ai cancelli si continua a scherzare (nel frattempo sono spuntati lo striscione "Klesch club" e un cane con la pettorina firmata "No Klesch"), ma non si smette di fare sul serio. Il presidio andrà avanti a oltranza e tra un boccone e l'altro i lavoratori decidono chi dovrà fare il turno di notte. L'incontro al ministero si avvicina e la preoccupazione è alle stelle.
Intanto i vertici nazionali di Rifondazione comunista si schierano al fianco delle lotte operaie: all'Eni ma anche alla Delphi o alla Giolfo e Calcagno.
Quanto alla raffineria, Rifondazione vuole che sia bloccata la vendita a Klesh e sia costretta l'Eni a bonificare le aree inquinate. Al governo si chiedono «impegni reali» per il «rilancio delle attività di raffinazione dello stabilimento» con investimenti «per l'innovazione tecnologica e per la diversificazione ecologica delle attività produttive, anche realizzando a Livorno un polo regionale e nazionale delle energie rinnovabili».
I lavoratori dell'Eni hanno organizzato un pranzo speciale davanti all'ingresso dello stabilimento di Stagno. «Un modo per farci forza l'uno con l'altro dopo una settimana di presidio - ripetono - ma anche una occasione per stare con le nostre famiglie». Intorno alla tavolata ci sono fidanzate, mogli e bambini: tanti. Ognuno ha portato qualcosa da aggiungere al menù: farro (quello freddo «perché con questo caldo si starebbe meglio al mare»), arrosto, bibite.
Negli ultimi giorni è stata messa in piedi anche una colletta per acquistare la carne da arrostire sulla brace. Un bracerino sistemato una decina di metri più avanti e rigorosamente guardato a vista da due estintori. «Siamo già a 150 wurstel», scherza Andrea, uno dei lavoratori, mentre saluta il presidente Kutufà, anche lui armato di forchetta.
Ma il grosso del pranzo è stato offerto da chi si è fatto avanti per manifestare solidarietà agli operai. «Magari aiutandoli a svagarsi con una bella mangiata, perché no?», sorridono le dipendenti della Coop 8 Marzo.
Le prime a presentarsi davanti ai cancelli della raffineria sono state proprio loro, che mestolata dopo mestolata hanno distribuito circa cento piatti di rigatoni al ragù. Altrettante schiacciatine farcite sono arrivate, invece, dai negozi del mercato centrale, soprattutto dalla pizzicheria Onida-Stoppa e dalla Panetteria Amaranto. E poi ci sono quei due fiaschi di vino rosso offerti a sorpresa da due livornesi di mezza età che a mezzogiorno hanno fatto una capatina al presidio: «Siamo operai anche noi, in bocca al lupo per tutto».
Davanti ai cancelli si continua a scherzare (nel frattempo sono spuntati lo striscione "Klesch club" e un cane con la pettorina firmata "No Klesch"), ma non si smette di fare sul serio. Il presidio andrà avanti a oltranza e tra un boccone e l'altro i lavoratori decidono chi dovrà fare il turno di notte. L'incontro al ministero si avvicina e la preoccupazione è alle stelle.
Intanto i vertici nazionali di Rifondazione comunista si schierano al fianco delle lotte operaie: all'Eni ma anche alla Delphi o alla Giolfo e Calcagno.
Quanto alla raffineria, Rifondazione vuole che sia bloccata la vendita a Klesh e sia costretta l'Eni a bonificare le aree inquinate. Al governo si chiedono «impegni reali» per il «rilancio delle attività di raffinazione dello stabilimento» con investimenti «per l'innovazione tecnologica e per la diversificazione ecologica delle attività produttive, anche realizzando a Livorno un polo regionale e nazionale delle energie rinnovabili».
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