Gioco
SVOLTA PER LA RAFFINERIA
Il ministro convoca i vertici di Eni
Juna Goti
Finalmente c'è una data: il 17 settembre alle ore 17 sindacati e istituzioni saranno nel quartier generale del ministero per lo sviluppo economico per confrontarsi con il governo sulla vicenda Eni
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LIVORNO. Finalmente c'è una data: il 17 settembre alle ore 17 sindacati e istituzioni saranno nel quartier generale del ministero per lo sviluppo economico per confrontarsi con il governo sulla vicenda Eni. Dopo quattro giorni di protesta e il blocco a oltranza della raffineria, ieri a Stagno si è aperto il primo spiraglio. E non solo in senso figurato: i lavoratori nel tardo pomeriggio hanno lasciato varcare i cancelli alcuni mezzi che trasportavano le sostanze necessarie per la messa in sicurezza degli impianti. In cambio l'Eni mette nero su bianco: «A seguito della convocazione da parte del ministero dello sviluppo economico, l'Eni conferma la massima disponibilità al dialogo con le parti sociali e alla partecipazione all'incontro e comunica, inoltre, che entro tale data non verrà presa alcuna decisione in merito al futuro della raffineria».
Ma andiamo per ordine. E' il quarto giorno di presidio: mentre su una delle cisterne sventola un operaio-manichino col cappio al collo, in prefettura sono barricati per un incontro-fiume il viceprefetto Romeo, i rappresentanti delle istituzioni (Cosimi, Picchi, Kutufà e Bacci), gli esponenti delle Rsu, i sindacati (Cgil, Cisl e Uil) e alcuni dirigenti aziendali (Loddo e Cucinella). L'incontro è stato convocato dal prefetto dopo che l'azienda si è fatta avanti chiedendo l'interruzione del blocco operaio per garantire la sicurezza degli impianti.
In più, dietro le quinte c'è anche il blitz dei lavoratori che, intorno alle 4.30, sono riusciti a ritardare la partenza di una ventina di autobotti dirette a Calenzano (dove si trova l'altro deposito Eni), dimezzando i turni di carico.
Il tavolo inizia con un duro braccio di ferro tra azienda e sindacati che non si interrompe fino a quando, ufficializzata dal sindaco la notizia dell'incontro al ministero, arriva anche l'impegno di Eni a mandare un segnale di apertura (sollecitato da Cosimi e da Kutufà). «E' una nostra conquista - rivendica il segretario Cgil, Maurizio Strazzullo, nel dopo-prefettura davanti ai lavoratori - ce la siamo presa con questo presidio. Ma non è sufficiente: dobbiamo andare avanti fino a quando non avremo risposte concrete». Insomma, il blocco non si ferma e presto coinvolgerà anche Calenzano.
Alla fine, come da accordi, nella raffineria entrano solo i quattro camion che trasportano le sostanze assolutamente indispensabili che serviranno a mantenere in funzione almeno una caldaia. E lo fanno passando in mezzo a un corridoio di operai che applaudono: «Questo ingresso non è un segno di debolezza bensì una piccola vittoria». La raffineria dovrebbe comunque "spengersi", azzerando (o quasi) i livelli di produzione, all'alba di domani.
Ma andiamo per ordine. E' il quarto giorno di presidio: mentre su una delle cisterne sventola un operaio-manichino col cappio al collo, in prefettura sono barricati per un incontro-fiume il viceprefetto Romeo, i rappresentanti delle istituzioni (Cosimi, Picchi, Kutufà e Bacci), gli esponenti delle Rsu, i sindacati (Cgil, Cisl e Uil) e alcuni dirigenti aziendali (Loddo e Cucinella). L'incontro è stato convocato dal prefetto dopo che l'azienda si è fatta avanti chiedendo l'interruzione del blocco operaio per garantire la sicurezza degli impianti.
In più, dietro le quinte c'è anche il blitz dei lavoratori che, intorno alle 4.30, sono riusciti a ritardare la partenza di una ventina di autobotti dirette a Calenzano (dove si trova l'altro deposito Eni), dimezzando i turni di carico.
Il tavolo inizia con un duro braccio di ferro tra azienda e sindacati che non si interrompe fino a quando, ufficializzata dal sindaco la notizia dell'incontro al ministero, arriva anche l'impegno di Eni a mandare un segnale di apertura (sollecitato da Cosimi e da Kutufà). «E' una nostra conquista - rivendica il segretario Cgil, Maurizio Strazzullo, nel dopo-prefettura davanti ai lavoratori - ce la siamo presa con questo presidio. Ma non è sufficiente: dobbiamo andare avanti fino a quando non avremo risposte concrete». Insomma, il blocco non si ferma e presto coinvolgerà anche Calenzano.
Alla fine, come da accordi, nella raffineria entrano solo i quattro camion che trasportano le sostanze assolutamente indispensabili che serviranno a mantenere in funzione almeno una caldaia. E lo fanno passando in mezzo a un corridoio di operai che applaudono: «Questo ingresso non è un segno di debolezza bensì una piccola vittoria». La raffineria dovrebbe comunque "spengersi", azzerando (o quasi) i livelli di produzione, all'alba di domani.
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