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STRADE KILLER
Dossi vietati ma solo per i livornesi
Elisa Sironi
C'è chi pensa che sia la panacea di tutti i mali del traffico selvaggio, l'unico metodo per rallentare davvero la corsa degli automobilisti in città. E che autovelox, segnali luminosi, acustici e quant'altro non abbiano la stessa efficacia
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LIVORNO. C'è chi pensa che sia la panacea di tutti i mali del traffico selvaggio, l'unico metodo per rallentare davvero la corsa degli automobilisti in città. E che autovelox, segnali luminosi, acustici e quant'altro non abbiano la stessa efficacia: stiamo parlando dei dissuasori che molti livornesi vorrebbero seminati lungo le arterie principali.
E cioè viale Carducci, viale Italia, l'Aurelia e Corso Mazzini, arterie che stimolano l'affondo sull'acceleratore.
Peccato che il legislatore che ha redatto il nuovo codice della strada non la pensi allo stesso modo. O almeno che abbia voluto salvaguardare i mezzi di soccorso che si troverebbero altrimenti a rallentare. Questo spiega perché l'articolo 179, del codice stradale recita che i dossi artificiali possono essere messi solo su strade residenziali, nei parchi pubblici e privati, vietandone categoricamente l'impiego sugli "itinerari preferenziali" usati normalmente dai servizi di soccorso.
Eppure sembra che altri comuni ignorino tranquillamente il divieto installando i dissuasori anche nelle vie di scorrimento su cui hanno buona probabilità di viaggiare ambulanze e Vigili del Fuoco. Così accade, ad esempio, sulla via della Principessa di San Vincenzo o sulla vecchia Aurelia tra Castiglioncello e Rosignano. «Innanzitutto - precisa l'assessore alla mobilità del Comune di Livorno Maurizio Bettini - bisognerebbe vedere dove sono stati posizionati. Se davvero sono stati messi nelle vie principali, allora sono contro il codice stradale. È sbagliato però credere che sia l'unica soluzione. La legge impone che non siano più alti di 7 centimetri. Forse può indurre le moto a rallentare, ma prendiamo ad esempio un suv, neanche si accorge che esiste. Anche un'auto può passarvi sopra a tutta velocità senza per questo scomporsi più di tanto».
Materia ancora più intricata è quella dei passaggi pedonali rialzati. Non sono assolutamente contemplati dal codice della strada e la dottrina ritiene che laddove il codice tace vuol dire che c'è un divieto. Ignorarlo significa assumersi la responsabilità civile e penale di eventuali danni. "Una grossa responsabilità" rimarca Bettini. «Ne abbiamo uno proprio di fronte al Comune. L'altro giorno ci hanno investito una signora».
Si è provato allora con i segnali luminosi per capire che lasciavano il tempo che trovavano. Un po' più di speranze erano riposte in quegli acustici che incrementano la rumorosità in base alla velocità di marcia. Tolti per le lamentele degli stessi residenti che li avevano chiesti. «E comunque - specifica Bettini - il codice prevede di installarli solo sulle strade extraurbane» Sembra che neanche i rilevatori di velocità come quello posizionato vicino a Quercianella, all'imbocco della variante funzionino più di tanto. Una volta scoperto che dietro non si nasconde nessun obiettivo traditore gli automobilisti non rimangono più impressionati dalla propria velocità sparata su un pannello.
«L'amministrazione può intervenire chiedendo ai vigili urbani controlli a tappeto con l'autovelox, ma si tratta sempre si misure repressive che non risolvono il problema alla radice. Poi si potrebbe ripensare l'assetto della viabilità, ma questo è un altro paio di maniche».
E cioè viale Carducci, viale Italia, l'Aurelia e Corso Mazzini, arterie che stimolano l'affondo sull'acceleratore.
Peccato che il legislatore che ha redatto il nuovo codice della strada non la pensi allo stesso modo. O almeno che abbia voluto salvaguardare i mezzi di soccorso che si troverebbero altrimenti a rallentare. Questo spiega perché l'articolo 179, del codice stradale recita che i dossi artificiali possono essere messi solo su strade residenziali, nei parchi pubblici e privati, vietandone categoricamente l'impiego sugli "itinerari preferenziali" usati normalmente dai servizi di soccorso.
Eppure sembra che altri comuni ignorino tranquillamente il divieto installando i dissuasori anche nelle vie di scorrimento su cui hanno buona probabilità di viaggiare ambulanze e Vigili del Fuoco. Così accade, ad esempio, sulla via della Principessa di San Vincenzo o sulla vecchia Aurelia tra Castiglioncello e Rosignano. «Innanzitutto - precisa l'assessore alla mobilità del Comune di Livorno Maurizio Bettini - bisognerebbe vedere dove sono stati posizionati. Se davvero sono stati messi nelle vie principali, allora sono contro il codice stradale. È sbagliato però credere che sia l'unica soluzione. La legge impone che non siano più alti di 7 centimetri. Forse può indurre le moto a rallentare, ma prendiamo ad esempio un suv, neanche si accorge che esiste. Anche un'auto può passarvi sopra a tutta velocità senza per questo scomporsi più di tanto».
Materia ancora più intricata è quella dei passaggi pedonali rialzati. Non sono assolutamente contemplati dal codice della strada e la dottrina ritiene che laddove il codice tace vuol dire che c'è un divieto. Ignorarlo significa assumersi la responsabilità civile e penale di eventuali danni. "Una grossa responsabilità" rimarca Bettini. «Ne abbiamo uno proprio di fronte al Comune. L'altro giorno ci hanno investito una signora».
Si è provato allora con i segnali luminosi per capire che lasciavano il tempo che trovavano. Un po' più di speranze erano riposte in quegli acustici che incrementano la rumorosità in base alla velocità di marcia. Tolti per le lamentele degli stessi residenti che li avevano chiesti. «E comunque - specifica Bettini - il codice prevede di installarli solo sulle strade extraurbane» Sembra che neanche i rilevatori di velocità come quello posizionato vicino a Quercianella, all'imbocco della variante funzionino più di tanto. Una volta scoperto che dietro non si nasconde nessun obiettivo traditore gli automobilisti non rimangono più impressionati dalla propria velocità sparata su un pannello.
«L'amministrazione può intervenire chiedendo ai vigili urbani controlli a tappeto con l'autovelox, ma si tratta sempre si misure repressive che non risolvono il problema alla radice. Poi si potrebbe ripensare l'assetto della viabilità, ma questo è un altro paio di maniche».
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