Gioco
LA RAFFINERIA ALL’ASTA
Ora all'Eni sono venuti i dubbi
Cristiano Meoni
Gary Klesch è tornato a Londra e da oggi riprenderà il suo tran-tran quotidiano di operazioni di borsa e risanamenti aziendali. A Livorno non ha lasciato una buona impressione di sè. Non ha convinto i manager dell'Eni, che finora in questa vicenda sono stati i suoi principali sponsor accreditandolo come «un gruppo industriale serio»
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LIVORNO. Gary Klesch è tornato a Londra e da oggi riprenderà il suo tran-tran quotidiano di operazioni di borsa e risanamenti aziendali. A Livorno non ha lasciato una buona impressione di sè. Non ha convinto i manager dell'Eni, che finora in questa vicenda sono stati i suoi principali sponsor accreditandolo come «un gruppo industriale serio».
Lunedì sera, dopo la maratona con Gary Klesch e i suoi consulenti, i dirigenti della raffineria e quelli venuti da Roma apparivano provati. E non solo per la full-immersion in inglese tra "slide" e cifre. Era bastato stare un giorno fianco a fianco con il finanziere, nella saletta della ex direzione della raffineria, per rendersi conto delle molte lacune della proposta di Klesch: un soggetto probabilmente "unfit", inadeguato, a gestire un business complesso come quello del petrolio.
Nessuno lo ammetterà ufficialmente, perlopiù durante una fase di mandato esclusivo, ma i dubbi sulla reale capacità della Klesch and Company di comprare e soprattutto gestire un impianto di raffinazione sono corposi.
Questo è filtrato dalla cortina fumogena che l'Eni ha innalzato sul "meeting" con la delegazione londinese. E questo si è dedotto dalle telefonate che, da ieri mattina, hanno tempestato il cellulare di Paolo Scaroni, l'amministratore delegato dell'Eni. In una sola giornata, dopo settimane di silenzi, Scaroni ha parlato della vicenda livornese con Massimo D'Alema, Enrico Letta e Ermete Realacci e a tutti ha ripetuto che l'Eni vuole vendere Stagno ma non è detto che la venda a Klesch.
Durante il "meeting" di lunedì Klesch non ha fatto le domande che Eni voleva sentire e ha fatto invece quelle che non voleva sentire. Ha dato l'impressione di non avere neppure un'idea di piano industriale e ha mostrato di non conoscere niente della materia - neppure come è organizzato il sistema della distribuzione di carburante in Italia. Si è detto sorpreso della reazione dei lavoratori della raffineria, mostrando una totale mancanza di conoscenza del contesto italiano. E questa situazione ha un po' spiazzato i manager dell'Eni. Peraltro la copertura delle perdite garantita dal "cane a sei zampe" sarebbe di solo un anno. E dunque, se la situazione economica dovesse precipitare per qualche motivo, l'impianto potrebbe andare in bancarotta e allora addio posti di lavoro e pure addio soldi per la bonifica.
Si capisce così la prudenza con cui i vertici dell'Eni valutano la "due diligence", evitando accuratamente pronostici. Perchè, il 28 settembre, al già convocato consiglio d'amministrazione, il report potrebbe anche essere di segno negativo. Il pressing su Scaroni, da ieri mattina, si è fatto forte.
Ieri mattina la delegazione di Klesch and Company si è nuovamente incontrata con i rappresentanti di Eni, lontano dalle urla dei manifestanti: in una sala del Cral Eni in viale Ippolito Nievo. Una riunione nella quale sono stati approfonditi alcuni dettagli che erano stati solo abbozzati lunedì e alla quale Gary Klesch non ha partecipato.
Tra qualche giorno, forse prima del previsto, sapremo se il finanziere sarà il nuovo padrone della raffineria.
Lunedì sera, dopo la maratona con Gary Klesch e i suoi consulenti, i dirigenti della raffineria e quelli venuti da Roma apparivano provati. E non solo per la full-immersion in inglese tra "slide" e cifre. Era bastato stare un giorno fianco a fianco con il finanziere, nella saletta della ex direzione della raffineria, per rendersi conto delle molte lacune della proposta di Klesch: un soggetto probabilmente "unfit", inadeguato, a gestire un business complesso come quello del petrolio.
Nessuno lo ammetterà ufficialmente, perlopiù durante una fase di mandato esclusivo, ma i dubbi sulla reale capacità della Klesch and Company di comprare e soprattutto gestire un impianto di raffinazione sono corposi.
Questo è filtrato dalla cortina fumogena che l'Eni ha innalzato sul "meeting" con la delegazione londinese. E questo si è dedotto dalle telefonate che, da ieri mattina, hanno tempestato il cellulare di Paolo Scaroni, l'amministratore delegato dell'Eni. In una sola giornata, dopo settimane di silenzi, Scaroni ha parlato della vicenda livornese con Massimo D'Alema, Enrico Letta e Ermete Realacci e a tutti ha ripetuto che l'Eni vuole vendere Stagno ma non è detto che la venda a Klesch.
Durante il "meeting" di lunedì Klesch non ha fatto le domande che Eni voleva sentire e ha fatto invece quelle che non voleva sentire. Ha dato l'impressione di non avere neppure un'idea di piano industriale e ha mostrato di non conoscere niente della materia - neppure come è organizzato il sistema della distribuzione di carburante in Italia. Si è detto sorpreso della reazione dei lavoratori della raffineria, mostrando una totale mancanza di conoscenza del contesto italiano. E questa situazione ha un po' spiazzato i manager dell'Eni. Peraltro la copertura delle perdite garantita dal "cane a sei zampe" sarebbe di solo un anno. E dunque, se la situazione economica dovesse precipitare per qualche motivo, l'impianto potrebbe andare in bancarotta e allora addio posti di lavoro e pure addio soldi per la bonifica.
Si capisce così la prudenza con cui i vertici dell'Eni valutano la "due diligence", evitando accuratamente pronostici. Perchè, il 28 settembre, al già convocato consiglio d'amministrazione, il report potrebbe anche essere di segno negativo. Il pressing su Scaroni, da ieri mattina, si è fatto forte.
Ieri mattina la delegazione di Klesch and Company si è nuovamente incontrata con i rappresentanti di Eni, lontano dalle urla dei manifestanti: in una sala del Cral Eni in viale Ippolito Nievo. Una riunione nella quale sono stati approfonditi alcuni dettagli che erano stati solo abbozzati lunedì e alla quale Gary Klesch non ha partecipato.
Tra qualche giorno, forse prima del previsto, sapremo se il finanziere sarà il nuovo padrone della raffineria.
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