Gioco
AURELIA BLOCCATA
Clacson di solidarietàma anche tante proteste e il traffico va in tilt
◗
URLA all’indirizzo di un camionistaOgni tanto scherzano e si preparano a lanciare un "agguato" a base di acqua minerale al collega di turno seduto sul marciapiede. Per ingannare il gran caldo delle ore di punta. Ma anche per stemperare la tensione, che quando bussa la stanchezza si fa anche più pesante
2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Ogni tanto scherzano e si preparano a lanciare un "agguato" a base di acqua minerale al collega di turno seduto sul marciapiede. Per ingannare il gran caldo delle ore di punta. Ma anche per stemperare la tensione, che quando bussa la stanchezza si fa anche più pesante. Se poi c'è da fare i conti con gli automobilisti...
Per tutta la mattinata, a intervalli più o meno regolari, i lavoratori Eni e quelli delle ditte appaltatrici hanno passeggiato sulle strisce pedonali che si trovano davanti allo stabilimento in segno di protesta, rallentando il traffico sull'Aurelia. E gli automobilisti? I più sono stati solidali (quantomeno pazienti) e, soprattutto i camionisti, hanno accompagnato la protesta degli operai suonando a più non posso il clacson. Ma dopo più di un'ora di coda qualche nervo salta e la vicinanza va a farsi friggere.
Il primo a sbuffare è un camionista della Mercurio: dall'alto del suo abitacolo inveisce e grida sulle teste dei manifestanti-pedoni. La tensione sale e vola qualche schiaffo, ma solo allo sportello. Domanda: ma una vicenda simile non era capitata proprio ai lavoratori della Mercurio (a rischio stipendio) qualche tempo fa? Per fortuna i dipendenti della ditta di Parma che passano poco dopo si mostrano decisamente più solidali. Sarà stato un caso isolato di stress da volante. E invece no: circa un'ora più tardi, due donne a bordo di un'utilitaria superano tutte le auto in fila e si presentano davanti al cordone. Scendono. La più giovane, seduta al posto del passeggero, inizia a gridare: «Basta, dovete farmi passare. Ora chiamo i carabinieri». Sbatte la portiera, agita le mani: «Sono in fila da tre ore, andate a quel paese». Ed ecco la frase che nessuno si aspetterebbe: «Vergognatevi, c'è gente che deve lavorare». Parole che, più che accendere la miccia fanno cadere le braccia. Così gli operai si fanno da parte e l'auto sgassa.
Per tutta la mattinata, a intervalli più o meno regolari, i lavoratori Eni e quelli delle ditte appaltatrici hanno passeggiato sulle strisce pedonali che si trovano davanti allo stabilimento in segno di protesta, rallentando il traffico sull'Aurelia. E gli automobilisti? I più sono stati solidali (quantomeno pazienti) e, soprattutto i camionisti, hanno accompagnato la protesta degli operai suonando a più non posso il clacson. Ma dopo più di un'ora di coda qualche nervo salta e la vicinanza va a farsi friggere.
Il primo a sbuffare è un camionista della Mercurio: dall'alto del suo abitacolo inveisce e grida sulle teste dei manifestanti-pedoni. La tensione sale e vola qualche schiaffo, ma solo allo sportello. Domanda: ma una vicenda simile non era capitata proprio ai lavoratori della Mercurio (a rischio stipendio) qualche tempo fa? Per fortuna i dipendenti della ditta di Parma che passano poco dopo si mostrano decisamente più solidali. Sarà stato un caso isolato di stress da volante. E invece no: circa un'ora più tardi, due donne a bordo di un'utilitaria superano tutte le auto in fila e si presentano davanti al cordone. Scendono. La più giovane, seduta al posto del passeggero, inizia a gridare: «Basta, dovete farmi passare. Ora chiamo i carabinieri». Sbatte la portiera, agita le mani: «Sono in fila da tre ore, andate a quel paese». Ed ecco la frase che nessuno si aspetterebbe: «Vergognatevi, c'è gente che deve lavorare». Parole che, più che accendere la miccia fanno cadere le braccia. Così gli operai si fanno da parte e l'auto sgassa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
