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LIVORNO

Bloccati gli ingressi, raffineria ko

Juna Goti
<strong>FERMO</strong> «Da qui non si passa» intimano i manifestanti al conducente della cisterna
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FERMO «Da qui non si passa» intimano i manifestanti al conducente della cisterna

"Da qui non si passa". Va avanti a oltranza il blocco dei lavoratori Eni che da due giorni protestano davanti ai cancelli della raffineria di Stagno per dire no alla vendita dell'impianto e alle trattative in corso con il finanziere d'assalto Gary Klesch

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LIVORNO. "Da qui non si passa". Va avanti a oltranza il blocco dei lavoratori Eni che da due giorni protestano davanti ai cancelli della raffineria di Stagno per dire no alla vendita dell'impianto e alle trattative in corso con il finanziere d'assalto Gary Klesch. Per tutta la giornata di ieri nessun mezzo (ad eccezione di auto private e di servizio) è riuscito a superare le cancellate del sito: in mattinata venti autobotti hanno dovuto fare dietrofront (perlopiù in direzione Calenzano, dove c'è un deposito di carburante di Eni), mentre nel pomeriggio decine di camion hanno sostato nel piazzale di lato per poi rimandare le consegne. Nessuna tregua, quindi, con una novità: lunedì e martedì è stato indetto il primo sciopero che interesserà tutto il reparto spedizioni.

Fateci entrare Teso il clima davanti all'impianto: i lavoratori - i primi sono arrivati intorno alle 4.30 - sistemano il gazebo di protesta e si preparano a marciare di nuovo sulle strisce pedonali. Qualche attimo di tensione si registra quando, davanti alla sbarra di accesso, è atteso il primo dei camion che dovranno trasportare fuori dall'impianto lo zolfo. Un'operazione fondamentale senza la quale, nel giro di pochi giorni, potrebbe addirittura interrompersi il ciclo di raffinazione: nella produzione del gasolio, infatti, le cisterne si riempiono di zolfo e una volta piene, devono essere svuotate per consentire la ripresa del processo. Il mezzo è pronto, i lavoratori non hanno alcuna intenzione di lasciarlo entrare. Così, un po' a sorpresa, i vertici aziendali (in presenza di alcuni agenti della Digos) chiedono un faccia a faccia con gli esponenti delle Rsu e dei sindacati.

Il no degli operai «Non ci tireremo indietro fino a quando non avremo risposte certe - chiarisce Mauriszio Strazzullo (Cgil) al termine dell'incontro - L'ipotesi Klesch non ci convince e il presidio va avanti». In altre parole: lo zolfo non uscirà dalla raffineria. «L'azienda - riprende Francesca Cantini (Uil) - si è appellata al nostro senso di responsabilità e ci ha chiesto di osservare le procedure previste dal contratto nazionale. Ma il nostro più grande nemico ora è il tempo: il 28 settembre si riunirà il consiglio di amministrazione dell'Eni, non possiamo stare a guardare». Nel pomeriggio, poi, viene diffusa una nota ufficiale: sono partite le procedure di "raffreddamento" degli impianti in vista dello sciopero generale e per il 15 e 16 settembre è stato indetto lo stop del reparto spedizioni. Proclamato anche lo stato di agitazione.
Intanto le tute Eni di Calenzano - dove le autobotti riescono ancora a rifornirsi di gasolio - si riuniranno oggi per valutare la possibilità di aderire alla protesta: l'obiettivo è stoppare il reparto spedizioni nella due giorni livornese in modo da impedire in toto i rifornimenti di gasolio e benzina.

Striscione allo stadio I lavoratori di Stagno si sono organizzati contro eventuali "scherzi" da parte dell'azienda con turni di vigilanza non stop (notte e giorno) sia davanti all'ingresso principale che all'altezza del deposito del Gpl (un po' più avanti). «Se questo non dovesse bastare - ripetono a due passi dalle cancellate - siamo pronti a fare partire una raccolta di firme per occupare la raffineria e salire sulle cisterne». La certezza, per ora, è che sabato pomeriggio, in occasione della partita di calcio tra Livorno e Milan, una delegazione di operai dell'Eni si unirà a quella della Delphi in un giro di campo con striscione. «Perché la città si renda conto del grave momento di crisi che stiamo attraversando fuori dallo stadio».

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di Redazione web