Toscana
TESTIMONIANZE
«Era troppo solae ripeteva spesso che voleva morire»
Alessandro Guarducci
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Sotto la signora Elvira Gallo In alto a a fianco il salvataggio di Maria e Felice Traglia«Sì, la conoscevo bene. E non riesco a capacitarmi che possa essere morta così. E' davvero una tragedia terribile». Elvira Gallo abita a poca distanza dal palazzo di via Grande 73, è appena ha sentito il suono delle sirene dei mezzi dei vigili del fuoco e delle ambulanze della Svs si è preoccupoata ed è scesa in strada per andare a vedere cosa fosse successo
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LIVORNO. «Sì, la conoscevo bene. E non riesco a capacitarmi che possa essere morta così. E' davvero una tragedia terribile». Elvira Gallo abita a poca distanza dal palazzo di via Grande 73, è appena ha sentito il suono delle sirene dei mezzi dei vigili del fuoco e delle ambulanze della Svs si è preoccupoata ed è scesa in strada per andare a vedere cosa fosse successo.
«In quel palazzo - spiega - abita una mia carissima, Marcella Talami. Ci conosciamo da tantissimi anni e il suo appartamento si trova proprio al quarto piano. Quando ho saputo che c'era un incendio mi seno preoccupata moltissimo: temevo per le sue condizioni, ma quando ho saputo che non era in casa ho tirato un sospiro di sollievo. Poco dopo, però, è cominciata a circolare la voce che una persona era deceduta nell'incendio: ho subito pensato alla signora Anna, che vive da sola ed è inferma, e purtroppo si trattava proprio di lei. Poverina, non doveva morire così...»
Elvira Gallo spiega di aver conosciuto Anna Del Punta proprio tramite la sua amica. «Sì, Marcella l'aiutava quando aveva bisogno di qualcosa - spiega - e così col tempo ho avuto modo di conoscerla. Era una donna molto sola: la mattina veniva una badante, ma per il resto della giornata non c'era nessuno a tenerle un po' di compagnia. Anche perché non mi risulta che avesse parenti (in realta, aveva una anziana cugina). Più volte l'ho sentita dire che voleva morire: non ce la faceva più a resistere a questa solitudine».
Nel palazzo ci sono molti studi e uffici, ma ai piani più alti gli appartamenti ospitano diverse famiglie. Alcune di loro si trovavano al mare nell'orario in cui è avvenuta la tragedia, altre invece sono stati coinvolti - seppur lievemente - nell'incendio. In tutti resta il dolore per la drammatica scomparsa di quella donna troppo sola. «So che viveva da anni su una carrozzella elettrica - spiega una signora che, visibilmente emozionata preferisce non dire il suo nome - e che il soggiorno era organizzato per le sue esigenze, con il telefono a portata di mano. Al mattino veniva una badante per aiutarla, nel pomeriggio non mi risulta che venisse. Ogni tanto la vicina d'appartamento andava a trovarla e poteva capitare che fosse lei a chiamare la portiera, che aveva le chiavi di casa, per qualche necessità. Ma capitava raramente: faceva una vita molto isolata»
«In quel palazzo - spiega - abita una mia carissima, Marcella Talami. Ci conosciamo da tantissimi anni e il suo appartamento si trova proprio al quarto piano. Quando ho saputo che c'era un incendio mi seno preoccupata moltissimo: temevo per le sue condizioni, ma quando ho saputo che non era in casa ho tirato un sospiro di sollievo. Poco dopo, però, è cominciata a circolare la voce che una persona era deceduta nell'incendio: ho subito pensato alla signora Anna, che vive da sola ed è inferma, e purtroppo si trattava proprio di lei. Poverina, non doveva morire così...»
Elvira Gallo spiega di aver conosciuto Anna Del Punta proprio tramite la sua amica. «Sì, Marcella l'aiutava quando aveva bisogno di qualcosa - spiega - e così col tempo ho avuto modo di conoscerla. Era una donna molto sola: la mattina veniva una badante, ma per il resto della giornata non c'era nessuno a tenerle un po' di compagnia. Anche perché non mi risulta che avesse parenti (in realta, aveva una anziana cugina). Più volte l'ho sentita dire che voleva morire: non ce la faceva più a resistere a questa solitudine».
Nel palazzo ci sono molti studi e uffici, ma ai piani più alti gli appartamenti ospitano diverse famiglie. Alcune di loro si trovavano al mare nell'orario in cui è avvenuta la tragedia, altre invece sono stati coinvolti - seppur lievemente - nell'incendio. In tutti resta il dolore per la drammatica scomparsa di quella donna troppo sola. «So che viveva da anni su una carrozzella elettrica - spiega una signora che, visibilmente emozionata preferisce non dire il suo nome - e che il soggiorno era organizzato per le sue esigenze, con il telefono a portata di mano. Al mattino veniva una badante per aiutarla, nel pomeriggio non mi risulta che venisse. Ogni tanto la vicina d'appartamento andava a trovarla e poteva capitare che fosse lei a chiamare la portiera, che aveva le chiavi di casa, per qualche necessità. Ma capitava raramente: faceva una vita molto isolata»
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